Armando Siri

Panzana pazzesca del leghista Siri: le misure restrittive funzionano eccome

«È stato scientificamente e statisticamente provato che le limitazioni al normale svolgimento della vita degli individui non servono a contenere la diffusione del Virus che continua a fare il suo corso fino a che acquisirà nel medio periodo una natura endemica»

Pubblicato: 10 mar 2021
Data origine: 09 mar 2021
Macroarea questioni sociali

Il 9 marzo Armando Siri, senatore della Lega, ha scritto sulla sua pagina Facebook un post per elogiare la decisione della Regione Piemonte – e in particolare dell’assessore alla Salute, Luigi Icardi, anche lui della Lega – di dare linee guida sulle terapie domiciliari precoci contro la Covid-19. Di queste terapie, che prevedono tra l’altro la somministrazione dell’idrossiclorochina, della loro efficacia e della recente sentenza del Tar Lazio che le “autorizza” ne hanno scritto i nostri colleghi di Facta.

Tra le altre cose, Siri ha affermato che «è stato scientificamente e statisticamente provato» che le misure restrittive che limitano la normale vita delle persone non servono per contenere la diffusione del virus, che anzi continua a fare il suo corso «fino a che acquisirà nel medio periodo una natura endemica».

L’affermazione è del tutto sbagliata e non è l’unica. Siri dice anche che «le varianti dimostrano l’indebolimento del Virus che può essere più contagioso ma molto meno pericoloso», un’altra affermazione completamente errata di cui però non ci occupiamo in questo articolo (per chi volesse approfondire, qui un recente studio britannico sulla variante inglese, che sarebbe più letale, e qui un nostro pezzo dedicato all’argomento).

L’affermazione di Siri oggetto di questa analisi, sull’inutilità delle misure restrittive, si basa con ogni probabilità sul fraintendimento di uno studio scientifico. Ma prima di andare a vedere i dettagli, facciamo brevemente il punto sulla questione dell’idrossiclorochina.

Non ci sono prove che l’idrossiclorochina funzioni

Come hanno spiegato i nostri colleghi di Facta in un loro articolo, l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l’Agenzia europea del farmaco (Ema) e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sono concordi nel ritenere che l’idrossiclorochina non abbia effetti positivi contro la Covid-19. Non c’è infatti alcuna evidenza scientifica che supporti questa tesi.

Di recente una ordinanza del Consiglio di Stato ha autorizzato il suo utilizzo – che era stato bloccato dall’Aifa, dopo una iniziale autorizzazione, a causa dell’emergere di rischi anche importanti – perché secondo i giudici gli studi scientifici forniscono prove «non decisive in merito ai possibili benefici clinici dell’idrossiclorochina in uno stadio iniziale della malattia». Cioè non essendo certo che sia del tutto inutile (né che sia utile), nel dubbio si preferisce lasciare la possibilità di usare l’idrossiclorochina dietro prescrizione medica nelle fasi iniziali della malattia.

È in questo solco che si è inserita la decisione della Regione Piemonte ricordata da Siri. Ma veniamo alle sue parole contro «le limitazioni al normale svolgimento della vita degli individui».

Ci sono invece molte prove che le misure restrittive funzionano

Prima ancora di andare a vedere qual è la probabile origine delle parole, sbagliate, di Siri, diciamo che ci sono diverse prove che smentiscono immediatamente la sua tesi: sia studi scientifici sia evidenze empiriche. Partiamo dalle seconde.

Prove empiriche

Partiamo da alcuni casi concreti. Prendiamo due Paesi come la Spagna e il Regno Unito, dove nel primo la campagna vaccinale sta procedendo a velocità moderata (come nel resto dell’Ue) e nel secondo invece sono già molto più avanti come percentuale di popolazione che ha avuto almeno una dose di vaccino (7 per cento Spagna contro 33 per cento Regno Unito al 9 marzo).

La curva dei contagi, come si vede nel Grafico 1, è crollata a gennaio, prima nel Regno Unito e due settimane dopo anche in Spagna. All’epoca la campagna vaccinale era ancora indietro in entrambi i Paesi (a fine gennaio la Spagna non aveva raggiunto il 3 per cento e il Regno Unito era sotto il 15 per cento) e, vista la differente copertura della popolazione con il vaccino nei due Stati, non sembra possa essere quella la variabile giusta da guardare.

Grafico 1. L’andamento dei contagi (media mobile su 7 giorni) in Spagna e nel Regno Unito. Fonte: Our world in data

Il crollo della curva dei contagi è dovuto – secondo quanto riporta il governo britannico e quanto affermato ancora di recente dal Direttore del Centro di coordinamento per gli allarmi sanitari e le emergenze del Ministero della salute spagnolo, Fernando Simòn – proprio alle misure che hanno limitato gli spostamenti e la possibilità di incontro delle persone.

E anche se guardiamo all’Italia (vedi Grafico 2), il crollo più evidente dei decessi – non guardiamo qui ai contagi, vista la scarsa capacità di testing del Paese di fronte alla prima ondata di Pandemia – avvenne proprio dopo i mesi di lockdown totale di marzo e aprile.

Grafico 2. L’andamento dei decessi (media mobile su 7 giorni) in Italia. Fonte: Our world in data

La letteratura scientifica

Le prove empiriche sull’efficacia dei lockdown abbondano e potremmo fare molti altri esempi. Ma anche nella letteratura scientifica non mancano le prove.

