Matteo Salvini

No, l’Ue non vuole imporci la carne «finta» fatta in «laboratorio»

«Dalla Ue vogliono imporci la carne senza carne!»

Pubblicato: 22 ott 2020
Data origine: 21 ott 2020
Macroarea esteri

In breve

• Secondo il leader della Lega, l'Ue vuole imporre all'Italia la «carne senza carne», fatta in «laboratorio». Ma questo non è vero.

• Il dibattito è su un voto del Parlamento Ue – tra l'altro non vincolante – che deve decidere se confermare, o ammorbidire, la modifica di un regolamento europeo e impedire così che prodotti a base vegetale possano essere chiamati, per esempio, «hamburger» o «salsiccia».

• Secondo i produttori di carne, questi nomi ingannano i consumatori, mentre le associazioni animaliste sostengono che vietare nomi di questo tipo per i prodotti vegetali andrebbe in controtendenza rispetto alle promesse di difendere di più l'ambiente.

• In ogni caso, al di là dell'esito del voto del Parlamento Ue, è sbagliato dire che l'Unione voglia imporre sui mercati un tipo di carne piuttosto che un'altra.


Il 21 ottobre il segretario della Lega Matteo Salvini ha pubblicato su Facebook una grafica, con scritto: «No alla carne finta fatta in laboratorio. Fermiamo questo schifo!». Secondo Salvini, infatti, l’Unione europea vuole «imporci la carne senza carne».

Nelle ultime ore, messaggi simili sono arrivati anche da altri esponenti della Lega, che hanno scritto sui social: «In Europa vogliono farci mangiare la carne creata in laboratorio: ennesimo attacco al Made in Italy»; oppure: «L’ultimo attacco dell’Europa al Made in Italy: arriva la carne fasulla!».

Ma che cosa c’è di vero in questa storia, rilanciata da Salvini e dal suo partito? Abbiamo verificato e le cose non stanno come sostiene l’ex ministro dell’Interno, che anzi ha detto una “Panzana pazzesca”. Vediamo perché.

Che cosa c’entrano gli hamburger vegetariani

Nel dibattito sollevato dal segretario della Lega e dai suoi compagni di partito, l’oggetto del contendere è un voto del Parlamento europeo sulla modifica del regolamento (n. 1308/2013) dell’Unione europea sull’Organizzazione comune dei mercati (Ocm) dei prodotti agricoli.

Questo testo è uno dei pilastri della Politica agricola comune (Pac) europea – ossia l’insieme delle disposizioni comunitarie che riguardano, appunto, l’agricoltura – e si occupa anche di alcune regole per la commercializzazione dei prodotti alimentari. In questa categoria rientrano pure quelli legati alla carne.

Nel 2019 la Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (Agri) ha approvato una serie di emendamenti per modificare il regolamento sui prodotti agricoli. Due di essi hanno attirato le critiche delle associazioni animaliste.

Qui ci interessa un emendamento in particolare, il numero 165. Questo stabiliva che termini come «bistecca», «burger», «hamburger» e «salsiccia» si potessero associare solo a prodotti contenenti carne vera e propria, e non a prodotti a base solo di ingredienti vegetali (si pensi, per esempio, alla commercializzazione sempre più diffusa negli ultimi anni degli hamburger vegetariani e simili).

Salvini e diversi esponenti della Lega parlano di carne «fatta in laboratorio»: perché? Il collegamento con i prodotti di origine vegetale non è del tutto chiaro, dato che con l’espressione «carne in laboratorio» in genere ci si riferisce ai recenti tentativi di ottenere bistecche e hamburger da cellule animali, dunque non vegetali, senza utilizzare gli allevamenti intensivi.

Alcune dichiarazioni di esponenti leghisti sembrano implicare che espressioni come «carne senza carne», «carne fasulla», «carne fatta in laboratorio» facciano riferimento a tutti i tipi di carne non proveniente da allevamenti, dunque anche a quella vegetariana e vegana.

Gli emendamenti approvati dalla Commissione agricoltura nel 2019, in particolare il 165, sembrano però andare in una direzione maggiormente protettiva nei confronti dei prodotti a base di carne proveniente da allevamenti.

Come mai allora è nata questa polemica sugli hamburger vegetariani?

Il voto al Parlamento Ue

La risposta è che, in questi giorni, la proposta di modifica del regolamento sull’Organizzazione comune dei mercati (Ocm) dei prodotti agricoli è arrivata al Parlamento europeo, che venerdì 23 ottobre dovrà esprimersi sugli emendamenti proposti dalla Commissione agricoltura l’anno scorso.

Come abbiamo visto, l’emendamento 165 – se confermato – impedirebbe di chiamare «hamburger» o «bistecca» prodotti a base vegetale. Due aspetti dell’iter legislativo recente all’Europarlamento però hanno fatto nascere la polemica.

Come hanno ricostruito il Corriere della Seraed Euractiv, il primo è che sono state avanzate alcune proposte per rendere meno severa l’imposizione del nome ai soli prodotti a base di carne. Per esempio, il gruppo dei socialisti europei vorrebbe che la Commissione Ue stili una lista di prodotti a base vegetale che potranno essere ancora chiamati come quelli a base di carne (con la specifica, però, che non contengono carne).

