Matteo Salvini

Flat tax all’ungherese

«In Ungheria le tasse sulle imprese sono al 9 per cento e sulle persone fisiche al 15 per cento, e l’Ungheria cresce del 5 per cento». (min. 59’ 27’’)

Pubblicato: 17 mag 2019
Data origine: 15 mag 2019
Macroarea economia

Il 15 maggio 2019, ospite a Mezz'ora in più su Rai3, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha parlato (min. 59:27) della tassazione e della crescita dell'Ungheria.

Secondo il leader della Lega – che aveva già affrontato la questione lo scorso agosto – l’Ungheria, oltre a registrare una crescita del 5 per cento, ha una tassa sulle imprese pari al 9 per cento e sulle persone fisiche del 15 per cento.

Il vicepresidente del Consiglio, dunque, lascia intendere che un basso livello delle tasse in Ungheria abbia favorito il positivo andamento della sua economia. In questa analisi non ci concentriamo su questo aspetto – complesso da un punto di vista economico – ma verifichiamo se i numeri sono corretti e che cosa non dice Salvini sull'economia di Budapest.

Le «tasse sulle imprese»...

A partire dal 1° gennaio 2017 la tassazione sul reddito delle società in Ungheria è stata riformata profondamente. Si è infatti passati da un sistema di aliquote che variava dal 10 per cento al 19 per cento - introdotto dallo stesso governo Orbán dopo le elezioni del 2010 - a una flat tax al 9 per cento.

Secondo i dati Ocse relativi al 2019, questo valore è l’aliquota totale d’imposta sul reddito delle imprese più bassa a livello europeo.

Grafico 1: Tasse sulle imprese – Fonte: Ocse

...e «sulle persone fisiche»

In Ungheria, dal 1° gennaio 2016 l’aliquota dell’imposta sulle persone fisiche è stata abbassata di un punto percentuale rispetto all'anno precedente, passando dal 16 per cento al 15 per cento.

Secondo i dati Ocse relativi al 2019, insieme all’Ungheria anche altri Paesi prevedono una flat tax per le persone fisiche. Si tratta della Repubblica Ceca (al 15 per cento), dell’Estonia (al 20 per cento) e della Lettonia (al 23 per cento).

In Italia la tassa sulle persone fisiche (Irpef) varia dal 23 al 43 per cento a seconda del reddito percepito.

Quanto vale l’Iva in Ungheria?

Le due flat tax, sulle imprese e sulle persone fisiche, sono i capisaldi della riforma fiscale voluta dal governo Orbán. Una riforma che aveva l’obiettivo di spostare il peso della fiscalità dalle imprese e grandi redditi ai consumi: l’Iva in Ungheria si attesta infatti al 27 per cento, la più alta fra i Paesi Ocse.

Grafico 2: Iva Paesi Ocse per il 2019 – Fonte: Ocse

Nel 2017 il governo ungherese ha ridotto l’Iva dal 27 per cento al 5 per cento per alcuni alimenti di base, come il latte fresco, le uova e il pollame. Dal 2018 la stessa riduzione è stata introdotta anche per la carne di maiale e il pesce. Altro settore che ha visto una riduzione dell'Iva è quello dei servizi Internet che è passato dal 18 per cento al 5 per cento.

Se guardiamo all'Italia, scopriamo che sui beni alimentari citati per l’Ungheria (e, quindi, pollame, latte, uova, frattaglie, pesce e così via) dalla fine degli anni Ottanta si applica un’aliquota Iva ridotta al 4 per cento (d.p.r. 633/1972, Tabella A, parte II).

Quanto cresce l'Ungheria?

Secondo i dati Eurostat, il Pil dell’Ungheria è cresciuto del 4,9 per cento nel 2018, dopo il 4,1 per cento del 2017 e il 2,3 per cento del 2016. La media degli Stati membri nel 2018 è stata del 2 per cento.

L’Ungheria ha registrato nel 2018 uno tra i tassi di crescita del Pil più alti, preceduta solo dall’Irlanda (6,7 per cento), da Malta (6,6 per cento) e dalla Polonia (5,1 per cento).

Tutto bene quindi?

Riassumendo: in primo luogo, le flat tax adottate dal governo Orbán fanno il paio con l’imposta sui consumi più alta fra i Paesi Ocse, che non essendo progressiva – cioè gravando su tutti allo stesso modo – colpisce in misura maggiore i redditi medi e bassi.

Inoltre, Salvini fa riferimento al sistema fiscale ungherese come esempio virtuoso e modello da imitare contro «i limiti e vincoli europei» (min -13’ 04’’). Pur non essendo oggetto della nostra verifica, vale la pena notare che in questo caso l’Unione europea c’entra poco. Al contrario, è proprio la mancanza di un’armonizzazione della tassazione sulle imprese e persone fisiche a livello europeo che permette a Paesi membri come l’Ungheria di praticare, di fatto, una competizione giocata sulla tassazione, funzionale ad attrarre imprese e capitali nello spazio del mercato comune, con un inevitabile dumping fiscale che danneggia gli altri Stati membri.

Nelle raccomandazioni del 23 maggio 2018, il Consiglio dell’Unione europea ha infatti denunciato la pratica fiscale aggressiva del governo ungherese, responsabile di distorcere la concorrenza fra imprese all’interno del mercato comune e di non garantire un trattamento equo fra i contribuenti.

In conclusione, proprio la flat tax introdotta da Orbán sta portando un numero rilevante di imprese italiane a trasferire la propria attività e sede fiscale in Ungheria, facendo dell’Italia una delle prime vittime della strategia fiscale aggressiva del governo ungherese.

Il verdetto

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto che in Ungheria la tassa sulle imprese è al 9 per cento, che quella sulle persone fisiche è al 15 per cento e che il Paese ha registrato una crescita del 5 per cento.

Senza entrare nel merito se una bassa tassazione abbia favorito questa crescita, abbiamo verificato come il leader della Lega riporti tre dati corretti. Dal 1° gennaio 2017 le imprese ungheresi sono tassate al 9 per cento e l’aliquota sulle persone fisiche è, dal 1° gennaio 2016, al 15 per cento. Nel 2018 il Pil ungherese ha effettivamente registrato una crescita di 5 punti percentuali.

In conclusione, Salvini merita un “Vero”.

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