Ivan Scalfarotto

La bilancia commerciale tra Italia e Cina è peggiorata dopo il memorandum per la “Nuova via della Seta”

«I dati dell’anno successivo alla firma [del Memorandum of Understanding con la Cina] vedevano le nostre importazioni dalla Cina salire e le nostre esportazioni verso la Cina scendere. La nostra bilancia commerciale, prima di questa crisi, era addirittura peggiorata»

Pubblicato: 17 ago 2020
Data origine: 01 ago 2020
Macroarea esteri

Il 1° agosto, in una intervista con il sito Formiche, il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto (Italia Viva) ha criticato la firma del Memorandum d’intesa tra Italia e Cina per la Nuova via della seta, avvenuto a marzo 2019 con il governo Lega-M5s.

Secondo Scalfarotto, la firma è stato un «errore marchiano», come dimostrerebbero i dati sull’import, cresciuto, e sull’export, diminuito, del nostro Paese con Pechino.

Al di là del giudizio politico del sottosegretario, qual è stato l’andamento degli scambi commerciali con la Cina dopo la firma del Memorandum? Abbiamo verificato e Scalfarotto ha quasi ragione.

Di che cosa stiamo parlando

Il 22 marzo 2019, nel corso di una visita di Stato del presidente cinese Xi Jinping a Roma, l’Italia e la Cina hanno firmato un Memorandum d’Intesa (Memorandum of understanding, MoU) con cui l’Italia ha aderito alla Belt and Road Initiative (Bri), più comunemente conosciuta come “Nuova via della seta”, lanciata dal governo di Pechino nel settembre 2013.

Il piano cinese, come abbiamo spiegato in passato, consiste in un insieme di progetti, pagati dalla Cina, al fine di potenziare o realizzare da nuovo infrastrutture di collegamento, comunicazione e sistemi di produzione di energia in Asia, Africa ed Europa. L’obiettivo è facilitare le relazioni e gli scambi fra la Cina e il resto del mondo e in quest’ottica la “Nuova via della seta” diventerebbe un nuovo potente strumento di politica estera del governo cinese.

Sebbene il Memorandum d’intesa, come precisato dal Ministero dello Sviluppo Economico, non abbia valore di accordo internazionale e non produca dunque effetti giuridici vincolanti, la firma del documento da parte dell’Italia ha destato qualche perplessità negli Stati Uniti e nell’Unione Europea: il nostro Paese, infatti, è il solo Paese del G7 e il solo fra i fondatori dell’UE ad aver siglato un accordo politico di questo tipo con Pechino.

Come si legge in una nota pubblicata sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, il governo italiano ha sottoscritto il Memorandum con gli obiettivi di «rafforzamento dell’export verso l’enorme mercato cinese, anche per allineare i nostri flussi commerciali e di investimenti diretti esteri a quelli di altri Paesi Europei quali la Germania, la Francia ed il Regno Unito, che sono nettamente superiori ai nostri; il coinvolgimento delle nostre imprese per la realizzazione di progetti infrastrutturali lungo la nuova via della Seta; l’inclusione dei nostri porti nelle rotte del commercio internazionale». Il miglioramento della bilancia commerciale con la Cina era dunque un obiettivo dichiarato del governo italiano da perseguire attraverso l’adesione del nostro Paese alla Bri.

Il commercio dopo il Memorandum

Per prima cosa occorre precisare che non si può stabilire un nesso di causalità fra firma del Memorandum e andamento di importazioni ed esportazioni: non si può sapere, ad esempio, se senza Memorandum la nostra bilancia commerciale con la Cina sarebbe stata migliore o peggiore, oppure se c’è semplicemente bisogno di più tempo affinché si manifestino gli effetti benefici di tali accordi o invece si sono già manifestati. Ciò che analizzeremo è quindi l’andamento di import ed export nei mesi successivi alla firma del MoU e qual era la situazione in precedenza. Il confronto, basato sui dati del Ministero degli Esteri, è pertanto soltanto dal punto di vista temporale e non può l’efficacia o meno degli accordi con la Cina.

