Matteo Renzi

Più soldi al cashback che per i giovani? Renzi fa un po’ di confusione

«[Per “giovani e occupazione”] Nel Recovery plan ci sono 2 miliardi su sei anni. [Nella legge di Bilancio per il 2021] per il cashback, soltanto per il prossimo anno, 4 miliardi e 700 milioni»

Pubblicato: 07 gen 2021
Data origine: 04 gen 2021
Macroarea economia

In breve:

• Secondo Renzi, con la legge di Bilancio per il 2021 il governo ha messo 4,7 miliardi di euro per il cashback per l'anno appena iniziato, mentre nel Recovery plan ci sono solo «2 miliardi su sei anni» per “giovani e occupazione”.

• Le risorse per il 2021 destinate al cashback sono 1,75 miliardi di euro (e 3 miliardi per il 2022) e sono stati stanziati prima dell'ultima legge di Bilancio.

• Nelle bozze sul Recovery plan che sono circolate nelle ultime settimane le risorse su “giovani e occupazione” erano oltre 3 miliardi di euro. Dopo le critiche di Italia viva, il governo ha dichiarato di voler alzare questa cifra.

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Il 4 gennaio, ospite a Quarta Repubblica su Rete 4, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha criticato (min. 4:30) il Recovery plan presentato dal governo, perché conterrebbe «2 miliardi su sei anni» per “giovani e occupazione”, una cifra più bassa dei «4,7 miliardi» di euro destinati, secondo lui, nella «legge di Bilancio del 2021» al cashback«soltanto per il prossimo anno» (intendendo quello appena iniziato).

Lo stesso giorno Renzi aveva fatto una critica simile in un’intervista al Corriere della sera, dicendo che nel Recovery plan «per “giovani e occupazione” c’erano per i prossimi sei anni meno soldi di quanto sta in questa legge di Bilancio per il cashback».

Ricordiamo che sul piano con cui l’Italia deve dire all’Ue come spenderà i soldi europei per la ripresa (circa 209 miliardi) si sta giocando da settimane una possibile crisi di governo. A dicembre scorso, dopo le critiche di Italia viva, Conte ha rimesso in discussione quanto deciso finora sul Recovery plan, su cui si sta ancora trattando all’interno della maggioranza.

Al di là delle incertezze sulle cifre più aggiornate, è vero che con il Recovery plan il governo di Giuseppe Conte intendeva in un primo momento destinare soltanto «2 miliardi» alle politiche occupazionali per i giovani, mentre con la legge di Bilancio ha messo per il 2021 quasi 5 miliardi sul cashback? Abbiamo verificato che cosa dicono i numeri e Renzi ha fatto un po’ di confusione, avanzando però una critica fondata.

Quanti sono i soldi per il cashback

Con il termine “cashback” si fa riferimento al piano messo a punto dal governo per incentivare i pagamenti elettronici nel nostro Paese. L’idea alla base del provvedimento è molto semplice: lo Stato restituirà ai cittadini una parte di quello che spenderanno utilizzando carte di credito, bancomat o prepagate. Nel 2021 chi farà almeno 50 pagamenti elettronici, potrà vedersi rimborsato il 10 per cento per ogni acquisto, fino a un massimo di 300 euro. Una versione più generosa di questa misura – il cosiddetto “Extra cashback”di Natale – è stata in vigore dallo scorso 8 dicembre al 31 dicembre.

Ma quanti soldi ha stanziato il governo per il cashback? Il percorso di finanziamento è stato abbastanza articolato, ricostruiamolo punto per punto.

La legge di Bilancio per il 2020 – approvata il 27 dicembre 2019, quindi prima dell’emergenza coronavirus – aveva introdotto (art. 1, co. 288 e seguenti) la misura del cashback, i cui dettagli sarebbero dovuti essere stabiliti da un successivo decreto attuativo del Ministero dell’Economia entro aprile 2020. Per questa misura, la legge di Bilancio per il 2020 aveva stanziato (art. 1, co. 290) 3 miliardi di euro per il 2021 e 3 miliardi di euro per il 2022.

In seguito, il governo ha deciso di rinviare l’entrata in vigore della misura e con il decreto “Rilancio” – convertito in legge a luglio 2020 – ha dirottato (art. 265, co. 7, lett. b) i 3 miliardi di euro stanziati per il cashback per il 2021 su altre misure.

Successivamente, il decreto “Agosto” – convertito in legge a metà ottobre scorso – ha stanziato (art. 73, co. 2) di nuovo 1,75 miliardi di euro per cashback per il 2021, grazie al maggiore indebitamento (art. 114), con cui sono state finanziate molte misure durante l’emergenza coronavirus.

Il 24 novembre scorso il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha poi firmato il decreto attuativo con i dettagli sul funzionamento del cashback per i prossimi due anni, confermando (art. 11) i finanziamenti stabiliti dalla legge di Bilancio per il 2020 (così come modificata dal decreto “Agosto”) a un massimo di 1,75 miliardi di euro per il 2021 e 3 miliardi per il 2022. Queste cifre – come hanno confermato a Pagella Politica dal Ministero dell’Economia – potranno salire con eventuali maggiore risorse derivanti alla lotta contro l’evasione fiscale.

Ricapitolando: le risorse a favore del cashback sono state decise prima della legge di Bilancio per il 2021 – a differenza di quello che ha lasciato intendere Renzi in tv – che è intervenuta sul tema solo per modificare degli aspetti normativi sui soldi restituiti con il cashback, ma non i finanziamenti. Oltre a questa imprecisione, il leader di Italia viva ha detto che i 4,7 miliardi di euro varranno per il 2021, ma in realtà sono spalmati su due anni. Per il 2021, il limite massimo è di 1,75 miliardi.

