Stefano Patuanelli

Sì, l’Italia ha già un “extra deficit” da 80 miliardi di euro

«Tra il precedente decreto e quello in arrivo siamo già a un extra deficit di 80 miliardi».

Pubblicato: 29 apr 2020
Data origine: 28 apr 2020
Macroarea economia

Il 28 aprile, in un’intervista con Il Sole 24 Ore, il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (Movimento 5 stelle) ha detto che «tra il precedente decreto e quello in arrivo siamo già a un extra deficit di 80 miliardi».

I due decreti a cui fa riferimento Patuanelli sono il “Cura Italia”, convertito definitivamente in legge dal Parlamento il 24 aprile, mentre con «quello in arrivo» indica il cosiddetto “decreto Aprile”, la cui approvazione da parte del Consiglio dei ministri è stata annunciata per il prossimo 30 aprile.

Ma il ministro Patuanelli cita una cifra corretta o no? Abbiamo verificato.

Def e deficit

Quando si parla di “deficit” si fa riferimento a quello che in gergo economico è chiamato anche “indebitamento netto”, una statistica che indica quanto lo Stato spende di più di quanto incassa ogni anno, tenendo conto anche del costo degli interessi sul debito pubblico (che nel caso italiano sono molto consistenti).

I dati ufficiali più aggiornati sul Bilancio dello Stato italiano – che, sottolineiamo, restano stime con un margine d’incertezza – sono pubblicati nel Documento di economia e finanza (Def), approvato dal governo lo scorso 24 aprile.

Il Def contiene infatti le stime aggiornate per il 2020 e gli anni successivi su diversi indicatori, come la crescita del Pil e quella del debito pubblico, sulla base delle politiche già attuate dal governo nelle ultime settimane e di quelle che l’esecutivo intende mettere in campo per far fronte all’emergenza coronavirus.

Vediamo che cosa dicono i numeri a proposito del deficit citato da Patuanelli, facendo prima un piccolo passo indietro per avere un po’ di contesto e un ordine di grandezza.

Il deficit del 2019

Secondo i dati contenuti nel Def, nel 2019 l’indebitamento dell’Italia è stato dell’1,6 per cento rispetto al Pil, «il rapporto più basso registrato negli ultimi dodici anni, con un miglioramento di circa 0,6 punti percentuali rispetto al 2,2 per cento del 2018». Tradotto in valori assoluti, significa che lo scorso anno il nostro Paese ha speso 29,3 miliardi di euro in più rispetto a quelli incassati.

Questa cifra è però destinata ad aumentare sensibilmente quest’anno a causa dell’emergenza coronavirus, che da un lato ridurrà le entrate dello Stato, facendo contrarre il Pil, e dall’altro chiederà un maggiore sforzo di spesa da parte delle casse pubbliche.

Di quali cifre stiamo parlando?

“Cura Italia” e decreto “Liquidità”

Secondo il Def, il decreto “Cura Italia” (il n. 18 del 17 marzo 2020) determina «un impatto di quasi 20 miliardi (pari a 1,2 punti percentuali di Pil) sull’indebitamento netto dell’anno in corso». Ricordiamo che questo decreto, tra le altre cose, ha l’obiettivo di potenziare il sistema sanitario nazionale e gli strumenti di sostegno all’occupazione.

Per permettere una spesa di questo tipo in deficit, a marzo il Parlamento ha dovuto autorizzare uno scostamento di bilancio, rispetto a quanto previsto dalla precedente legge di Bilancio.

Secondo il Def non avrà invece effetti sul deficit il cosiddetto “decreto Liquidità”, approvato a inizio aprile dal governo, con cui lo Stato si è impegnato di fare da garante per prestiti alle imprese per un valore pari a circa 400 miliardi di euro.

Questo però non significa che lo Stato spenderà effettivamente tutta questa cifra. L’idea dietro alle garanzie pubbliche è che solo una parte delle imprese non restituirà i prestiti e quindi lo Stato dovrà stanziare solo una cifra più piccola dei 400 miliardi di euro. E negli impegni del governo, questo stanziamento dovrebbe arrivare con il cosiddetto “decreto Aprile”.

