Sergio Costa

Davvero l’80 per cento del territorio italiano è a rischio idrogeologico?

«Dati scientifici, in questo caso di Ispra, ci rammentano che il 91 per cento dei comuni italiani si trova in zone a rischio [idrogeologico], seppure a rischio diversificato, e l’80 per cento del nostro territorio, quindi, la stragrande maggioranza, anche in questo caso, si trova in condizioni di rischio»

Pubblicato: 13 ott 2020
Data origine: 07 ott 2020
Macroarea ambiente

Il 7 ottobre, in un’interrogazione alla Camera, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa (M5s) ha commentato il forte maltempo che il 3 ottobre ha causato nel Nord-Ovest del Paese molte frane e alluvioni.

Secondo Costa, i dati Ispra – un ente pubblico che si occupa di ricerca ambientale – dicono che «il 91 per cento dei comuni italiani» e «l’80 per cento del nostro territorio» sono a rischio idrogeologico.

Il 3 ottobre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5s) ha riportato su Facebook una percentuale simile, scrivendo che «il 79 per cento del territorio italiano è a rischio idrogeologico» – dato che lo stesso Costa aveva segnalato oltre un anno fa in un post sempre su Facebook, parlando in quell’occasione di «forte rischio idrogeologico».

Ma le percentuali del 91 per cento, riferita ai comuni, e dell’80 per cento, riferita al territorio, sono corrette o no? Abbiamo verificato e qualcosa non torna. Vediamo perché.

I dati sui comuni

La fonte più aggiornata dei dati Ispra sul dissesto idrogeologico è un rapporto pubblicato a giugno 2018. Qui si legge che «i comuni interessati da aree a pericolosità da frana elevata P3 e molto elevata P4 e/o pericolosità idraulica media P2 sono 7.275, pari all’91,1 per cento dei comuni italiani».

I livelli P3 e P4 sono i due livelli più alti nella scala che Ispra ha adottato per valutare la pericolosità derivante da fenomeni franosi, mentre il livello P2 è il livello intermedio per quanto riguarda la pericolosità delle alluvioni.

Per la precisione, dei 7.275 comuni citati in precedenza, 1.602 hanno nel loro territorio solo aree a pericolosità da frana P3 e P4; 1.739 solo aree a pericolosità idraulica P2; e 3.934 hanno nel loro territorio sia aree a pericolosità da frana P3 e P4 che aree a pericolosità idraulica P2.

Quindi Costa riporta un dato corretto quando dice che «il 91 per cento dei comuni italiani si trova in zone a rischio» idrogeologico, «seppure a rischio diversificato».

Le cose si fanno più “oscure” quando si passa ai dati sul territorio.

I dati sul territorio

Secondo il ministro dell’Ambiente, i dati Ispra certificano che a rischio idrogeologico sarebbe «l’80 per cento» del territorio italiano. Ma questa percentuale non è supportata dal rapporto Ispra citato in precedenza.

«La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana P3 e P4 e idraulica P2 in Italia ammonta complessivamente a 50.117 km quadrati, pari al 16,6 per cento del territorio nazionale», si legge nel dossier di Ispra.

Ci sono grandi differenze da regione a regione: in Valle d’Aosta è a rischio, in base alle categorie viste sopra, l’83,2 per cento del territorio; poi viene l’Emilia-Romagna con il 60,2 per cento.

Le due regioni al vertice hanno inoltre a loro volta un primato. Da un lato, la Valle d’Aosta è la regione con più territorio – l’81,9 per cento sul suo totale – con pericolosità da frane elevata (P3) e molto elevata (P4); dall’altro lato, l’Emilia-Romagna è prima per territorio – il 45,7 per cento sul suo totale – con pericolosità idraulica media (P2).

Da dove viene dunque la percentuale dell’80 per cento citata da Costa? In nessun rapporto ufficiale di Ispra sembra esserci traccia di questa percentuale. Si possono però fare almeno due ipotesi sull’origine del dato.

La prima riguarda uno studio del Ministero dell’Ambiente sul dissesto idrogeologico, pubblicato nel 2008. Qui si legge che circa l’82 per cento dei comuni italiani era a rischio idrogeologico, una percentuale, come abbiamo visto, che è stata aggiornata da Ispra di recente al 91,1 per cento. In ogni caso, si parla di comuni, e non di territorio.

La seconda ipotesi riguarda un dossier pubblicato nel 2009 dalla Protezione civile, in collaborazione con Legambiente. L’obiettivo di questo documento era quello di monitorare le attività di prevenzione e informazione realizzate da oltre 1.700 comuni classificati ad alto rischio idrogeologico dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione province italiane (Upi), un’associazione che rappresenta tutte le province del Paese.

Secondo questo dossier, «nel 79 per cento dei comuni intervistati sono presenti abitazioni in aree golenali, in prossimità degli alvei e in aree a rischio frana». Anche in questo caso la percentuale riportata – molto vicina a quella data da Costa e uguale a quella di Bonafede – non fa comunque riferimento al territorio a rischio idrogeologico. Ancora una volta si sta parlando di comuni intervistati (oltre 10 anni fa), su un campione ristretto di amministrazioni, ossia quelle considerate ad alto rischio idrogeologico.

Il verdetto

Secondo il ministro Sergio Costa (M5s), «il 91 per cento dei comuni italiani» e «l’80 per cento del nostro territorio» sono a rischio idrogeologico. Abbiamo verificato: il primo dato è corretto, mentre il secondo no.

In base ai dati Ispra più aggiornati, il 91,1 per cento dei comuni italiani ha al loro interno aree a rischio per frane e alluvioni. Questi comuni coprono però una percentuale di territorio italiano pari al 16,6 per cento del totale.

In nessun rapporto dell’Ispra si parla dell’«80 per cento» indicato da Costa, che forse dà un’errata interpretazione di due dati, contenuti in due rapporti pubblicati oltre 10 anni fa.

In conclusione, il ministro dell’Ambiente si merita un “Nì”.

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