I dati sull’export

Nel 2017 e nel 2018 e l’export italiano in Cina era stato rispettivamente di 13,49 e 13,13 miliardi di euro, mentre nel 2019, ovvero l’anno della firma del Memorandum of Understanding, il valore delle esportazioni italiane verso la Cina si è assestato a 12,99 miliardi. La Cina nel 2019 è stata il decimo partner commerciale delle nostre esportazioni: l’export verso Pechino nel 2019 ha rappresentato il 2,7 per cento delle esportazioni totali del nostro Paese.

Poiché il MoU è stato firmato a fine marzo 2019, proviamo a vedere qual è stato l’effetto sull’export da aprile 2019 a marzo 2020: non prendiamo in considerazione i mesi successivi poiché palesemente condizionati dall’emergenza Covid-19. I dati sono resi disponibili da Eurostat.

Grafico 1. Esportazioni italiane in Cina: variazione tendenziale pre e post firma del MoU – Fonte: elaborazione di Pagella Politica di dati Eurostat

Il grafico mette a confronto i mesi da aprile 2019 a marzo 2020 (in arancione) con gli stessi mesi dell’anno precedente (in azzurro): gli unici mesi andati meglio dopo la firma del MoU rispetto allo stesso mese dell’anno precedente sono aprile 2019 (1,09 miliardi di export contro 1,07 miliardi di aprile 2018), maggio 2019 (1,23 miliardi contro 1,18), ottobre 2019 (1,28 miliardi contro 1.22), dicembre 2019 (1,22 contro 1). Complessivamente, il totale dell’export italiano nei mesi considerati dopo la firma del Memorandum ammonta a 12,5 miliardi, contro i 13,13 della somma dei mesi dell’anno precedente al periodo considerato: sono circa 800 milioni di euro di differenza. La variazione tendenziale è di -4,8 per cento. Nei 12 mesi successivi alla firma, insomma, è diminuito il valore dell’export italiano in Cina.

I dati sull’import

Per quanto riguarda le importazioni, nel 2019 abbiamo importato dalla Cina beni per 31,66 miliardi di euro; nel 2018 tale valore ammontava a 30,89 miliardi e nel 2017 a 28,46. Secondo i dati del Ministero degli Esteri, la Cina costituisce il terzo Paese da cui importiamo maggiormente, dopo Germania e Francia: nel 2019 il 7,5 per cento delle nostre importazioni proveniva dal Paese asiatico.

Nel corso degli ultimi tre anni, pertanto, le nostre importazioni sono aumentate e infatti la nostra bilancia commerciale, cioè la differenza fra esportazioni ed importazioni, con la Cina è peggiorata: la bilancia commerciale è passata da -14,97 miliardi di euro del 2017 a -17,62 miliardi del 2018 a -18,67 miliardi del 2019.

Vediamo l’andamento delle importazioni nei mesi successivi alla firma del MoU confrontati con gli stessi mesi dell’anno precedente.

Grafico 2. Importazioni italiane dalla Cina: variazione tendenziale pre e post firma del MoU – Fonte: elaborazione di Pagella Politica di dati Eurostat

Nei 12 mesi successivi all’adesione alla Bri, l’Italia ha importato dalla Cina beni per circa 31,17 miliardi di euro; la somma degli stessi mesi precedenti alla firma è di circa 31,18 miliardi di euro. In sostanza, i numeri sono rimasti gli stessi.

Calcoliamo la bilancia commerciale dei mesi successivi all’intesa con la Cina: il saldo è negativo per 18,67 miliardi di euro, contro i 18,01 degli stessi mesi dell’anno precedente.

L’Italia, dunque, dopo l’adesione alla via della Seta ha visto diminuire le proprie esportazioni verso la Cina, con le importazioni pressoché invariate. Di conseguenza, è peggiorata la bilancia commerciale.

