Luigi Di Maio

Davvero il M5s ha cancellato gli incentivi per gli inceneritori?

«C'era una norma, approvata dal Governo Renzi e dal Pd, che prevedeva una proroga degli incentivi per gli inceneritori fino al 2021. Grazie a un emendamento del M5s tutto questo sarà evitato. [...] Era già stata aperta da mesi una procedura di pre-infrazione da parte dell'Eu che grazie al M5s è stata scongiurata»

Pubblicato: 24 mag 2019
Data origine: 23 apr 2019
Macroarea ambiente

Il 23 aprile 2019, il vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio ha scritto sul proprio profilo Facebook che un emendamento del M5s permetterà l’abrogazione degli incentivi per gli inceneritori. Questi, scrive Di Maio, erano stati prorogati fino 2021 da una norma del governo Renzi. Secondo il leader del M5s sarà così evitata «una procedura di pre-infrazione» avviata dall’Europa alcuni mesi fa.

Il leader del M5s ha ragione? Abbiamo verificato.

Dove si trova «l’emendamento del M5s»?

Il 16 aprile 2019 il Senato ha approvato in via definitiva la cosiddetta “legge europea” per il 2018. Questa legge è, insieme alla “legge di delegazione europea”, uno dei principali strumenti normativi con cui il Parlamento italiano garantisce periodicamente che la legge italiana si adegui all’ordinamento europeo. Contiene, in genere, un insieme di norme che modificano la legislazione italiana perché non sia in contrasto con quella Ue.

Proprio in questo documento si trova l’emendamento di cui parla Di Maio.

Che cosa aveva previsto il governo Renzi?

Vediamo come interviene la legge europea su quanto deciso in passato. L’articolo 21 di quella norma prevede l’abrogazione di tre commi (149, 150 e 151) dettati dalla legge di Stabilità per il 2016 (legge 208/2015), approvata dal Parlamento quando Matteo Renzi era presidente del Consiglio.

Come spiegava nel 2016 il dossier del Senato, i commi in questione estendevano fino al 31 dicembre 2020 gli incentivi destinati agli «impianti per la produzione di energia elettrica alimentati da biomasse, biogas e bioliquidi sostenibili».

Apriamo una piccola parentesi: Di Maio sbaglia, quindi, a parlare genericamente di «inceneritori».

La norma riguarda, più in generale, gli impianti a bioenergie. Come hanno comunicato a Pagella Politica degli esperti del settore, fra gli impianti a bioenergie, ci sono i termovalorizzatori, impianti alimentati da rifiuti urbani, ma diversi rispetto agli inceneritori, specialmente per quanto riguarda l’impatto ambientale. A differenza degli inceneritori, strutture vecchie e non più in costruzione, i termovalorizzatori non si limitano a bruciare i rifiuti, ma producono energia elettrica grazie alla combustione e sono provvisti di sistemi di filtraggio per le ceneri e i fumi.

Torniamo alla legge di Stabilità 2016.

Il comma 151 prevedeva che i proprietari degli impianti dovessero fornire al Ministero per lo Sviluppo economico, entro il 27 dicembre 2017, la documentazione necessaria a dimostrare di rientrare nei criteri definiti dall’Ue per la legittimità degli aiuti di stato in ambito ambientale. L’erogazione del contributo era infatti «subordinata alla decisione favorevole della Commissione europea in esito alla notifica del regime di aiuto».

Per capire cosa significa, bisogna fare un passo indietro e analizzare la disciplina sugli aiuti di Stato in Europa.

La norma europea

Il Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (Tfue) stabilisce (art. 107) il principio di divieto di concessione degli aiuti di Stato alle imprese, se questi aiuti possono alterare la concorrenza del mercato interno e incidere sugli scambi tra gli Stati membri in contrasto con gli interessi comuni.

Nonostante ciò, nello stesso articolo, vengono previsti dei criteri di compatibilità tra gli aiuti di Stato e il mercato interno. In particolare, tra questi, possono essere considerati compatibili con il mercato interno gli aiuti destinati ad agevolare lo sviluppo di alcune attività economiche all’interno dell’Ue.

