Roberto Speranza

L’Italia e lo smaltimento dei rifiuti: quanto siamo vicini agli obiettivi europei?

«Esistono delle normative europee che definiscono target obbligatori di riciclo del 65% nel 2025 e del 70% nel 2030 con il divieto di bruciare rifiuti riciclabili».

Pubblicato: 29 nov 2018
Data origine: 19 nov 2018
Macroarea ambiente

Il deputato di Liberi e Uguali Roberto Speranza ha criticato l’operato dell’attuale governo nel campo della gestione rifiuti e ha fatto riferimento ad alcune normative europee che fisserebbero degli obiettivi di riciclo per i Paesi membri.

Gli Stati europei dovrebbero, secondo quanto dichiarato da Speranza, riciclare almeno il 65 per cento dei propri rifiuti entro il 2025 e almeno il 70 per cento entro il 2030, astenendosi dal bruciare la spazzatura destinata al riciclo.

Abbiamo verificato.

Le norme europee sull’“economia circolare”

Nella prima parte del 2018, l’Unione Europea ha adottato alcune direttive che obiettivi per la gestione dei rifiuti urbani all’interno dei Paese membri.

Secondo le norme comunitarie, i Paesi europei dovranno aumentare la percentuale di rifiuti urbani riciclati al 55 per cento nel 2025, al 60 per cento nel 2030 e al 65 per cento nel 2035. Bisognerà inoltre raggiungere una percentuale di riciclo degli imballaggi del 65 per cento nel 2025 e del 70 per cento nel 2030. Infine, i rifiuti urbani smaltiti in discarica dovranno essere al massimo il 10 per cento del totale nel 2035.

Le percentuali citate da Roberto Speranza sarebbero dunque corrette se riferite ai soli imballaggi, che però costituiscono solo una parte del totale dei rifiuti urbani. Gli obiettivi generali sono meno ambiziosi.

Misure contro l’incenerimento dei rifiuti

Sebbene l’Ue non imponga un divieto esplicito, il testo della direttiva sui rifiuti urbani impone agli Stati membri di prendere misure che evitino l’incenerimento dei rifiuti destinati al riutilizzo o al riciclo. Una norma che conferma quindi in parte l’affermazione di Speranza.

Inoltre, sia la direttiva relativa ai rifiuti urbani sia quella inerente agli imballaggi affermano che ciò che non viene riutilizzato come materiale o prodotto - e che viene invece impiegato per generare energia o carburante (come accade nei termovalorizzatori) - non può essere conteggiato al fine di raggiungere i target di riciclo. Per questo motivo, la porzione di rifiuti che può essere trasformata dai termovalorizzatori e non riciclata va di anno in anno restringendosi.

Due precisazioni

A questo punto è necessario fare alcune precisazioni.

In primo luogo, queste norme vengono introdotte attraverso delle direttive europee. A differenza dei regolamenti europei, le direttive non sono direttamente efficaci all’interno dell’ordinamento dei Paesi membri. Quindi sarà compito degli stessi Stati adottare leggi che implementino le misure approvate dall’Ue, adattando queste norme allo stato e ai limiti della gestione dei rifiuti di ogni Paese.

Per fare un esempio, la direttiva sui rifiuti urbani prevede che i Paesi in ritardo sul raggiungimento degli obiettivi prefissati per i prossimi anni possano posporre il raggiungimento di questi target per un periodo che arriva fino a 5 anni.

In secondo luogo, queste norme si applicano ai soli rifiuti urbani. Nonostante l’Ue sottolinei il loro impatto sulla gestione dei rifiuti in generale, questi costituiscono solamente tra il 7 per cento e il 10 per cento del totale dei rifiuti prodotti nell’Unione.

I rifiuti urbani sono infatti unicamente quelli che vengono prodotti dalle abitazioni, oppure da altre entità che generino spazzatura che sia simile per natura e composizione a quella derivante delle abitazioni.

La restante parte è composta dai rifiuti che il nostro sistema definirebbe semplicemente come rifiuti speciali ma che Eurostat divide invece accuratamente a seconda della categoria economica di produzione. Per fare un esempio, nel 2014 solo l’8,3 per cento dei rifiuti in Europa erano di natura urbana, mentre il 34,7 per cento e il 28,1 per cento di essi erano dovuti rispettivamente ad attività di costruzione e attività minerarie/di scavo.

Quanto rifiuti urbani ricicla il nostro Paese

Secondo i dati pubblicati dal Parlamento Europeo, l’Italia è vicina al target di riciclo dei rifiuti urbani del 55 per cento fissato dall’Unione per il 2025. Nel 2016, infatti, la percentuale di riciclaggio e compostaggio era pari al 51 per cento del totale, solamente 4 punti percentuali in meno rispetto all’obiettivo.

Al contrario, nel 2016 c’era ancora molta strada da fare per quanto concerne i rifiuti smaltiti in discarica. Il totale dei rifiuti urbani smaltiti in quel modo era infatti pari al 28 per cento del totale, 18 punti in più del target del 10 per cento stabilito dall’Ue per il 2035.

Infine, per quanto riguarda gli imballaggi, il nostro Paese nel 2016 ha riciclato il 67,1 per cento dei materiali emessi nel mercato. La restante parte è stata o trasformata in energia (11,2 per cento nel 2016), oppure smaltita (21,8 per cento [1] nel 2016). Dato che il target di riciclo degli imballaggi per il 2025 pari al 65 per cento del totale prodotto, siamo già oltre 2 punti percentuali rispetto al primo obiettivo fissato dall’Unione.

Grafico 1: Percentuale di imballaggi riciclati o trasformati in energia per il periodo 2012-2016 rispetto ai vecchi target Ue – Fonte: Ispra su dati Conai e Consorzi di filiera

Il verdetto

Roberto Speranza ha dichiarato che l’Europa ci impone di riciclare almeno il 65 per cento dei nostri rifiuti entro il 2025 e il 70 per cento entro il 2030, proibendoci allo stesso tempo di incenerire i rifiuti destinati al riciclo.

Come abbiamo visto, l’Unione Europea ha stabilito che i Paesi membri dovranno riciclare il 55 per cento dei rifiuti urbani nel 2025, il 60 per cento nel 2030 e il 65 per cento nel 2035. Le percentuali più elevate a cui si riferisce Speranza (65 per cento nel 2025 e 70 per cento entro il 2030) sarebbero corrette se riferite ai soli imballaggi. Questi costituiscono però solamente una parte dei rifiuti urbani, a loro volta circa il 10 per cento del totale dei rifiuti prodotti nell’Unione europea.

Il deputato di Liberi e Uguali ha invece in parte ragione quando afferma che i rifiuti destinati al riuso o al riciclo non possono essere inceneriti (la normativa non contiene veri e propri divieti espliciti, ma impone di fare tutto il possibile per evitarlo). Non solo. I rifiuti che vengono processati per essere trasformati in energia (come avviene nei termovalorizzatori) non possono nemmeno essere conteggiati al fine di raggiungere i target di riciclo stabiliti dall’Ue.

Roberto Speranza merita un “C’eri quasi”.


[1] Guardando i dati Ispra si può notare una discrepanza dello 0,1 per cento. Se si sommano le tre cifre si arriva infatti a 100,1 per cento. Probabilmente il refuso riguarda la percentuale di rifiuti smaltiti.

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