Gli scambi fra la Cina e i principali Paesi europei

Qual è stato invece l’andamento di import ed export con la Cina degli altri grandi Paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito e Spagna), che a differenza dell’Italia non hanno firmato un MoU per la Bri?

Tabella 1. Esportazioni di Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito verso la Cina- Fonte: Eurostat

Negli ultimi tre anni le esportazioni di questi Paesi verso la Cina sono costantemente cresciute e l’Italia è la sola in controtendenza.

Tabella 2. Importazioni di Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito dalla Cina- Fonte: Eurostat

Considerando le importazioni, tutti i Paesi presi in esame hanno visto aumentare il valore dei beni importati dalla Cina. Per avere uno sguardo più chiaro, diamo un’occhiata ai saldi della bilancia commerciale:

Tabella 3. Bilancia commerciale di Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito con la Cina- Fonte: elaborazione su dati Eurostat

Il solo Paese con saldo costantemente positivo è la Germania, che negli anni considerati ha addirittura accresciuto l’attivo nei confronti della Cina.Saldo della bilancia commerciale con la Cina 2017-2019 di Germania, Spagna, Francia, Italia, Regno Unito – Fonte: elaborazione di Pagella Politica di dati Eurostat

Francia, Spagna e Regno Unito mostrano invece un saldo negativo: guardando ai valori della tabella 3, il Paese con la performance più simile all’Italia è la Spagna, la quale però deve il saldo negativo in costante aumento soltanto a un aumento delle importazioni maggiore rispetto all’aumento dell’export; l’Italia, al contrario, ha visto sia le importazioni dalla Cina aumentare (seppure di poco) sia le esportazioni verso la Cina diminuire.

La Francia ha leggermente peggiorato dal 2017 al 2019 il suo saldo con Pechino, ma anche in questo caso il dato negativo dipende totalmente da un aumento delle importazioni e non anche da una contrazione dell’export come nel caso italiano. Saldo negativo invece per la Gran Bretagna: in tutti gli anni considerati, il saldo è negativo per oltre 30 miliardi di euro, ma si può notare come anche il Regno Unito abbia costantemente aumentato il valore delle esportazioni verso la Cina.

Il verdetto

Il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto ha detto che il Memorandum di intesa firmato con la Cina per la “Nuova via della seta” non ha prodotto effetti benefici per la nostra bilancia commerciale: secondo l’esponente di Italia Viva, le nostre esportazioni verso Pechino sono diminuite, mentre sono aumentate le nostre importazioni.

Come abbiamo premesso in precedenza, non è possibile stabilire un nesso diretto fra andamento della bilancia commerciale con la Cina e la firma del MoU: non è possibile sapere quale sarebbe stata la situazione senza la firma del MoU nè se e quando saranno visibili gli effetti dell’Intesa. Facendo però un confronto temporale fra i 12 mesi successivi alla firma del Memorandum e gli stessi mesi dell’anno precedente alla firma dell’Intesa con la Cina (i mesi da marzo a giugno non sono stati considerati a causa dell’epidemia di Covid-19), emerge che la bilancia commerciale con la Cina è effettivamente peggiorata, ma tale contrazione è dovuta alla diminuzione dell’export, mentre le importazioni sono rimaste pressoché invariate.

Guardando ai dati dei principali Paesi europei, emerge che, pur avendo visto anch’essi un peggioramento progressivo della bilancia commerciale dal 2017 al 2019 (con le eccezioni della Germania sempre in attivo e dello UK migliorato nel 2018 e peggiorato nel 2019), sono tutti riusciti ad aumentare la quota di esportazioni verso la Cina sebbene non abbiano siglato alcuna intesa politica col governo cinese simile al MoU siglata dal governo italiano.

In conclusione, “C’eri quasi” per Scalfarotto.

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