Ai sensi dell'articolo 108 del Tfue, la Commissione europea ha il compito di esaminare gli aiuti di Stato concessi dagli Stati membri in modo da garantire che essi non ostacolino la concorrenza. La procedura prevede che lo Stato membro che intende definire o modificare una misura di aiuto debba notificarla alla Commissione. Successivamente, quest’ultima ne valuta l’ammissibilità. Se la misura non è compatibile o è attuata in modo abusivo, la Commissione emana una decisione in base alla quale lo Stato membro deve, entro un certo termine, sopprimere o modificare la misura. Se invece la valutazione è positiva, le misure possono essere attuate.

Come funziona per ambiente ed energia

Nel caso specifico degli aiuti a favore dell’ambiente e dell’energia, di cui ci stiamo occupando, i criteri sono definiti nella comunicazione della Commissione 2014/C 200/01.

Grazie a questo testo, è possibile comprendere che cosa motiva l’esigenza di incentivi: si legge, infatti, che «a differenza della maggior parte delle altre fonti energetiche rinnovabili, la biomassa richiede investimenti relativamente contenuti ma comporta costi operativi maggiori. Costi operativi più elevati possono precludere la capacità di esercizio di un impianto alimentato a biomassa anche dopo l’ammortamento dell’impianto, poiché i costi operativi variabili possono essere più elevati dei ricavi (il prezzo di mercato)».

In altri termini, l’ammodernamento di un impianto per il funzionamento con la combustione di biomasse ha un costo per il proprietario che non viene automaticamente compensato dai successivi guadagni.

La proroga

Dunque, tornando ai nostri incentivi, i produttori (secondo quanto stabilito dalla legge di Stabilità 2016), che ne volessero beneficiare avrebbero dovuto inoltrare al Ministero dello Sviluppo economico la documentazione necessaria a dimostrare di aver effettuato i lavori di ristrutturazione e di dover affrontare costi operativi ancora superiori al prezzo di mercato.

Come abbiamo visto, la proroga sarebbe scaduta il 31 dicembre 2020. Luigi Di Maio è quindi impreciso quando parla di un’estensione «fino al 2021» - a meno che non intendesse «fino all’inizio del 2021».

Il vicepremier ha senz’altro ragione nel dire che l’abrogazione degli incentivi è stata inserita nella legge europea 2018 grazie a un emendamento presentato dal M5s. L’articolo 21, in cui si prevede la cancellazione degli incentivi, è infatti stato introdotto nel testo del provvedimento come emendamento 12.0.2, a prima firma della senatrice Wilma Moronese (M5s), approvato in commissione Ambiente alla Camera nel corso della prima lettura del disegno di legge, il 29 novembre 2018.

Esisteva una procedura di pre-infrazione?

Secondo Di Maio, l’irregolarità degli incentivi previsti per gli impianti alimentati da biomasse aveva portato già «da mesi» all’apertura «una procedura di pre-infrazione da parte dell’Europa», ora scongiurata dall’intervento legislativo della maggioranza.

Questo aspetto è difficile da verificare con assoluta certezza. Vediamo perché.

Di che cosa stiamo parlando

Come indicato dal Dipartimento per le Politiche europee, spesso la legge europea è utile per intervenire sulla base di rilievi mossi dalla Commissione «nell’ambito di procedure di infrazione o di procedure di pre-infrazione». Queste ultime vengono gestite tramite il sistema Eu Pilot, di cui ci siamo già occupati.

L’Eu Pilot è una piattaforma utilizzata per lo «scambio di informazione informale» fra la Commissione e gli Stati membri.

Lo scambio precede la fase dell'infrazione: a questo stadio la Commissione esprime i propri dubbi e riceve risposta dallo Stato membro. È quindi una fase precedente al pre-contenzioso e al contenzioso con l’Unione europea, in cui si tenta di evitarlo.

Le comunicazioni all’interno dell’Eu Pilot non sono pubbliche: il portale è gestito dalla Struttura di missione per le procedure d’infrazione alle dipendenze del ministro per gli Affari europei, che provvede a informare le amministrazioni interessate nei vari casi.

