Giorgia Meloni

Meloni sbaglia: l’Italia non ha «firmato per attivare» il Mes

«il ministro Gualtieri ha firmato per attivare il Mes»

Pubblicato: 10 apr 2020
Data origine: 09 apr 2020
Macroarea economia

Il 9 aprile si è concluso l'Eurogruppo, la riunione dei ministri dell’Economia dei 19 Paesi dell’area euro, convocato due giorni prima per discutere di come affrontare la crisi economica generata dall’epidemia di coronavirus.

Giorgia Meloni (Fdi), sempre il 9 aprile, ha scritto sul suo profilo Facebook che «il ministro Gualtieri ha firmato per attivare il Mes». Al post è associata un’immagine in cui si legge: «il governo (...) ha detto sì al Mes».

Meloni però sbaglia: l’Italia non ha infatti firmato per attivare il Mes, né avrebbe potuto farlo all’Eurogruppo del 9 aprile.

Inoltre, all’indomani dell’Eurogruppo, diversi esponenti del governo e della maggioranza hanno precisato che l’Italia non intende fare ricorso al Mes. Giuseppe Conte, secondo quanto riporta la Stampa, avrebbe fatto sapere: «L’importante adesso sarà spiegare bene che noi non lo attiveremo». Vito Crimi, capo politico del M5s, intervistato da Radio 1 ha detto (min. -1.07) «noi una linea di credito garantita dal Mes non la voteremo».

Andiamo allora a vedere i dettagli di che cosa è successo riguardo al Mes.

Che cos’è il Mes

Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) è stato istituito nell’ottobre 2012, in risposta alla crisi economica che aveva colpito negli anni precedenti l’Europa, come successore dei fondi temporanei (Efsf e Efsm) che lo aveva preceduto.

È un fondo che può prestare soldi agli Stati europei in difficoltà che ne facciano domanda: non ha insomma natura obbligatoria e la sua attivazione non viene decisa a livello europeo. Sono gli Stati nazionali che, se lo ritengono, possono richiederla.

Il governo italiano, in base alla legge 234 del 2012 (in particolare artt. 4-5) che disciplina la partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, non può (né avrebbe potuto) chiedere l’attivazione del Mes senza prima consultare il Parlamento in proposito. Quindi non era possibile, e infatti non è successo, che l’Italia chiedesse il 9 aprile l’attivazione del Mes.

Il Mes può poi contare su un capitale di circa 700 miliardi di euro, sottoscritto dai vari Stati dell’Eurozona, con quote proporzionate al proprio Pil. L’Italia, che ha il terzo Pil più grande, è il terzo sottoscrittore.

Il Mes ha vari strumenti per aiutare il Paese in difficoltà che avanza la sua richiesta: prestiti economici, dati in cambio dell’accettazione da parte del Paese aiutato di un programma di riforme concordato; acquisti di titoli di Stato sul mercato primario e secondario; linee di credito precauzionali; prestiti per la ricapitalizzazione indiretta delle banche; e ricapitalizzazioni dirette.

Normalmente quando il Mes presta soldi a uno Stato, chiede in cambio che vengano rispettate determinate condizioni, e queste condizioni possono essere più o meno severe.

Arriviamo così a quanto è stato deciso nell’Eurogruppo del 9 aprile.

Che cosa ha deciso l’Eurogruppo

Nel comunicato stampa che raccoglie le conclusioni dell’Eurogruppo, al punto 16 si legge che il Mes «è dotato di strumenti che possono essere usati, se necessario, in maniera adattata alla natura simmetrica [cioè che riguarda tutti i Paesi, n.d.r.] dello shock causato dalla Covid-19».

In particolare l’Eurogruppo ha proposto – perché, sottolineiamo, non è la riunione dei ministri dell’Economia dell'area euro a prendere le decisioni, ma sono i capi di Stato e di governo riuniti nel Consiglio europeo a farlo, anche in base a quanto proposto dall’Eurogruppo – di modificare uno degli strumenti cha ha disposizione il Mes, quello delle Eccl, cioè le linee di credito rafforzate (Enhanced conditions credit line).

Finora lo Stato che avesse fatto richiesta delle Eccl sarebbe stato obbligato ad adottare misure correttive per evitare che gli stessi problemi di mancanza di liquidità si possano ripresentare in futuro.

La modifica proposta dall’Eurogruppo per aiutare gli Stati che ne facciano richiesta ad affrontare le conseguenze economiche della pandemia di coronavirus elimina la condizione delle misure correttive e pone come unica condizione che lo Stato richiedente si impegni a usare i soldi ricevuti dal Mes (fino al 2 per cento del Pil del 2019, che sarebbero circa 35 miliardi per l’Italia) solo per «finanziare l’assistenza sanitaria diretta e indiretta, e i costi relativi alla cura e alla prevenzione» collegati alla crisi causata dal Covid-19.

Tiriamo le fila

Il Mes è stato creato nel 2012, è un meccanismo facoltativo e non obbligatorio, si attiva cioè su richiesta degli Stati. L’Italia non ne ha finora chiesto l’attivazione né, in base alla legge, avrebbe potuto farlo senza passare prima dal Parlamento.

L’Eurogruppo del 9 aprile ha proposto – la decisione spetterà al Consiglio europeo dove si riuniscono i capi di Stato e di governo – di indebolire le condizioni con cui il Mes presta soldi a uno Stato tramite Eccl (linee di credito rafforzate). Si propone in particolare di eliminare la condizione dell’adozione di misure correttive da parte dello Stato che chiede e riceve i soldi del Mes, a patto che questi soldi vengano usati solo per finanziare l’assistenza sanitaria.

Il ministro Gualtieri ha sottoscritto questa proposta dell’Eurogruppo, a nome dell’Italia, che rende quindi meno limitante per la sovranità nazionale degli Stati che ne facessero eventualmente richiesta l’intervento del Mes. Si vedrà nel futuro se l’Italia vorrà fare richiesta, anche se al momento la posizione espressa dal governo e dalla maggioranza è nettamente contraria.

Il verdetto

Giorgia Meloni ha sostenuto che il ministro Gualtieri abbia firmato per attivare il Mes nell’Eurogruppo del 9 aprile.

Questo è falso: il ministro dell’Economia italiano ha dato il via libera alle conclusioni dell’Eurogruppo in cui si propone al Consiglio europeo di modificare il Mes – già in vigore da anni e la cui attivazione non è stata chiesta dall’Italia – per renderlo meno limitante per la sovranità nazionale degli Stati che ne facessero eventualmente richiesta.

Per Meloni, dunque, un “Pinocchio andante”.

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