Francesco Acquaroli

Il nuovo presidente della Regione Marche non ha capito come funziona Immuni

«[Immuni] avrebbe una sua efficacia solo se ogni cittadino italiano, di ogni età, avesse l’app sul proprio smartphone»

Pubblicato: 08 ott 2020
Data origine: 07 ott 2020
Macroarea questioni sociali

In breve:

• Francesco Acquaroli (FdI) ha detto di non aver scaricato l’app di contact tracing Immuni, perché secondo lui è efficace solo se la scaricano tutti i cittadini.

• Al momento, i download di Immuni sono stati circa 7,5 milioni, pari al 19 per cento di chi ha uno smartphone in Italia e al 12,5 per cento della popolazione generale. Sono numeri ancora bassi, ma anche con una platea limitata di utenti Immuni può essere utile.

• Alcuni studi hanno mostrato che le app di contact tracing possono aiutare il contenimento del contagio anche se non raggiungono le soglie massime di download. In generale, è vero che più persone le scaricano e le utilizzanno, più sono efficaci.


Il 7 ottobre, ospite a Rai News 24, il neo-eletto presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli (Fratelli d’Italia) ha criticato l’app di contact tracing Immuni, come strumento di prevenzione per l’epidemia di nuovo coronavirus, dicendo di non averla scaricata.

Immuni «avrebbe una sua efficacia solo se ogni cittadino italiano, di ogni età, avesse l’app sul proprio smartphone», ha dichiarato Acquaroli. «Ma siccome sappiamo che così non è, non credo che l’app Immuni possa essere uno strumento di prevenzione».

A sostegno della sua tesi, il presidente della Regione Marche ha fatto l’esempio di «un ottantenne che non ha neanche il cellulare», che evidentemente non può scaricare Immuni. Secondo Acquaroli, questo caso – insieme a tutti gli altri di mancato download dell’app – renderebbe di fatto inutile Immuni.

È davvero così? Immuni sarebbe uno strumento efficace di prevenzione solo se fosse scaricata da tutta la popolazione? La risposta è no, anche se è vero che più persone utilizzano Immuni, maggiori sono le probabilità di una migliore gestione del contagio. Ovviamente da sola la app non basta: i cittadini devono sempre rispettare il distanziamento sociale, l’uso della mascherina (ora anche all’aperto) e la corretta igiene delle mani. E il tracciamento dei contatti digitale deve essere supportato da un sistema sanitario in grado di eseguire test in tempi rapidi e prendersi correttamente cura dei malati.

Ma al di là di queste osservazioni, vediamo perché ogni cittadino in più che scarica Immuni può fare la differenza.

Un breve ripasso su Immuni

Prima però facciamo un veloce ripasso di che cos’è Immuni. Questa applicazione – scaricabile gratuitamente, su base volontaria, sia per iPhone che per gli smartphone Android – consente a una persona di scoprire se è entrata in contatto (stando a meno di due metri di distanza) per un periodo di tempo prolungato (più di 15 minuti) con qualcuno risultato positivo al nuovo coronavirus.

La notifica di avvenuto contatto permette di isolarsi e, nel caso di avvenuto contagio, di non trasmettere a sua volta il virus ad altre persone.

Immuni non raccoglie né dati che permettono di risalire all’identità di chi la usa né dati sulla geolocalizzazione, dal momento che utilizza la tecnologia Bluetooth e non il Gps. In questo modo viene preservata la privacy di chi scarica l’app.

A quattro mesi dal lancio, quanti sono stati i download di Immuni?

I numeri di Immuni

Secondo i dati del Ministero della Salute, al 6 ottobre 2020 quasi 7 milioni e 500 mila persone hanno scaricato Immuni sul proprio smartphone. Le notifiche inviate sono state oltre 6.700, mentre sono state 378 le persone contagiate che hanno condiviso le informazioni sulla propria positività tramite l’app.

Come vanno valutati questi numeri? Innanzitutto, va chiarito che stiamo parlando di download: non sappiamo dunque quante persone hanno tenuto l’app sul proprio smartphone, lasciando inoltre attivo il sistema di notifica.

In secondo luogo, il dato dei download va rapportato con quello della popolazione. In base alle elaborazioni fatte da Wired a inizio settembre, i quasi 7,5 milioni di download registrati fino ad oggi da Immuni corrispondono a poco più del 19 per cento della popolazione che in Italia possiede uno smartphone.

La percentuale scende intorno al 12,5 per cento se si prende in considerazione tutta la popolazione residente nel nostro Paese, che si aggira intorno ai 60 milioni di abitanti.

Queste percentuali, come ha sostenuto il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, decretano davvero l’inefficacia di Immuni – e in generale delle app di contact tracing – come strumento di prevenzione? La risposta è no: vediamo il perché.