Nell’elenco degli obiettivi raggiunti con la legge europea 2018, la questione degli incentivi non è menzionata fra le procedure Eu Pilot di «pre-infrazione», ma nei contenziosi sugli aiuti di Stato illegali.

E quindi?

Come riporta il dipartimento per le Politiche europee, con la legge europea del 2018 è stata risolto il Caso State Aid 48926 (2017/N) che sembra avere molto in comune con la questione mossa da Di Maio. Il tema trattato era, infatti, l’«abrogazione delle disposizioni recanti l’estensione del periodo di incentivazione per gli impianti a biomasse, biogas e bioliquidi»; in altre parole, quindi, la fine degli incentivi per gli impianti a biomasse, biogas e bioliquidi.

Si tratterebbe, dunque, di un possibile precedente che testimonia come gli incentivi non trovino l’approvazione dell’Unione europea.

Ad avvalorare questa interpretazione è la relazione del senatore Ettore Licheri, relatore del provvedimento in prima lettura al Senato. Il regime agevolativo per gli inceneritori «è stato valutato incompatibile con la normativa europea sugli aiuti di Stato, dalla Commissione europea nel caso SA.48926 (2017/N)», nello specifico per quanto riguarda «la definizione di un livello fisso dell’incentivo e uguale per tutti gli impianti, l’incongruenza del livello di incentivazione previsto e l’assenza di un meccanismo di controllo sistematico del regime».

Non è stato possibile consultare i documenti del Caso State Aid 48926 (2017/N). Non sono infatti presenti nell’area di ricerca del sito della Commissione europea dedicato ai contenzioni di Stato. Abbiamo contattato sia la Commissione europea sia il dipartimento per le Politiche europee ma non abbiamo ancora ottenuto risposta.

Tiriamo le fila

Dunque, riprendendo la dichiarazione rilasciata dal vicepresidente del Consiglio, la situazione è la seguente.

Di Maio è molto impreciso quando parla di «inceneritori». La legge di Stabilità 2016 riguardava gli impianti a bioenergie di cui, come abbiamo visto, fanno parte i termovalorizzatori, ma non gli inceneritori. Potrebbe non essere solo una svista terminologica: annunciare di aver cancellato gli incentivi per gli inceneritori, assai più inquinanti dei termovalorizzatori, ha un impatto comunicativo maggiore per un movimento politico che si propone come ambientalista. Tuttavia, la norma cancellata non ha nulla a che fare con gli inceneritori, come abbiamo verificato.

Se è poi vero che il M5s è responsabile dell’emendamento relativo agli incentivi (a firma della senatrice Wilma Moronese), può essere impreciso affermare che con il governo Renzi la «proroga degli incentivi per gli inceneritori» era prevista fino al 2021. In realtà, era prevista fino al 2020.

È poi impossibile verificare con certezza se - e soprattutto in che termini - una procedura di pre-infrazione fosse già stata avviata dall'Ue, visto che le informazioni contenute nel sistema Eu Pilot non sono pubbliche.

Il verdetto

Luigi Di Maio ha dichiarato che la cancellazione degli incentivi per gli inceneritori, previsti fino 2021 da una norma introdotta dal governo Renzi, è stata ottenuta grazie a un emendamento del M5s.

Il leader del M5s sbaglia, e non di poco, a parlare di inceneritori. La norma a cui fa riferimento riguarda impianti a bioenergie, che sono una cosa molto diversa (anche dai termovalorizzatori). Il leader del M5s ha invece ragione a sostenere che l’abrogazione sia effetto di una proposta di modifica del suo partito.

Inoltre, secondo il ministro del Lavoro, una procedura di pre-infrazione sul tema era già stata avviata dall’Europa da mesi. Quest'ultimo aspetto non è verificabile, soprattutto per quanto riguarda i dettagli. Da quanto riporta il Dipartimento per le politiche europee sembra che una procedura fosse in corso - il caso State Aid 48926 (2017/N) - ma non possiamo sapere se la cancellazione degli incentivi fosse l'unica strada percorribile secondo la Commissione.

Nel complesso dunque Luigi Di Maio merita un “Nì”.

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