Matteo Salvini

Solo un morto recuperato nel Mediterraneo nel 2019? No, Salvini sbaglia

«Sai quanti sono stati i morti recuperati nel Mediterraneo quest’anno? Uno. Solo uno».

Pubblicato: 18 mar 2019
Data origine: 17 mar 2019
Macroarea questioni sociali

Il 17 marzo, ospite a Domenica Live su Canale 5, Matteo Salvini ha rivendicato (min. 01:56:00) i successi del governo in tema immigrazione.

Secondo il ministro dell’Interno, al calo degli sbarchi è corrisposto un drastico calo dei migranti morti in mare. A una domanda della conduttrice Barbara d’Urso, il leader della Lega ha infatti risposto: «Sai quanti sono stati i morti recuperati nel Mediterraneo quest’anno? Uno. Solo uno».

L’espressione «recuperati» di Salvini è però fuorviante, perché lascia intendere che questo sia anche il numero totale dei migranti morti in mare quest’anno.

Ma quanti sono stati davvero i decessi nel Mediterraneo quest’anno? Quanti cadaveri sono stati recuperati? Abbiamo verificato la frase del ministro, e la statistica riportata è fuorviante, come già successo a inizio gennaio, quando Salvini era stato ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta su Rai 1.

Quanti sono stati i morti nel Mediterraneo?

Ogni giorno, il Ministero dell’Interno pubblica sul suo sito il “Cruscotto statistico giornaliero” con i dati del Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione sugli sbarchi e l’accoglienza dei migranti in Italia.

Al 18 marzo 2019, i migranti sbarcati nel nostro Paese da inizio anno sono stati 348, il 94,35 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2018, quando ne erano arrivati 6.161. Nel 2017, il numero degli sbarchi era stato ancora più alto: 16.328, il 62,3 per cento in più rispetto all’anno dopo e il 97,9 per cento in più rispetto ai primi due mesi e mezzo del 2019.

Il “Cruscotto statistico giornaliero” non fornisce però statistiche ufficiali del Ministero dell’Interno sui migranti morti nel Mediterraneo, dato a cui fa riferimento Salvini.

La fonte più autorevole in questo ambito è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), la principale organizzazione intergovernativa nel mondo in ambito migratorio, collegata alle Nazioni Unite.

Secondo l’Oim, dal 1° gennaio al 18 marzo 2019 i morti nel Mediterraneo sono stati 234, di cui 152 nella rotta centrale, quella percorsa dai migranti per arrivare in Italia dalla Libia o dalla Tunisia. A gennaio i morti sono stati 208, 17 a febbraio e 9 a marzo.

In totale, nel mondo, da inizio anno i migranti (inclusi richiedenti asilo e rifugiati) morti per scappare dal proprio Paese d’origine sono stati, secondo l’Oim, 458, dato che renderebbe il Mediterraneo l’area dove muoiono più persone.

Ma da dove provengono queste cifre?

Quali sono le fonti?

Nel 2013 – a seguito del naufragio al largo di Lampedusa del 3 ottobre, dove morirono quasi 370 persone – l’Oim ha avviato il progetto Missing Migrants, con l’obiettivo di monitorare e documentare tutti i casi di migranti morti o dispersi nel mondo.

Raccogliere dati in questo ambito non è per nulla semplice, come spiega la stessa Oim nella sezione “Metodologia” sul sito del progetto.

Innanzitutto, trattandosi di un fenomeno irregolare, una parte delle morti o delle scomparse avviene senza che nessuno ne sappia nulla. Spesso i cadaveri vengono ritrovati dopo diverso tempo e non vengono segnalati alle autorità.

In particolare, quando si parla di naufragi, subentra l’impossibilità di recuperare i corpi delle persone morte, così come l’estrema difficoltà di conoscere il numero esatto delle persone presenti su un’imbarcazione prima di un affondamento.

Di conseguenza, l’Oim ha strutturato una propria metodologia per rendere le sue stime le più affidabili possibili. I dati in suo possesso rimangono comunque delle stime, come conferma il fatto che per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) i morti nel Mediterraneo da inizio 2019 sarebbero stati 278, più di quelli indicati dall’Oim.

Il progetto Missing Migrants fa uso di più fonti: i suoi dati provengono infatti dalle autorità nazionali (come i ministeri), dalle missioni sul campo dell’Oim, dai giornalisti e i media, dalle strutture di accoglienza e dalle organizzazioni non governative.

