Matteo Renzi

No, la Svizzera non dà “in automatico” aiuti alle aziende per il coronavirus

«La banca mi deve dare con la garanzia dello Stato [...] e deve essere fatto con una procedura automatica come in Svizzera, non con la cultura dei moduli»

Pubblicato: 30 mar 2020
Data origine: 28 mar 2020
Macroarea economia

Il 28 marzo, in un’intervista all’Huffington Post, il leader di Italia Viva Matteo Renzi ha commentato le misure del governo – di cui fa parte il suo partito – a favore delle aziende durante l’emergenza coronavirus.

Secondo l’ex presidente del Consiglio, il sostegno economico alle imprese, per esempio attraverso garanzie di liquidità da parte dello Stato italiano alle banche, «deve essere fatto con una procedura automatica come in Svizzera, non con la cultura dei moduli».

Un messaggio analogo è arrivato anche dal leader della Lega Matteo Salvini, che lo stesso giorno aveva dichiarato in un’intervista a Il Corriere della Sera: «La Svizzera, compilando un foglio, ti mette a disposizione fino a 500 mila euro».

Ma quali sono davvero i fatti? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.

Che cosa fa la Svizzera in aiuto alle imprese

Come ha sottolineato il 29 marzo il debunker Paolo Attivissimo (che vive in Svizzera) su Twitter, lo sportello online EasyGov.swiss – che offre supporto digitale alle imprese in Svizzera – chiarisce che cosa è stato deciso nel Paese per aiutare le aziende durante l’emergenza coronavirus.

«Il 25 marzo 2020 il Consiglio federale [della Svizzera, ndr] ha deciso di concedere aiuti immediati mediante crediti transitori con fideiussioni per sostenere le piccole e medie imprese in difficoltà a causa del coronavirus», si legge su EasyGov.swiss. «Le organizzazioni di fideiussione riconosciute dalla Confederazione agevolano le Pmi nell’ottenimento di crediti bancari».

In breve, sono state previste due forme di aiuto: una con cui un’azienda può arrivare a chiedere al massimo 500 mila franchi svizzeri (oltre 473 mila euro, il 10 per cento del fatturato annuo al massimo), rispettando una serie di requisiti minimi; l’altra (il programma “Richiesta di credito Covid-19 Plus”) con cui si possono chiedere fino a 20 milioni di franchi (circa 19 milioni di euro, di nuovo al massimo il 10 per cento del fatturato annuo).

In totale, i requisiti per accedere alla forma più bassa di aiuto sono sette: per esempio, l’impresa – che non deve essere sottoposta a procedura di fallimento – deve registrare un calo del fatturato a causa dell’epidemia di Covid-19; deve avere sede in Svizzera; deve utilizzare il credito «esclusivamente per soddisfare le esigenze di liquidità correnti»; e il fatturato non deve superare i 500 milioni di franchi svizzeri (oltre 473,6 milioni di euro).

«I crediti fino a 500.000 franchi vengono erogati in breve tempo, senza eccessive formalità burocratiche, e garantiti al 100 per cento dalla Confederazione», spiega EasyGov. «Il tasso d’interesse su questi crediti ponte è attualmente pari allo 0 per cento».

Come sottolinea la stessa EasyGov, la pratica per la domanda di credito è sì veloce (richiede «circa 10 minuti»), ma non è automatica come dice Renzi: serve infatti una serie di passaggi (Figura 1).

Figura 1. Passaggi per richiedere l’aiuto alle imprese in Svizzera – Fonte: EasyGov

Bisogna scaricare l’accordo di credito in Pdf (qui disponibile), poi il documento cartaceo va compilato, firmato, scannerizzato e inviato tramite e-mail (o per posta) alla banca, che «verificherà l’accordo», dice EasyGov: «Se l’accordo è completo, il denaro vi verrà versato direttamente dalla banca».

Discorso analogo, con qualche step in più (per esempio un esame più approfondito della domanda da parte della banca), vale per l’accesso alla “Richiesta di credito Covid-19 Plus”. Anche in questo caso servono comunque diversi passaggi: nessuna «procedura automatica» (Figura 2). Tra l’altro, al 30 marzo 2020 (ore 18) questo servizio era limitato a causa di un guasto tecnico.

Figura 2. Passaggi per richiedere l’aiuto alle imprese in Svizzera (fino a 20 milioni di franchi svizzeri) – Fonte: EasyGov

In questo caso, i crediti ponte sono garantiti dalla Confederazione all’85 per cento; il resto è garantito dal contributo della banca finanziatrice.

Il tasso d’interesse applicato a questi crediti è in questo caso pari allo 0,5 per cento (e non dello 0 per cento, come abbiamo visto prima) per l’importo garantito dalla Confederazione.

Il verdetto

Secondo Matteo Renzi, durante l’emergenza coronavirus, il sostegno alle aziende da parte dello Stato italiano «deve essere fatto con una procedura automatica come in Svizzera, non con la cultura dei moduli».

Abbiamo verificato e le cose non stanno così.

È vero che la Svizzera ha adottato una serie di misure per assicurare velocemente il sostegno al credito per le imprese, ma non ci sono «procedure automatiche».

Collegandosi a un sito internet, scaricando e compilando un modulo, è possibile fare richiesta – in tempi rapidi, secondo l’amministrazione svizzera – per accedere agli aiuti, rispettando alcuni requisiti minimi.

Tutto questo però non avviene in automatico, come dice Renzi. “Pinocchio andante”, dunque, per l’ex presidente del Consiglio.

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