Stefano Patuanelli

Il decreto per aiutare le imprese dell'Italia è davvero «il più ampio» d’Europa?

«Crediamo in questo modo di aver fatto, con il complesso delle norme approvate oggi in Consiglio dei ministri, un’operazione amplissima, probabilmente la più ampia d’Europa come garanzie prestate dallo Stato, per sostenere la liquidità dei nostri imprenditori» (min. 16:07)

Pubblicato: 08 apr 2020
Data origine: 06 apr 2020
Macroarea economia

Il 6 aprile il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge – ribattezzato dalla stampa decreto “Liquidità” – per mettere a disposizione nuove garanzie finanziarie in aiuto delle imprese colpite dall’emergenza coronavirus.

Secondo il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (M5s), intervenuto durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, le norme approvate dal governo il 6 aprile sono «un’operazione amplissima, probabilmente la più ampia d’Europa, come garanzie prestate dallo Stato per sostenere la liquidità dei nostri imprenditori».

Ma di quali cifre stiamo parlando? Con questo nuovo provvedimento abbiamo fatto di più degli altri Paesi in Europa?

Abbiamo verificato.

I numeri del decreto “Liquidità”

Al momento il testo ufficiale del nuovo decreto non è ancora disponibile. Come spiegano però due comunicati stampa di Palazzo Chigi e del Ministero dell’Economia, secondo le stime del governo le misure adottate assicurerebbero una liquidità per le imprese italiane di circa 400 miliardi di euro.

In breve: le aziende che in questo momento non hanno soldi, per esempio, per pagare gli stipendi potranno chiedere prestiti alle banche a condizioni vantaggiose, da restituire nei prossimi anni, con la garanzia che se non ci riusciranno, sarà lo Stato a farlo al posto loro.

Da un lato, lo Stato italiano garantirà un importo massimo di 200 miliardi di euro in favore delle banche che faranno prestiti alle imprese in difficoltà. La garanzia statale coprirà tra il 70 per cento e il 90 per cento di quanto prestato dagli istituti finanziari, in base alla grandezza del fatturato (relativo al 2019) e al numero dei dipendenti delle imprese coinvolte.

In ogni caso, secondo quanto stabilito dal decreto, «l’importo della garanzia non potrà superare il 25 per cento del fatturato registrato nel 2019 o il doppio del costo del personale sostenuto dall’azienda».

Dall’altro lato, scrive il governo, «il decreto potenzia anche il sostegno pubblico all’esportazione». Qui lo Stato italiano garantirà il 90 per cento delle assicurazioni fatte da Sace – una società per azioni controllata da Cassa depositi e prestiti – per sostenere le imprese italiane attive nel settore dell’export. Questo meccanismo di coassicurazione, sempre secondo le stime del governo e del Mef, sarà in grado di liberare ulteriori garanzie per 200 miliardi di euro.

Come abbiamo anticipato, in totale dunque le misure adottate dal decreto “Liquidità” permetterebbero di garantire da parte dello Stato circa 400 miliardi di euro, una cifra pari al 22,2 per cento del Pil italiano e riportata sia dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte che dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

Secondo le informazioni riportate dal governo, a questi «400 miliardi» si aggiungono inoltre i 350 miliardi di euro di finanziamenti resi possibili dalle risorse stanziate dal decreto “Cura Italia”, approvato a marzo dal governo e ora all’esame del Senato.

“Garanzia” non significa “spesa immediata”

Va però sottolineato che il decreto “Liquidità” non si traduce in una spesa immediata ed effettiva da parte dello Stato di 400 miliardi di euro (o 750 miliardi, se si considerano anche le misure precedenti).

«L’idea dietro le garanzie pubbliche infatti è che solo una piccola parte delle imprese non restituirà i prestiti, e quindi lo Stato dovrà accantonare poche decine di miliardi per far fronte a queste evenienze», ha sottolineato Il Post in un articolo del 7 aprile. «Stanziando una cifra relativamente piccola, quindi, lo Stato può facilitare l’accesso al credito per cifre di un ordine di grandezza superiore».

Di che stanziamento effettivo stiamo dunque parlando? Nei dettagli lo si saprà con l’approvazione del cosiddetto “decreto Aprile”, che introdurrà nuove misure per contrastare l’emergenza coronavirus, ma il 6 aprile il ministro dell’Economia Gualtieri ha dato un’anticipazione in conferenza stampa.

«Con il decreto di aprile ci saranno 30 miliardi appostati a sostegno di questi 200 miliardi di garanzie dirette [...] sul bilancio dello Stato», ha specificato Gualtieri.

Per tradurre in pratica il sostegno alle imprese, servirà dunque un nuovo voto del Parlamento per approvare uno scostamento di bilancio, come avvenuto a marzo per autorizzare i 25 miliardi di euro d’aumento per il saldo di bilancio per le misure contenute dal decreto “Cura Italia”, e la successiva approvazione del decreto “Aprile”.

Negli scorsi giorni avevamo poi spiegato come sia sbagliato confrontare, tra i vari Paesi Ue e non solo, queste cifre relative alle garanzie statali a sostegno delle imprese (i 400 miliardi attuali o i 350 miliardi di marzo) con le risorse stanziate per essere spese immediatamente (i 25 miliardi previste dal decreto “Cura Italia” di marzo, ad esempio), come quelle per il potenziamento del servizio sanitario nazionale e per gli ammortizzatori sociali.

