Carlo Calenda

Calenda ha ragione: la raccolta differenziata a Roma è al 45 per cento

«[A Roma sulla raccolta differenziata] dopo 5 anni stiamo ancora al 45 per cento, 15 punti sotto la media nazionale»

Pubblicato: 24 set 2021
Data origine: 22 set 2021
Macroarea ambiente

Il 22 settembre il candidato sindaco di Roma Carlo Calenda (Azione) ha scritto su Facebook che nella Capitale la raccolta differenziata è «ancora al 45 per cento, 15 punti sotto la media nazionale».

Abbiamo verificato che cosa dicono i dati e Calenda ha ragione.

Che cosa è cambiato a Roma in dieci anni

I dati più aggiornati sul volume di raccolta differenziata a Roma e in Italia sono forniti dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). In base ai dati più recenti, nel 2019 la raccolta differenziata a Roma era pari al 45 per cento del totale dei rifiuti. Più nel dettaglio, due anni fa Roma aveva prodotto più di un milione e 600 mila tonnellate di rifiuti, di cui per poco più di 760 mila è stata fatta la raccolta differenziata, pari al 45,2 per cento. Calenda ha ragione anche quando dice che questo dato è di 15 punti inferiore a quello nazionale: nel 2019 la percentuale di differenziata sul totale dei rifiuti in Italia era circa il 61 per cento.

Tra il 2010 e il 2019 Roma ha aumentato i livelli della raccolta differenziata, non riuscendo però a raggiungere l’obiettivo del 65 per cento fissato entro il 2012 dal Testo unico ambientale del 2006. Dieci anni fa a Roma si raccoglievano quasi due milioni di tonnellate di rifiuti e solo il 21 per cento era oggetto di raccolta differenziata. Nel giro di nove anni la situazione è migliorata: la quantità di rifiuti prodotti si è lievemente abbassata e la quota di differenziata è più che duplicata. Ciò però non è stato abbastanza per raggiungere la soglia stabilita dal Testo unico ambientale (Grafico 1).

Grafico 1. Andamento della percentuale di raccolta differenziata - Comune di Roma – Fonte: Catasto nazionale dei rifiuti Ispra

Il confronto con l’Italia e le grandi città

Tuttavia, nemmeno l’Italia è riuscita a raggiungere quell’obiettivo. Infatti, in base ai dati Ispra più recenti, nel 2019 la quota di raccolta differenziata a livello nazionale era al 61 per cento, mentre nel 2012 – anno fissato per il raggiungimento dell’obiettivo – la differenziata non era nemmeno al 40 per cento (Grafico 2).

Grafico 2. Andamento della percentuale di raccolta differenziata nazionale, anni 2011-2019 – Fonte: Catasto nazionale dei rifiuti Ispra

Come sottolineato da Calenda e come abbiamo confermato in precedenza, Roma è al di sotto degli standard fissati a livello nazionale per la differenziata. Tuttavia, tra i capoluoghi di regione, la Capitale non è la città dove la raccolta differenziata funziona peggio.

Nella classifica dei 20 capoluoghi di regione, nel 2019 Roma si posizionava infatti in tredicesima posizione per percentuale di raccolta di differenziata (Grafico 3).

Grafico 3. La raccolta differenziata nelle principali città italiane – Fonte: Catasto nazionale dei rifiuti Ispra su dati 2019

Peggio di Roma facevano sette città: Bari, Trieste, L’Aquila, Napoli, Genova, Campobasso e Palermo. Al contrario, i primi tre capoluoghi di regione per la quantità di raccolta differenziata sul volume totale di rifiuti erano Trento, Perugia e Aosta. Oltre a Roma e Napoli, i grandi centri erano lontani dai vertici della classifica: Milano era settima, mentre Torino era undicesima.

Il verdetto

Secondo Carlo Calenda, la raccolta differenziata a Roma è «ancora al 45 per cento, 15 punti sotto la media nazionale». Abbiamo verificato e il candidato sindaco della Capitale cita due dati corretti.

In base ai dati Ispra, nell’ultimo decennio Roma ha duplicato la quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti prodotti, ma non è riuscita a raggiungere l’obiettivo del 65 per cento stabilito per legge.

Tuttavia, nemmeno l’Italia è riuscita a raggiungere questo traguardo e due anni fa solo tre capoluoghi di regione su venti erano riusciti a superare la soglia di raccolta differenziata del 65 per cento.

In conclusione, Calenda si merita un “Vero”.

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