Nel database dell’Oim (qui scaricabile in diversi formati), a ogni incidente – o naufragio, nel caso specifico del Mediterraneo – viene assegnato un numero da 1 a 5 che indica la qualità della fonte (source quality).

«Gli incidenti di livello 1 sono basati solo sulle informazioni provenienti dai media», spiega l’Oim sul sito ufficiale del progetto. «Quelli di livello 2 sono basati su testimonianze non verificate di testimoni oculari o dalle risposte dei sopravvissuti. Gli incidenti di livello 3 sono basati sulle informazioni di più media, mentre quelli di livello 4 sono basati sulle informazioni di almeno una Ong, di un’organizzazione internazionale (Igo) o di un altro soggetto umanitario con una conoscenza diretta di quanto accaduto. Gli incidenti di livello 5, infine, sono basati sull’informazione proveniente da fonti ufficiali, come quelle governative o dei medici che hanno eseguito autopsie, o da più organizzazioni umanitarie».

Che cosa dicono i numeri più affidabili?

Sebbene non si abbiano numeri certi, non è vero che nel 2019 i morti nel Mediterraneo sono stati «solo uno», come lascia intendere la frase di Salvini, che però parla di «morti recuperati». Ma anche in questo caso, il dato non è corretto.

Il database dell’Oim sul 2019 (qui scaricabile) contiene i dati su oltre 30 incidenti avvenuti nel Mediterraneo. Di questi, solo quattro sono di livello 5 – ossia quelli con le statistiche più affidabili, perché verificate da più fonti – mentre la maggior parte sono di livello 4.

Tra questi, ci sono un naufragio avvenuto al largo delle coste libiche a gennaio – le cui stime dell’Unhcr parlano di 117 morti per annegamento – e quello più recente, avvenuto in Grecia a inizio marzo, con tre morti accertati dalla Guardia costiera greca, tra cui due bambini.

Altri esempi: a febbraio, il cadavere di un bambino è stato recuperato lungo le coste dell'Algeria, mentre altri due corpi di donne sono stati ritrovati in Marocco.

A che cosa fa riferimento Salvini?

L’ufficio stampa del Ministero dell’Interno, contattato da Pagella Politica, ha spiegato a che cosa fa riferimento il leader della Lega quando parla di un solo morto recuperato nel Mediterraneo.

Il 10 gennaio 2019, 50 migranti di nazionalità curda e irachena sono sbarcati a Crotone, in Calabria, dove le forze dell’ordine hanno arrestato due cittadini russi, accusati di essere gli scafisti. Tra le persone sbarcate, mancava però un cittadino iracheno, dato per disperso.

Undici giorni dopo, il 21 gennaio, fonti locali hanno dato la notizia del ritrovamento di un cadavere, che come ha confermato a Pagella Politica il Ministero dell’Interno era quello del disperso nello sbarco di Crotone.

Il verdetto

Secondo Matteo Salvini, quest’anno nel Mediterraneo sarebbe stato recuperato soltanto un migrante morto nel tentativo di raggiungere l’Europa.

Probabilmente il ministro dell’Interno voleva fare riferimento solo ai cadaveri recuperati lungo le coste italiane, e in particolare a quello del cittadino iracheno morto al largo della Calabria a gennaio 2019.

Ma la sua dichiarazione resta fuorviante e il dato da lui citato sbagliato, come dimostrano le fonti internazionali più affidabili nell’ambito dell’immigrazione.

È vero che rispetto al 2018 gli sbarchi sono diminuiti, come già avvenuto nello stesso periodo dell’anno scorso rispetto al 2017, ma continuano a esserci morti in mare, con un aumento del tasso di mortalità in proporzione alla diminuzione degli arrivi.

Secondo l’Oim, da inizio anno i morti nel Mediterraneo sono stati oltre 230, un dato che resta comunque una stima, sebbene basata su una metodologia che comprende diverse fonti, tra cui quelle governative.

Sui corpi ufficialmente recuperati nel Mediterraneo, le statistiche più affidabili dell’Oim confermano che nel 2019 sono stati molti più di uno, sebbene non determinabili con precisione.

In conclusione, Salvini merita un “Panzana pazzesca”.

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