Riccardo Fraccaro

Quanto ha sofferto l’edilizia italiana

«Un calo dell’occupazione [nell’edilizia] dal 2008 al 2017 pari addirittura a 539 mila persone. Nello stesso periodo si è registrata la flessione degli investimenti a livello nazionale [...] di cui oltre 65 miliardi proprio nel comparto delle costruzioni».

Pubblicato: 25 lug 2019
Data origine: 21 lug 2019
Macroarea economia

Il 21 luglio 2019, in un post sul Blog delle Stelle il ministro per i Rapporti con il Parlamento Fraccaro ha affermato, commentando il dato Istat sulla produzione delle costruzioni, che il settore dell’edilizia dal 2008 al 2017 ha perso più di mezzo milione di occupati («539 mila») e oltre 65 miliardi di investimenti.

Scopriamo se ha ragione.

Gli occupati nell’edilizia

Guardando ai dati Istat[1] del settore delle costruzioni, emerge che tra il 2008 al 2017 sono stati persi su base annuale 539 mila posti di lavoro nella fascia di popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni. Si tratta esattamente della cifra indicata dal ministro Fraccaro.

Queste cifre sono il risultato della differenza tra la media annuale del 2008 e la media annuale del 2017: l’Istat effettua infatti le rilevazioni su base trimestrale e ricava il dato annuale facendo la media dei quattro trimestri.

Una crisi europea

Gli stessi numeri sono ripresi nel rapporto “Edilizia, una crisi inarrestabile” pubblicato lo scorso 8 marzo dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro.

Si legge che la crisi ha interessato, dal 2008, in generale tutta l’Europa portando alla complessiva perdita di «3,4 milioni di posti di lavoro nel settore costruzioni». Il rapporto specifica che dal 2015 «gli altri Paesi europei hanno visto un aumento degli occupati nel settore edile» mentre l’Italia «ha continuato a perdere posti di lavoro e solo nel 2017 ha registrato un aumento».

Tabella 1: Variazione degli occupati tra il 2008 e il 2017 per settore economico - Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro su dati Eurostat

Il dato italiano è migliore soltanto rispetto a quello spagnolo dove 1,3 milioni di addetti, pari a una flessione del 54 per cento del totale, ha perso il posto di lavoro. Seguono l’Italia, con - 539 mila impiegati (pari al 28 per cento della forza lavoro totale), il Regno Unito (- 331 mila, il 12,8 per cento) e Francia (- 186 mila, -9,7 per cento). Solo in Germania è stato registrato un incremento di 238 mila unità, + 9,4 per cento.

Tra le cause indicate dall’Osservatorio circa il crollo di occupati in Italia, ci sono la dimensione delle imprese, spesso medio-piccole e poco competitive visto l’alto costo dei contributi sociali, l’elevato costo del lavoro e il calo degli investimenti pubblici e privati.

Il crollo degli investimenti nelle costruzioni

Riccardo Fraccaro ha anche dichiarato che tra il 2008 e il 2017 si è registrato un calo degli investimenti nelle costruzioni di 65 miliardi.

Ancora una volta l’affermazione del Ministro trova riscontro nei dati Istat[1]: i valori, concatenati con anno di riferimento 2010, mostrano[2] un passaggio degli investimenti totali di circa 357 miliardi di euro del 2008 a 286 miliardi del 2017.

Nella sola branca delle costruzioni, si è passati da oltre 194 miliardi nel 2008 a circa 129 nel 2017. Si tratta, quindi, di circa 65 miliardi come riportato da Fraccaro.

L’andamento degli investimenti sembra essere andato di pari passo con il calo degli occupati nel settore: su tutto il decennio si registra infatti una flessione con una lieve inversione del ciclo solo a fine 2017. Inoltre, anche in questo caso, il calo è più netto fra il 2011 e il 2013.

Che cosa sta succedendo ora

Nel suo intervento sul Blog delle Stelle Fraccaro scrive che «il trend di inizio 2019 è di fatto senza precedenti rispetto agli ultimi 5 anni». Senza che vada ad incidere sul verdetto della nostra analisi, cerchiamo di capire che cosa sta succedendo ora e se è corretto rivendicare un trend positivo.

Il grafico Istat relativo all’indice di produzione delle costruzioni è chiaro in merito.

Grafico 1: Indice della produzione delle costruzioni - Fonte: Istat[3]

Dalla seconda metà del 2018, dopo un quadriennio in cui l’indice è oscillato attorno al valore base 100 (con picco negativo nel gennaio 2017, valore 95,8), si è assistito ad una leggera risalita culminata nel febbraio 2019 quando l’indice ha toccato il valore di 107,1. In effetti, dei valori simili non venivano raggiunti da circa cinque anni (ottobre 2013).

I comunicati Istat di febbraio, marzo, aprile e maggio 2019 registrano un netto miglioramento rispetto agli stessi mesi dell’anno precedente. A febbraio 2019 è stato registrato un +7,7 per cento rispetto a dodici mesi prima, a marzo un +6,3 per cento, ad aprile un +4,2 per cento e a maggio un +2,0 per cento.

Ci sembra tuttavia prematuro parlare già di «trend senza precedenti negli ultimi 5 anni». Se quest’anno nei mesi di febbraio (107,1) e marzo (106,5) si sono raggiunti valori che non si toccavano da tempo, ad aprile 2019 si è registrato un calo di più di 3 punti (103,2) in linea con il dato di maggio (103,1).

Il verdetto

Riccardo Fraccaro ha detto che dal 2008 al 2017 nel settore delle costruzioni si è perso oltre mezzo milione di posti di lavoro («539 mila») e che c’è stato un calo degli investimenti per oltre 65 miliardi di euro.

I dati messi a disposizione dall’Istat e ripreso dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del Lavoro confermano quanto riportato dal Ministro: tra il 2008 e il 2017 gli impiegati del settore sono diminuiti di 539 mila unità e i finanziamenti in costruzioni di circa 65 miliardi di euro (dai 194 miliardi di euro del 2008 ai 129 miliardi di euro del 2017).

Riccardo Fraccaro merita quindi un “Vero”.


[1] Lavoro e retribuzioni → Offerta di lavoro → Occupazione → Occupati (migliaia) → Macrosettori economici → posizione professionale, età.

[2] Conti nazionali → Conti e aggregati economici nazionali annuali → Investimenti fissi lordi per tipo di investimento e branca unitaria, selezionare dalla voce Valutazione “valori concatenati con anno di riferimento 2010”.

[3] Selezionare “Produzione costruzioni”.

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