Sulla prestigiosa rivista Nature a novembre 2020 è stato pubblicato ad esempio un articolo in cui viene studiata l’efficacia degli interventi non farmacologici (chiusure, distanziamento, mascherine etc.) contro l’epidemia e viene chiaramente detto che, in base ai risultati raccolti, è necessaria una combinazione di questi interventi per diminuire la diffusione del virus.

O ancora, su Lancet a luglio 2020 è stato pubblicato un articolo a proposito della situazione in Italia in cui si vede come le misure che diminuiscono la circolazione delle persone siano quelle più efficaci per diminuire la circolazione del virus.

Considerato infatti che il virus si trasmette con le goccioline di saliva (droplets) che possono passare da una persona all’altra con il respiro, o uno starnuto, o un colpo di tosse, evitare che le persone si incontrino – anche utilizzando la semplice logica – ha l’effetto di rendere più improbabile la trasmissione del virus.

Lo studio scientifico frainteso

Vediamo allora qual è la probabile origine delle parole di Siri.

Come spiegano i nostri colleghi di Facta in un loro approfondimento, diverse testate (tra cui Libero, Affari Italiani e il Giornale) hanno pubblicato nei giorni scorsi articoli in cui si sostiene – in sintesi – che ci sia uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Science secondo cui sarebbe necessario far circolare liberamente il virus per farlo diventare endemico e inoffensivo. Altrimenti, tenendolo sotto controllo, la pandemia potrebbe durare dieci o venti anni. Quindi le misure restrittive andrebbero eliminate, proprio come chiede Siri.

È tutto falso. Lo studio citato esiste – è stato pubblicato su Science il 12 febbraio 2021 – ma sostiene esattamente il contrario: gli articoli citati ne stravolgono completamente il significato. Vediamo rapidamente il suo contenuto, come spiegato da Facta.

“Lo studio parte dall’osservazione che i quattro coronavirus umani comuni, che causano principalmente raffreddori, infettano praticamente tutti gli esseri umani fra i tre e i cinque anni di età e verso di loro viene mantenuta una risposta immunitaria. Questo fa sì che le successive reinfezioni con questi coronavirus siano molto leggere. L’ipotesi (che lo studio non dimostra e che non è dimostrata) è che il virus Sars-CoV-2 possa comportarsi in modo simile: se lo prendessimo tutti da bambini, quando raramente ha effetti seri, potrebbe diventare poi un’infezione comune priva di gravi conseguenze sulla salute pubblica. In queste condizioni il Sars-CoV-2 finirebbe prima o poi per diventare un normale coronavirus del raffreddore. Secondo l’ipotesi dei ricercatori, Sars-CoV-2 ora si manifesta molto violentemente solo perché nessuno ha mai acquisito un’immunità contro di esso nell’infanzia.

Date per buone queste ipotesi, lo studio usa poi un modello matematico per calcolare in quanto tempo si potrebbe verificare questa transizione verso un Sars-CoV-2 endemico e innocuo, a seconda della diffusione del virus e di quanto sia permanente o meno l’immunità acquisita.”

Su questa base è dunque stata costruita la narrazione secondo cui lo studio inviterebbe a far circolare in modo endemico il virus per poterlo sconfiggere, ma è del tutto priva di fondamento. Gli autori hanno infatti detto e ribadito che le misure restrittive sono necessarie, almeno fino a quando il vaccino non avrà immunizzato una percentuale sufficiente della popolazione. Di nuovo come si legge su Facta:

“Già nelle prime righe dello studio si legge che «questi risultati rafforzano l’importanza delle misure di contenimento comportamentali durante la campagna di vaccinazione» e «se la trasmissione è elevata, il modello predice un alto carico di casi e un’alta mortalità nei primi anni dopo l’emergere [del virus] […] Rallentare l’epidemia tramite misure di distanziamento sociale […] appiattisce la curva, rallentando le infezioni e prevenendo la maggior parte delle morti […] fornendo il tempo essenziale per lo sviluppo di un vaccino efficace». Infine lo studio sostiene che «il distanziamento sociale e un vaccino efficace sono cruciali per il controllo durante un’epidemia vergine e per uscirne».”

Bastava insomma leggere lo studio scientifico, invece che le sintesi fuorvianti che ne hanno fatto alcune testate giornalistiche, per vedere come non sia vero che l’unica possibilità di sconfiggere il virus sia lasciargli acquisire una natura endemica. Fortunatamente abbiamo già diversi vaccini che potranno sconfiggere il nuovo coronavirus, immunizzando la popolazione. Fino a che questo traguardo non sarà raggiunto, le misure restrittive sono comunque l’arma più efficace contro la circolazione del virus.

Il verdetto

Il senatore della Lega Armando Siri il 9 marzo ha scritto che «è stato scientificamente e statisticamente provato» che le misure restrittive che limitano la normale vita delle persone non servono per contenere la diffusione del virus, che anzi continua a fare il suo corso «fino a che acquisirà nel medio periodo una natura endemica».

L’affermazione è del tutto falsa.

Le evidenze empiriche e la letteratura scientifica dimostrano in modo inequivocabile come la diffusione del virus venga drasticamente ridotta grazie alle misure restrittive.

Siri probabilmente fonda le sue parole sul fraintendimento – diffuso da diverse testate giornalistiche – di uno studio scientifico pubblicato a febbraio su Science. Come abbiamo visto nello studio in questione viene in realtà detto l’esatto contrario di quanto affermato da Siri.

Per il senatore leghista insomma una “Panzana pazzesca”.

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