Il “decreto Aprile”

Passiamo al nuovo decreto. Il 25 aprile il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha annunciato che questo provvedimento conterrà nuove risorse «per le famiglie, per le imprese, per la sanità, per la liquidità e per proteggere le nostre aziende». Inoltre, con questo decreto, Gualtieri si è impegnato a cancellare «tutti gli aumenti dell’Iva previsti per i prossimi anni».

Secondo il Def, nel 2020 il “decreto Aprile” avrà un impatto sull’indebitamento netto pari a 55,3 miliardi di euro e di circa 6,4 miliardi nel 2021. Se si conta anche il peso dell’azzeramento delle clausole di salvaguardia, il peso del “decreto Aprile” sul deficit del 2021 è stimato essere sui 26,2 miliardi di euro.

Il 29 aprile la Camera si è riunita per esaminare il Def e l’annessa Relazione al Parlamento sull’ulteriore scostamento di bilancio necessario per mettere in campo le misure contenute nel “decreto Aprile”.

Ricapitolando: se si sommano i circa 20 miliardi di euro di indebitamento netto del decreto “Cura Italia” con i 55,3 miliardi del “decreto Aprile”, si ottiene un deficit di oltre 75 miliardi di euro, una cifra leggermente inferiore a quella indicata da Patuanelli.

Deficit, Pil e debito pubblico

Il ministro parla però di «extra deficit»: il motivo è che questi oltre 75 miliardi di euro non corrispondono a tutto il deficit che si stima il nostro Paese registrerà nel 2020.

Come ha sottolineato la Corte dei Conti in audizione alla Camera proprio sul Def il 28 aprile scorso, l’impatto della crisi attuali sul bilancio pubblico avrà «dimensioni senza precedenti».

Rispetto al 2019, si stima che nel 2020 il Pil italiano calerà di oltre 126 miliardi di euro, una flessione «doppia rispetto alla crisi del 2008-2009».

A causa della recessione, le entrate caleranno complessivamente di quasi 49 miliardi di euro (tre volte il calo registrato nel 2009), mentre l’indebitamento netto salirà a circa 173 miliardi di euro (10,4 per cento in rapporto al Pil), tenendo conto anche dei provvedimenti che il governo si appresta a varare (come il “decreto Aprile”) e degli effetti delle misure approvate l’anno scorso.

Nel 2021, si stima che il deficit si assesterà a un 5,7 per cento rispetto al Pil (oltre 101 miliardi di euro), mentre il debito pubblico salirà nel 2020 al 155,7 per cento rispetto al Pil e al 152,7 per cento a fine 2021.

«Nel Def si compie la scelta di rinviare la costruzione di un quadro programmatico effettivo a quando sarà superata la fase dell’emergenza e sarà possibile, probabilmente in occasione della Nota di aggiornamento del prossimo settembre, una valutazione degli effetti del riavvio e delle misure che lo dovranno accompagnare», scrive la Corte dei Conti. «Un rinvio che riguarda anche la definizione di un sentiero di rientro del debito».

Ricordiamo che a fine marzo l’Ue ha deciso di sospendere momentaneamente il Patto di stabilità e tutta la serie di paletti sui conti pubblici che gli Stati membri devono rispettare se non vogliono rischiare una procedura d’infrazione comunitaria (un rischio ben noto negli ultimi anni al nostro Paese).

Il verdetto

Secondo Stefano Patuanelli (M5s), con il decreto “Cura Italia” e quello in via di approvazione da parte del governo, lo Stato italiano accumulerà «un extra deficit di 80 miliardi» di euro.

Abbiamo verificato e il ministro dello Sviluppo economico ha sostanzialmente ragione.

Secondo le stime del Def – che in quanto tali, e vista la situazione di emergenza, vanno prese con la dovuta cautela e potranno cambiare nei prossimi mesi – nel 2020 il nostro Paese registrerà un indebitamento netto di circa 173 miliardi di euro (10,4 per cento del Pil). Nel 2019 questa cifra era stata quasi sei volte più piccola.

Oltre 75 miliardi di euro – una cifra leggermente più bassa di quella citata da Patuanelli – saranno dovuti solo per quest’anno ai due decreti citati.

In conclusione, Patuanelli si merita un “Vero”.

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