Erasmo Palazzotto

L’Italia esporta armi soprattutto in Egitto (e non ha mai smesso)

«Per molti anni l’Italia aveva sospeso la vendita di armamenti verso il Cairo. Ha ripreso dal 2018, fino ad arrivare alla vendita delle due fregate Fremm di Fincantieri. Ma queste sono solo quelle più vistose, che fanno dell'Egitto il primo partner commerciale dell'Italia per la vendita di armamenti»

Pubblicato: 01 feb 2021
Data origine: 30 gen 2021
Macroarea esteri

Il 30 gennaio, in un’intervista con FanPage, il deputato di LeU Erasmo Palazzotto ha sostenuto che l’Italia, dopo aver sospeso per anni la vendita di armi all’Egitto, dal 2018 abbia ripreso tale attività.

Secondo Palazzotto, in particolare grazie alla vendita di due fregate di Fincantieri, ma non solo, il Cairo sarebbe adesso «il primo partner commerciale dell'Italia per la vendita di armamenti».

Abbiamo verificato e le affermazioni del deputato di LeU sono in parte corrette e in parte no: è vero che nel 2019 l’Egitto risulta il primo Paese per valore di armamenti la cui esportazione l’Italia ha deciso di autorizzare ed è vero che gli siano state vendute due fregate da Fincantieri. Non è però corretto dire che la vendita di armi dall’Italia all’Egitto sia rimasta sospesa per molti anni.

Andiamo a vedere i dettagli.

Lo stop (parziale) alla vendita di armi all’Egitto

Ad agosto 2013, poco dopo il golpe con cui il generale Abdel Fattah al-Sisi aveva preso il potere, il Consiglio europeo – l’organo che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Ue e che dà l’indirizzo politico generale dell’Unione – aveva scritto nelle proprie conclusioni che «gli Stati membri hanno inoltre convenuto di sospendere le licenze di esportazione verso l’Egitto di attrezzature che potrebbero essere usate a fini di repressione interna». Nel 2014 queste conclusioni erano state riconfermate in un altro Consiglio europeo.

Nonostante questo, l’Italia ha continuato ad autorizzare l’esportazione di armi verso l’Egitto. Si potrebbe infatti sostenere che le conclusioni del Consiglio europeo riguardassero solo determinati armamenti – quelli adatti alla «repressione interna» – e non la loro totalità. Una fregata o un incrociatore, una batteria di contraerea o un missile anti-carro, sono tutti armamenti ma difficilmente si può sostenere siano adatti alla repressione interna.

L’export di armamenti italiani in Egitto

L’export di armamenti verso l’Egitto autorizzato dall’Italia nel 2013 è stato pari a 17,2 milioni di euro, nel 2014 è cresciuto fino a 31,8 milioni e nel 2015 fino a 37,6 milioni. Poi nel 2016 è crollato a 7,1 milioni e nel 2017 a 7,4 milioni. Nel 2018 è tornato a crescere, a 69,1 milioni. Nel 2019, dato più recente a nostra disposizione, si è arrivati a 871,7 milioni di euro, cifra che rende l’Egitto – come correttamente detto da Palazzotto – il Paese verso cui sono autorizzate più esportazioni di armamenti italiani.

Ricordiamo che si tratta di autorizzazioni e che, come abbiamo spiegato in una nostra precedente analisi, non tutto l’export di armi autorizzato si concretizza in vendita e consegna. Ad esempio, nel 2018, a fronte di 5,2 miliardi di euro circa di autorizzazioni italiane verso tutti i Paesi, il consegnato – e quindi fatturato – ammontava a circa 2,5 miliardi di euro, meno della metà.

In ogni caso, la cifra di 871,7 milioni di euro di export autorizzato verso l’Egitto nel 2019 è comunque relativamente bassa rispetto ai record del recente passato. Si pensi che nel 2018 il primo posto era del Qatar, con quasi 2 miliardi di euro di armamenti autorizzati, così come nel 2017, quando l’export di armi autorizzato verso il Paese arabo superava i quattro miliardi (e al secondo posto c’era il Regno Unito con oltre un miliardo e mezzo di euro).

