Matteo Renzi prova a trovare qualche aspetto positivo nei conti economici relativi al secondo trimestre del 2014, pubblicati dall’Istat a fine agosto. I dati, che hanno ufficializzato il ritorno dell’Italia ad una recessione ‘tecnica’ (due trimestri consecutivi di crescita 0 o negativa), sono stati subito oggetto di critiche degli esponenti dell’opposizione, a partire da Beppe Grillo e Luigi Di Maio.
Iniziamo col dire che è vero che, rispetto al primo trimestre 2014, i consumi delle famiglie sono aumentati dello 0,1%. Tuttavia bisogna tener presente che si tratta non solo di un aumento davvero esiguo (come specificato dallo stesso Renzi) ma che tale risultato si rivela essere annullato dall’effetto della contrazione di pari grado dei consumi della pubblica amministrazione e delle istituzioni sociali private. Di conseguenza i consumi finali sono rimasti invariati, ma è evidente che con questa dichiarazione il Premier stesse ammiccando ad un potenziale effetto del malignato “bonus 80 euro” sui consumi delle famiglie, quindi il dato da verificare è quest’ultimo, il quale risulta corretto.
Decisamente negativo il dato degli investimenti in costruzioni, calati dello 0,9% (come si può vedere sempre nei dati Istat sopracitati). Qui Renzi fa un po’ confusione nei termini. Non sono, infatti, gli investimenti in costruzioni (“il settore edilizio”) ad essere quelli più penalizzati bensì quelli in macchinari e attrezzature (-1,5%). Il dato a cui si riferisce il Presidente del Consiglio è invece probabilmente il valore aggiunto dei principali comparti, ovvero agricoltura, industria in senso stretto, costruzioni, e servizi. Di questi quattro sono l’agricoltura e le costruzioni a registrare i cali più significativi rispetto al trimestre precedente (entrambi -0,8%). Solo osservando la variazione tendenziale, ossia dal secondo trimestre 2013 al secondo trimestre 2014, il calo del valore aggiunto – di nuovo, non degli investimenti – in costruzioni è effettivamente il peggiore in assoluto (-2,1%).
Per quanto riguarda l’occupazione dei vari settori ci affidiamo ad un altro comunicato dell’Istat, pubblicato lo stesso giorno della dichiarazione del Premier. Guardando di nuovo i quattro settori di cui sopra, effettivamente l’occupazione è aumentata da un trimestre all’altro nell’industria in senso stretto (+2,8%), nell’agricoltura (+1,8) ma calata nei servizi (-0,6%) e crollata nelle costruzioni (-3,8%).
Renzi confonde investimenti e valore aggiunto nel settore delle costruzioni, perdendo così qualche punto in Pagella: “C’eri quasi”.