E per quanto riguarda le politiche occupazionali per i giovani e il Recovery plan? Stiamo parlando di cifre più alte o più basse?

“Giovani e occupazione” nel Recovery plan

Come abbiamo anticipato nell’introduzione, da settimane sul Recovery plan si stanno consumando scontri all’interno della maggioranza di governo, con Italia viva molto critica con le proposte avanzate dal presidente Conte, sia su chi dovrà monitorare l’implementazione del piano sia sulle misure contenute.

Ricordiamo che il Recovery plan è il nome con cui generalmente si fa riferimento al “Piano di ripresa e resilienza italiano” che il nostro Paese dovrà consegnare entro la fine di aprile 2021 per accedere alle risorse europee stanziate per far fronte alla crisi economica. Secondo stime ufficiose, all’Italia dovrebbero arrivare circa 209 miliardi di euro, di cui 127 miliardi in prestiti e 82 miliardi in sussidi a fondo perduto. Circa 193 miliardi fanno riferimento al Recovery and resilience facility, a cui il nostro Paese potrà accedere tra il 2021 e il 2026. Insomma, i «sei anni» di cui ha parlato Renzi in tv.

Il 13 ottobre la Camera e il Senato hanno approvato le linee guida per la definizione del “Piano di ripresa e resilienza italiano”, ma nelle settimane successive è iniziato lo scontro all’interno della maggioranza proprio per decidere che cosa finanziare concretamente con questo piano.

Secondo una prima bozza del Recovery plan, circolata a fine novembre scorso e su cui sono iniziate le critiche di Italia viva, il governo intendeva stanziare 3,2 miliardi di euro per la voce “giovani e politiche per il lavoro”, all’interno della missione “parità di genere, coesione sociale e territoriale”, che in totale poteva contare su circa 17,1 miliardi di euro. Gli oltre 3 miliardi, nell’arco di sei anni, sono in effetti meno dei 4,7 miliardi stanziati per il cashback per il 2021-2022 (che tra l’altro il governo sembra voler finanziare proprio con i soldi europei nel Recovery plan).

In tv Renzi ha però parlato di «2 miliardi» su “giovani e occupazione”, e non di oltre 3 miliardi, ma non è chiara quale sia la fonte del suo dato. Secondo alcune fonti stampa, in una bozza circolata sotto Natale le risorse destinate a “giovani e occupazione” sembravano essere scese da 3,2 miliardi a 2,8 miliardi, mentre una bozza del 29 dicembre riportava oltre 3,3 miliardi di euro, di cui quasi 3 miliardi per investimenti addizionali (ossia non per misure già previste). Seppure di poco, si tratta di cifre superiori ai «2 miliardi» indicati dal leader di Italia viva.

Va però fatta un’osservazione: le risorse delle varie missioni del Recovery plan non vanno intese come compartimenti stagni. Da un lato, soldi destinati ad altre voci, come istruzione e ricerca, hanno a che fare anche con il contrasto della disoccupazione giovanile. Dall’altro lato, però, non tutti i soldi per “giovani e politiche del lavoro” sono destinati a entrambe queste voci (alcuni, per esempio, sono solo sulla sicurezza del lavoro).

In ogni caso, queste cifre sono ormai superate: data la presa di posizione di Italia viva, il governo è tornato sui suoi passi e da giorni è al lavoro per ridefinire i contenuti del “Piano di ripresa e resilienza italiano”. Secondo fonti stampa, il 6 gennaio il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha consegnato al presidente Conte una nuova bozza del piano, che dovrà presto essere discussa dal Consiglio dei ministri. Vedremo dunque nella prossima versione del Recovery plan se Renzi e i suoi colleghi di partito saranno riusciti a far aumentare le risorse previste per le politiche del lavoro e i giovani.

Il 7 gennaio, in un’audizione al Senato, il ministro per gli Affari europei Vincenzo Amendola ha detto che il nuovo testo del Recovery plan «prevede una maggiore integrazione con i fondi di coesione». «L’obiettivo “Giovani” e quello relativo all'equilibrio di genere saranno priorità trasversali dell'impianto complessivo del Piano», ha dichiarato il ministro.

Il verdetto

Secondo Matteo Renzi, nella legge di Bilancio per il 2021 ci sono 4,7 miliardi di euro per il cashback «soltanto» l’anno appena iniziato, mentre nel Recovery plan inizialmente presentato dal governo c’erano «2 miliardi su sei anni» per la voce “giovani e occupazione”. Abbiamo verificato e il leader di Italia viva, ospite a Quarta Repubblica su Rete 4, ha fatto un po’ di confusione, avanzando però una critica fondata.

Partiamo dai 4,7 miliardi di euro. Questa cifra corrisponde ai soldi stanziati sia per il 2021 che per il 2022 per il cashback. Per quest’anno, la somma stanziata è di 1,75 miliardi di euro. Queste risorse non sono state stabilite con la legge di Bilancio per il 2021, ma da provvedimenti precedenti.

È vero poi che nelle bozze del Recovery plan circolante nelle ultime settimane le risorse per “giovani e occupazione”, tra il 2021 e il 2026, erano nel complesso meno di quelle per il cashback. Ma le cifre giravano intorno ai 3 miliardi di euro, e non ai 2 miliardi indicati da Renzi.

Nel complesso, il leader di Italia viva si merita un “Nì”.

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