Il (breve) impatto del caso Regeni

Dunque possiamo dire che sia scorretto sostenere che l’Italia avesse sospeso per anni la vendita di armi all’Egitto, anche se è vero che nel 2016 e nel 2017 gli importi fossero nettamente più bassi. Ricordiamo infatti che a inizio 2016 il ricercatore italiano Giulio Regeni è stato assassinato dai servizi di sicurezza del regime egiziano e, di conseguenza, i rapporti tra i due Paesi si sono raffreddati. Ad esempio, nel 2016 il Senato approvò la sospensione della fornitura dei pezzi di ricambio degli aerei F-16 all’Egitto.

In ogni caso, dopo due anni in cui la vendita autorizzata di armamenti dall’Italia all’Egitto è stata su cifre inferiori ai 10 milioni di euro, nel 2018 le cifre sono tornate a salire e nel 2019 è arrivato il primo posto del Cairo in questa classifica.

Le due fregate, e non solo

Il primato del Cairo non dipende, come potrebbe sembrare dalle parole di Palazzotto, dalla vendita di due fregate. Gli 871 milioni di euro, si legge nella relazione che la presidenza del Consiglio deve presentare ogni anno al Parlamento circa l’export di armi, sono infatti relativi alla vendita autorizzata di 32 elicotteri all’Egitto.

Le due navi Spartaco Schergat ed Emilio Bianchi (entrambe del programma Fremm, un progetto di collaborazione delle industrie della Difesa italo-francesi che ha lo scopo di sviluppare una nuova classe di fregate), che dovrebbero avere un valore pari a 1,2 miliardi e che secondo alcune indiscrezioni della stampa egiziana potrebbero far parte di un pacchetto più ampio, non compaiono nella relazione relativa al 2019.

La Presidenza del Consiglio, in base all’articolo 5 della legge n. 185 del 1990, presenta infatti al Parlamento una relazione sulle operazioni autorizzate e svolte l’anno precedente.

Le due fregate verranno quindi menzionate nella relazione del 2021 relativa al 2020. Infatti, secondo quanto dichiarato alla Camera dal sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano il 4 dicembre 2020, rispondendo a un’interrogazione dell’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, l’autorizzazione all’esportazione è stata rilasciata «nella riunione del 7 agosto 2020» del Consiglio dei ministri.

Non abbiamo trovato notizie, e relativi dettagli, alla vendita delle due fregate nel sito di Fincantieri, che è la costruttrice delle fregate di classe Fremm. In ogni caso come riportano diverse testate, la consegna della prima fregata (la Schergat) è già avvenuta a fine 2020, senza clamore.

Ricordiamo che oltre al caso Regeni e al caso Zaki – lo studente, egiziano, dell’Università di Bologna incarcerato da quasi un anno – Italia ed Egitto sono schierati su fronti opposti anche in Libia, dove la prima sostiene (non senza qualche oscillazione) il governo tripolitano di Fayez al-Serraj, riconosciuto come legittimo dalla comunità internazionale, mentre il secondo il governo cirenaico del generale Khalifa Haftar, sostenuto tra gli altri anche dalla Russia.

Il verdetto

Il 30 gennaio il deputato di LeU Erasmo Palazzotto ha sostenuto che «per molti anni l'Italia aveva sospeso la vendita di armamenti verso il Cairo», che nel 2018 è ripresa, fino ad arrivare alla recente vendita di due fregate, che sono solo le vendite «più vistose, che fanno dell'Egitto il primo partner commerciale dell’Italia per la vendita di armamenti».

Abbiamo verificato ed è vero che l’Egitto sia, in base ai dati relativi al 2019, il Paese verso cui l’Italia ha autorizzato la vendita del maggior quantitativo (in valore economico) di armamenti, oltre 870 milioni di euro. Questa cifra non deriva dalla vendita di due fregate, che dovrebbero valere 1,2 miliardi e che saranno conteggiate nei dati relativi al 2020, ma da quella di 32 elicotteri.

Non è poi corretto dire che l’Italia abbia sospeso per molti anni la vendita di armamenti verso il Cairo. Dopo le decisioni a livello comunitario del 2013 e 2014 che sospendevano le vendite di armi adatte alla «repressione interna» verso l’Egitto, l’export di materiale bellico italiano ha continuato a crescere fino al 2016, per poi calare nel biennio 2016-2017 (dopo l’uccisione di Giulio Regeni) e tornare quindi ad aumentare a partire dal 2018.

Nel complesso per Palazzotto un “Nì”.

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