Il secondo punto, sottolineato tra gli altri dal Guardiane da Il Sole 24 Ore, è che se il Parlamento approvasse le modifiche proposte nel 2019 dalla Commissione Agricoltura – o le rivedesse in una direzione meno stringente – queste non avrebbero comunque valore vincolante: in seguito inizierebbero infatti le trattative tra i singoli Stati membri all’interno del Consiglio dell’Unione europea. Una decisione definitiva è attesa per la fine dell’anno.

In ogni caso, al di là del risultato del voto, Salvini e la Lega sbagliano nel presentare questa votazione come il tentativo da parte dell’Unione europea di «imporre» sul mercato l’introduzione di prodotti a base vegetale, presentati come alternativi alla carne. È vero però che rispetto alla proposta di emendamento approvata dalla Commissione Agricoltura, il Parlamento Ue potrebbe ammorbidire le richieste di vietare l’uso di termini come «hamburger» e «salsiccia» per alimenti a base esclusivamente vegetale.

In ogni caso, questi prodotti sul mercato ci sono già: l’intenzione non è quella di vietarli né quella di «imporli» sul mercato. Il dibattito piuttosto è su come debbano essere chiamati.

Lo scontro tra i produttori di carne e le associazioni animaliste

Fuori dall’Europarlamento, intorno alla questione è in corso un dibattito molto acceso. Da un lato, ci sono i produttori di carne, che negli ultimi giorni in Europa e in Italia hanno lanciato una campagna dal titolo “Questa non è una bistecca”. In sintesi, secondo loro – e tra gli altri anche la Coldiretti – chiamare «hamburger» o «salsiccia» un prodotto con soli ingredienti vegetali inganna i consumatori, che penserebbero che quel prodotto possa sostituire i valori nutrizionali forniti da un hamburger a base di carne.

Inoltre, i produttori di carne ne fanno anche una questione di «appropriazione culturale»: la tradizione culinaria della carne non è legata a prodotti a base vegetale, dunque se uno produce un prodotto simile a un hamburger, ma con ingredienti vegetali, deve dargli un nome diverso (per esempio «dischi» o «tubi»).

Dall’altro, lato ci sono le associazioni animaliste, vegetariane e vegane. L’8 ottobre oltre dieci delle associazioni internazionali più famose – tra cui il Wwf e Greenpeace – hanno mandato una lettera ai membri del Parlamento Ue in cui si dicono contrari all’emendamento 165. Sono concordi nel sostenere che un hamburger a base di ingredienti vegetariani debba essere chiamato «hamburger vegetariano», per esempio, e non solo «hamburger» (cosa che già avviene). Non pensano però che questa sia una forma di disinformazione per i consumatori, anzi: visto l’impegno dell’Ue ad adottare politiche sempre più favorevoli verso l’ambiente, la scelta di non penalizzare il mercato dei prodotti a base di ingredienti vegetali andrebbe proprio in questa direzione.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, dall’Unione europea «vogliono imporci la carne senza carne», ossia quella «fatta in laboratorio». Abbiamo controllato e non è vero.

Per prima cosa, le espressioni usate sono fuorvianti. Con carne da «laboratorio» generalmente si fa riferimento alle recenti ricerche per realizzare prodotti di carne, a partire da cellule animali, ma senza ricorrere agli allevamenti. La polemica di questi giorni riguarda più in generale anche i prodotti a base vegetale, ma dalle prese di posizione degli esponenti leghisti è chiaro che essi mettono sullo stesso piano i prodotti a base vegetale e quelli invece frutto di coltivazioni in laboratorio (che sono però di origine animale).

La polemica nasce da un voto di questi giorni all’Europarlamento, in cui la Lega sceglie di sposare con decisione la linea di uno dei “contendenti”, quella (tra gli altri) delle associazioni di categoria degli allevatori. La storia comincia nel 2019, quando la Commissione Agricoltura dell’Europarlamento aveva approvato un emendamento per modificare un regolamento europeo e impedire di chiamare, per esempio, «hamburger» o «salsiccia» i prodotti a base vegetale.

Ora il Parlamento Ue deve esprimersi a favore o contro questa modifica – che tra l’altro non sarebbe vincolante – e negli ultimi tempi si è parlato di alcune proposte che ammorbidirebbero il divieto. Di qui la polemica.

Quale che sia l’esito del voto, comunque, nulla fa sì che l’Ue possa «imporre» sul mercato italiano o avvantaggiare prodotti a base vegetale rispetto a quelli a base di carne. È possibile però che le proposte avanzate dalla Commissione Agricoltura escano ridimensionate dal voto, in una direzione meno favorevole rispetto a quella auspicata dai produttori di carne. Al di là del legittimo dibattito politico sulla questione e dello scontro tra favorevoli e contrari agli «hamburger» vegetariani, Salvini si merita dunque una “Panzana pazzesca”.

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