Roberto Speranza

I grandi Paesi Ue stanno adottando le stesse misure dell’Italia contro il coronavirus?

«Quasi tutti i Paesi europei, almeno quelli più importanti, hanno preso a modello le nostre misure» (min. 2:23)

Pubblicato: 18 mar 2020
Data origine: 17 mar 2020
Macroarea esteri

Il 17 marzo, ospite a DiMartedì su La7, il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto (min. 2:23) che «quasi tutti i Paesi europei, almeno quelli più importanti, hanno preso a modello le nostre misure» per contrastare l’emergenza del nuovo coronavirus (Sars-CoV-2).

Il giorno prima, su Facebook, il ministro aveva sottolineato un concetto simile, scrivendo che «i più importanti Paesi europei stanno adottando le stesse misure che l’Italia ha già varato».

Speranza dice la verità, o no? Abbiamo verificato e, al netto di qualche differenza, il ministro ha ragione.

I numeri in Europa

In base ai dati più aggiornati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), al 18 marzo 2020 i cinque Paesi europei più colpiti dall’epidemia del nuovo coronavirus erano: l’Italia (31.506 casi e 2.505 morti), la Spagna (11.178 casi e 491 morti), la Francia (7.730 casi e 175 morti), la Germania (7.156 casi e 13 morti) e il Regno Unito (1.950 casi e 60 morti).

In totale, su 31 Paesi analizzati, i casi in Europa in quella data erano 70.989, con 3.309 decessi.

Andiamo a vedere ora quanti, tra i quattro Paesi stranieri citati, hanno adottato misure di contenimento uguali a quelle italiane. Queste misure, lo ricordiamo, tra le altre cose prevedono su tutto il territorio nazionale una forte limitazione degli spostamenti personali (permessi solo per motivi di lavoro, necessità e salute) e la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, fatta eccezione per i supermercati, le farmacie e altre attività più specifiche (come i tabaccai).

Che cosa hanno fatto i principali Paesi europei

Spagna

Il 14 marzo scorso il governo spagnolo – guidato da una coalizione con a capo il socialista Pedro Sánchez – ha firmato un decreto per decretare lo “stato di allarme” (previsto da una legge del 1981), con cui sono state introdotte una serie di misure del tutto analoghe a quelle approvate dal governo Conte II in Italia.

Per la durata di 15 giorni (prorogabili), da sabato scorso in Spagna sono chiuse tutte le scuole, i bar e i ristoranti, i teatri, i musei e i cinema, e sono stati bloccati tutti gli eventi sportivi.

Come in Italia, i cittadini spagnoli possono spostarsi solo per motivi di necessità lavorativa o di salute, per poter rientrare nel proprio domicilio o per acquistare prodotti alimentari, farmaceutici o di prima necessità.

Anche in Spagna, infatti, restano aperti i supermercati e le farmacie, così come altre attività più specifiche, come i tabacchini e i negozi che vendono prodotti tecnologici.

Chi viola queste norme è passibile di sanzioni ed essere addirittura arrestato.

Francia

Il 16 marzo il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha annunciato in un discorso l’introduzione, dalle ore 12 del giorno seguente (martedì 17 marzo), di alcune norme per limitare in Francia gli spostamenti delle persone.

«Se vogliamo aiutarci a vicenda, dobbiamo restare a casa e limitare i contatti sociali», ha detto Macron, che il 12 marzo aveva già annunciato la chiusura di tutte le scuole e di tutte le università del Paese.

Come in Italia, anche in Francia si può uscire di casa solo per motivi di lavoro e di salute, o per fare acquisti di prima necessità, muniti di un modulo di autocertificazione (qui scaricabile) del tutto simile a quello italiano.

Pure le Faq del governo francese, con le domande più frequenti e le relative risposte su cosa è permesso o meno fare, ricordano molto quelle pubblicate sul sito ufficiale del governo italiano.

Tutti i negozi che non vendono prodotti di prima necessità sono chiusi dal 15 marzo, così come i ristoranti e i bar, anche se rimangono operativi sotto forma di servizi di ristorazione d’asporto (come in Italia). Discorso analogo vale per le discoteche, i cinema, i teatri e i musei, tutti chiusi, così come sono stati fermati gli eventi pubblici e quelli sportivi.