Perché più persone scaricano Immuni, meglio è

In un mondo ideale – tralasciando per il momento le riflessioni sul piano etico e pratico – se tutta la popolazione italiana avesse e utilizzasse Immuni, le autorità sanitarie locali avrebbero la possibilità di identificare tempestivamente la stragrande maggioranza dei contagi, limitando la diffusione del virus.

Attenzione: nei fatti, da sola un’app di contact tracing non basterebbe a contenere del tutto un’epidemia. Rimarrebbero comunque indispensabili, tra le altre cose, il rispetto delle regole e la necessità di avere un sistema sanitario in grado di eseguire un ampio numero di test e di trattare in maniera efficace i contagiati, una volta individuati.

Al di là di queste osservazioni, non è vero che Immuni «avrebbe una sua efficacia solo se ogni cittadino italiano, di ogni età, avesse l’app sul proprio smartphone», come ha sostenuto Acquaroli.

«Anche se la diffusione di Immuni fosse limitata, può comunque contribuire a salvare vite e a contenere il virus, soprattutto se affiancata ad altre misure come il distanziamento sociale e il tracciamento di contatti manuale», spiega il sito ufficiale di Immuni. «Immuni ha già avvertito numerose persone di contatti a rischio con utenti poi risultati positivi. Grazie a questa informazione, queste persone hanno avuto la possibilità di spezzare la catena dei contagi, contribuendo a limitare la diffusione del virus e a salvare vite».

Si potrebbe obiettare che non bastano le parole di chi ha progettato Immuni per promuoverne il download. In realtà, la potenziale efficacia di una app di contact tracing, seppure utilizzata da una platea limitata di persone, è supportata anche da recenti studi scientifici.

Come abbiamo già spiegato in passato, le elaborazioni di un team di ricerca dell’Università di Oxford (qui scaricabili) hanno mostrato che la soglia ideale per rendere estremamente efficace un’app di contact tracing è quella del download eseguito da circa il 60 per cento della popolazione (una percentuale pari a circa l’80 per cento dei possessori di smartphone). Questa percentuale, per l’Italia, sembra ancora molto distante.

Gli stessi ricercatori hanno però calcolato che anche con un numero inferiore di utenti è possibile ottenere risultati significativi in termini di contenimento del contagio. Dunque, mantenendo l’esempio fatto da Acquaroli, Immuni è utile anche senza il download di un anziano di 80 anni, privo di smartphone.

Come mostra il Grafico 1, un’app di contact tracing si rileverebbe parzialmente efficace anche a partire da una soglia di utilizzo del 14 per cento su tutta la popolazione. Come abbiamo visto prima, è la percentuale che ha quasi raggiunto Immuni nel nostro Paese in termini di download (la percentuale di utilizzo è sconosciuta). Il grafico mostra pure con estrema efficacia come più persone utilizzano l’app, più aumenta la sua capacità di tracciare i contatti dei positivi, e contenere meglio la diffusione del virus.

Grafico 1. Livello di efficacia delle app di contact tracing, in base al numero di download

A inizio settembre scorso, lo stesso team di ricerca di Oxford ha pubblicato poi uno studio – per il momento non ancora sottoposto alla revisione della comunità scientifica – in cui si è calcolato che se il 15 per cento della popolazione utilizzasse un’app di contact tracing, i nuovi contagi si potrebbero ridurre dell’8 per cento e le morti del 6 per cento.

Stiamo parlando comunque di modelli e scenari “semplificati”. È necessario sempre considerare che l’efficacia di un’app di contact tracing varia molto non solo a seconda della percentuale di utilizzo, ma anche dalle tempistiche di intervento delle autorità per isolare e testare i potenziali positivi; dal tipo di malattia che si intende monitorare; dal rispetto delle misure di quarantena per i contagiati; e dal contesto sociale in cui viene impiegato il tracciamento digitale.

In conclusione

Secondo il neo-eletto presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli (FdI), Immuni «avrebbe una sua efficacia solo se ogni cittadino italiano, di ogni età, avesse l’app sul proprio smartphone». Casi come un anziano di 80, senza smartphone, sarebbero la prova che non tutti possono avere Immuni, e quindi non ha senso scaricarla.

Questo ragionamento è però sbagliato.

In un mondo ideale, è vero che se tutti avessero sul proprio smartphone un’app di contact tracing – tralasciando le questioni di carattere etico e pratico – quest’ultima sarebbe pienamente efficace.

Ma è anche vero che un’app come Immuni può essere utile per la gestione del contagio anche se viene scaricata da una parte limitata della popolazione. Anche una percentuale di utilizzo del 15 per cento – un traguardo vicino per l’Italia – potrebbe avere un impatto significativo sui contagi e sui decessi da Covid-19.

Poi ovviamente più la platea degli utilizzatori aumenta, più aumentano i potenziali benefici.

Di conseguenza, Acquaroli si merita un “Pinocchio andante”.

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