Giorgia Meloni

Giorgia Meloni ha ragione sul confronto tra Italia e Austria

«Il cancelliere austriaco Kurz sa che l’Italia ha un Pil 5 volte superiore a quello austriaco? Che l’Italia è tra i maggiori contribuenti UE? Che dà più soldi di quanti ne riceve e non ha mai chiesto aiuto?».

Pubblicato: 16 set 2019
Data origine: 10 set 2019
Macroarea economia

Il 10 settembre 2019 Giorgia Meloni ha scritto sul proprio profilo Twitter che l’Italia ha un Pil di «5 volte superiore» rispetto a quello austriaco, che il nostro Paese «è tra i maggiori contribuenti Ue» e che dà all’Unione più soldi di quanti non ne riceva.

Queste precisazioni da parte della leader di Fratelli d’Italia arrivano in risposta ad un’intervista rilasciata dall’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz che aveva parlato del rischio dell’Italia di diventare una «seconda Grecia».

Meloni ha ragione? Abbiamo verificato.

Italia e Austria: Pil a confronto

Iniziamo dal Pil: davvero quello italiano è 5 volte quello austriaco?

Guardando ai dati Eurostat sul Pil in valore assoluto, Meloni ha sostanzialmente ragione. Nel 2018 il Pil italiano è infatti stato pari a quasi 1.760 miliardi di euro, quello austriaco a 386 miliardi. Un rapporto, dunque, di 4,6 a 1.

Come si vede nel grafico sottostante, un rapporto simile si è registrato anche negli anni precedenti.

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Grafico 1: Pil Italia e Austria 2013-2018 - Fonte: Eurostat

La questione cambia, però, se si guarda al Pil pro capite.

L’Italia è infatti un Paese nettamente più popoloso dell’Austria: coi sui 60,4 milioni di abitanti circa, ha quasi 6,8 volte il numero degli abitanti del piccolo Stato alpino (8,9 milioni di abitanti circa).

Dunque il Pil pro capite austriaco è stato nel 2018 nettamente superiore a quello italiano: 43.700 euro (dati 2018) contro 29.100 euro.

Il contributo italiano al bilancio Ue

Come risulta dal sito della Commissione europea dedicato al bilancio Ue, è vero che l’Italia sia tra i maggiori contribuenti Ue.

Il nostro Paese, infatti, con 15,2 miliardi di euro dati nel 2018 risulta il terzo contributore dietro a Francia e Germania. Questo dipende, come abbiamo spiegato in una nostra precedente analisi, dal fatto che gli Stati dell’Unione europea sono tenuti a contribuire al bilancio comunitario in proporzione al proprio Reddito Nazionale Lordo(Rnl), cioè il Pil aggiustato in base ai flussi di reddito tra Paesi. Visto che l’Italia è il terzo Rnl nell’Unione europea, risulta il terzo contributore lordo.

È poi vero che l’Italia dia più di quanto riceve. A fronte dei 15,2 miliardi di euro versati al bilancio comunitario nel 2018, ne ha ricevuti indietro 10,3 miliardi. Siamo dunque uno degli Stati “contributori netti” al bilancio Ue per circa 5 miliardi di euro.

In particolare, siamo i terzi nella Ue per contributo, dietro a Francia e Germania.

L’Austria, con 3,3 miliardi di euro circa dati e circa 2 miliardi ricevuti, è il sesto contributore netto (con 1,3 miliardi di euro).

Se mettiamo il contributo netto in relazione al Pil, l’Austria risulta però più generosa: il suo contributo netto è infatti pari allo 0,34 per cento del Pil, mentre quello dell’Italia è pari allo 0,28 per cento.

L’Italia e il Meccanismo europeo di stabilità

Meloni, nel suo tweet, scrive anche che l’Italia «non ha mai chiesto aiuto di chicchessia». Vediamo di capire di cosa sta parlando la presidente di Fratelli d’Italia.

A seguito della crisi sul debito sovrano, i Paesi dell’area euro hanno deciso di istituire dei meccanismi di aiuto per chi, tra di loro, si trovi in gravi difficoltà economiche. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes) in particolare, comunemente noto come “fondo salva-Stati”, è stato istituito a ottobre 2012 come versione permanente del precedente meccanismo di stabilizzazione, il Fondo europeo di stabilità finanziaria, che era temporaneo ed era stato creato a giugno 2010 per contrastare la montante crisi economica europea e la speculazione sui titoli del debito pubblico degli Stati membri.

Come abbiamo visto in una nostra precedente analisi, compito del Mes è fornire assistenza finanziaria a quei Paesi dell’area euro che sono in crisi economica e che, senza un intervento, rischierebbero di minare la stabilità europea. Per fare questo ha disposizione una vasta gamma di strumenti: prestiti con programmi di aggiustamento macro-economico, acquisti sul mercato primario, acquisti sul mercato secondario, linee di credito cautelative, prestiti per la ricapitalizzazione indiretta di banche, e ricapitalizzazione diretta di istituti.

Finora, sono otto i Paesi che hanno usufruito del Meccanismo europeo di stabilità, e tra questi non figura l’Italia.

Il verdetto

Le affermazioni di Giorgia Meloni sono formalmente corrette: il Pil italiano è circa il quintuplo di quello austriaco, è vero che siamo tra i maggiori contributori al bilancio Ue (terzi), che diamo più di quanto riceviamo e che non abbiamo mai chiesto l’assistenza dei fondi europei per gli Stati in difficoltà.

Tuttavia, per quanto riguarda il confronto con Vienna, non si può ignorare che l’Italia sia un Paese quasi sette volte più popoloso dell’Austria, e infatti il Pil pro capite degli austriaci è significativamente superiore.

In ogni caso, per la leader di Fratelli d’Italia un “Vero”.

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