Germania

Come spiega il sito ufficiale del governo federale tedesco, il 16 marzo scorso la cancelliera Angela Merkel e i presidenti dei Länder hanno trovato un accordo per implementare una serie di misure contro il nuovo coronavirus, simili a quelle italiane, ma meno restrittive (anche rispetto a quelle adottate in Spagna e in Francia).

Ad oggi in Germania gli spostamenti delle persone non sono ancora stati limitati come nei due Paesi appena visti, ma il governo ha comunque deciso di chiudere i bar, i cinema, i teatri, le discoteche e gli impianti sportivi, così come gli assembramenti delle persone nelle chiese, nelle moschee e nelle sinagoghe.

Per quanto riguarda la chiusura delle scuole e delle università, questa scelta spetta ai singoli Länder, che come spiega il quotidiano tedesco Spiegel al 17 marzo avevano quasi tutti deciso per il blocco delle attività educative.

I ristoranti e le altre attività di ristorazione, in base alle norme annunciate il 16 marzo, possono rimanere aperti solo tra le 6 del mattino e le ore 18, mentre è possibile andare regolarmente nei supermercati, in farmacia e in altre attività specifiche, come i tabacchini.

Regno Unito

Al momento, il Regno Unito (uscito formalmente dall’Ue il 31 gennaio scorso) è il grande Paese europeo che ha adottato meno misure per contrastare l’emergenza coronavirus.

Negli ultimi giorni si è parlato molto, anche in Italia, di una possibile (e criticata) strategia del governo conservatore di Boris Johnson di puntare su una diffusione massiccia del nuovo coronavirus nella popolazione, facendo affidamento sulla cosiddetta “immunità di gregge”.

In parole semplici: nei giorni scorsi sembrava che il governo britannico sperasse che nel futuro prossimo si contagi una gran parte della popolazione e che questa, una volta guarita, riesca a sviluppare un’immunità dal nuovo coronavirus, rallentando con il tempo il numero dei contagi.

Al momento però sembra esserci poca chiarezza da parte del governo britannico, e del primo ministro Johnson, sui prossimi passi da prendere per contrastare l’emergenza in corso nel Paese.

Nella sua conferenza stampa sul coronavirus tenutasi il 16 marzo, Johnson ha raccomandato a chi ha sintomi riconducibili al nuovo coronavirus di restare in casa, così come a chi ha avuto contatti con potenziali contagiati. Le linee guida che contengono queste raccomandazioni sono state pubblicate anche sul sito del National health service britannico.

Secondo fonti stampa britanniche, la prossima settimana il Parlamento del Regno Unito dovrebbe approvare il cosiddetto Coronavirus bill, una serie di norme pensate, tra le altre cose, per potenziare il sistema sanitario e fornire poteri aggiuntivi al governo per introdurre nuove limitazioni per la popolazione.

Sempre il 16 marzo, sono stati sconsigliati – e dunque non vietati – gli spostamenti personali verso luoghi come i cinema o i ristoranti.

Per quanto riguarda le scuole, il governo non ha ancora preso delle misure vincolanti in merito, anche se alcuni istituti, come spiega la Bbc, hanno già deciso di chiudere, una decisione annunciata anche dal Galles e dalla Scozia a partire da venerdì 20 marzo.

Il verdetto

Secondo il ministro della Salute Roberto Speranza, i Paesi europei «più importanti» hanno approvato misure simili a quelle dell’Italia per contrastare il contagio del nuovo coronavirus.

Abbiamo verificato e Speranza ha quasi ragione.

Spagna e Francia hanno di fatto introdotto forti limitazioni agli spostamenti personali del tutto simili a quelli approvati nel nostro Paese, così come le chiusure della maggior parte dei negozi.

Anche la Germania ha iniziato ad annunciare misure di questa portata, lasciando però margini di decisione ai singoli Länder, mentre il Regno Unito di Boris Johnson – per ora – ha invitato la popolazione britannica a evitare il contatto sociale, non chiudendo però la maggior parte delle attività come avvenuto negli altri Paesi.

“C’eri quasi”, dunque, per Speranza.

Logo
Logo
Logo
Logo