Ma al di là di questo, è vero che i 400 miliardi di euro potenzialmente liberati dal decreto “Liquidità” sono, come sostiene Patuanelli, l’operazione «più ampia d’Europa come garanzie prestate dallo Stato, per sostenere la liquidità dei nostri imprenditori»?

Il confronto con gli altri Paesi Ue

Paragonare nel dettaglio gli interventi messi in campo dai vari governi europei per l’emergenza coronavirus non è semplice. Come detto bisogna infatti stare attenti nel non confondere le risorse stanziate per essere subito spese, come impulso fiscale immediato, con le risorse potenzialmente messe a disposizione come garanzie dello Stato.

Il 6 aprile, il Servizio studi del Senato ha però pubblicato un approfondimento sulle misure economico-finanziarie introdotte fino ad oggi dagli altri tre grandi Paesi Ue: Francia, Spagna e Germania.

Per quanto riguarda la Francia, la legge n. 289 del 23 marzo 2020 ha predisposto garanzie dello Stato per le aziende per un ammontare totale di circa 300 miliardi di euro, a cui si aggiungono 10 miliardi di euro che lo Stato garantisce per le operazioni della Cassa centrale di riassicurazione verso le piccole e medie imprese. Un totale di di circa 310 miliardi di euro, pari al 12,8 per cento del Pil.

Poi abbiamo la Spagna, che per quanto riguarda le garanzie ha mobilitato per ora di oltre 112 miliardi di euro (il 9 per cento del Pil), tra cui fino a 100 miliardi di euro per i prestiti alle imprese e ai lavoratori autonomi e fino a 2 miliardi di euro per i prestiti gestiti dalla Società spagnola di assicurazione del credito all’esportazione.

Infine, per quanto riguarda la Germania, le garanzie mobilitate dallo Stato in favore delle imprese sono invece maggiori di quelle italiane.

Da un lato è stato creato il nuovo Fondo per la stabilizzazione economica (Wsf), con uno stanziamento totale di 600 miliardi di euro per il sostegno delle grandi aziende. Dall’altro lato, con l’aggiunta di 357 miliardi di euro, è stato ampliato fino a 822 miliardi di euro il programma di garanzie gestito dal Kreditanstalt für Wiederaufbau (Kfw), un istituto assimilabile alla Cassa depositi e prestiti italiana).

In questo caso stiamo parlando di garanzie nuove per circa 957 miliardi di euro, il 27,8 per cento del Pil.

Con i 400 miliardi di euro del decreto “Liquidità”, l’Italia ha fatto dunque di più di Francia e Spagna, ma meno della Germania.

Discorso analogo vale in valori assoluti se si considera la cifra complessiva dei 750 miliardi di euro (dunque con i 350 miliardi di euro del “Cura Italia”), mentre in valore percentuale rispetto al Pil l’Italia avrebbe fatto in questo caso di più dei tedeschi, garantendo risorse pari a circa il 41,7 per cento del Pil nazionale.

E il Regno Unito, uscito dall’Ue il 31 gennaio scorso, come è messo in quanto garanzie statali per le imprese? Secondo le elaborazioni del think tank europeo Bruegelspecializzato in ambito economico – all’8 aprile il governo britannico aveva previsto garanzie per circa 331 miliardi di sterline, una somma equivalente a quasi 375 miliardi di euro (il 14,9 per cento del Pil), inferiore alle cifre italiane.

Ricapitolando: se prendiamo come metro di paragone i 400 miliardi di euro messi a disposizione dallo Stato italiano con il decreto “Liquidità” come garanzie per i prestiti alle imprese, ad oggi in Europa solo la Germania ha fatto di più di noi. Considerando i 750 miliardi di euro, compresi i 350 miliardi del “Cura Italia”, il nostro Paese farebbe meglio dei tedeschi in termini di risorse garantite rispetto al Pil.

Il verdetto

Secondo Stefano Patuanelli, il decreto “Liquidità” è «un’operazione amplissima, probabilmente la più ampia d’Europa, come garanzie prestate dallo Stato per sostenere la liquidità dei nostri imprenditori». Abbiamo verificato e il ministro dello Sviluppo economico ha quasi ragione.

In base alle stime del governo e del Mef, le cifre mobilitate dal nuovo provvedimento sono di 400 miliardi di euro, un numero pari al 22,2 per cento del Pil. Questa percentuale salirebbe al 41,7 per cento del Pil se si considerano le risorse complessive previste per le garanzie dall’inizio dell’emergenza, con anche i 350 miliardi di euro liberati dal decreto “Cura Italia”.

Ad oggi, tra i grandi Paesi europei, se si guardano i 400 miliardi solo la Germania ha messo garanzie statali più elevate (sia in valori assoluti che in rapporto al Pil), mentre Francia, Spagna e Regno Unito hanno fatto interventi minori di quello italiano.

Per quanto riguarda invece i 750 miliardi di euro, faremmo meno della Germania in termini assoluti, ma meglio in rapporto al Pil.

“C’eri quasi” dunque per Patuanelli.

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