Luigi Di Maio

Rinnovabili: abbiamo già raggiunto gli obbiettivi europei?

«Le rinnovabili hanno coperto il 17,7% dei consumi finali lordi di energia, il valore più elevato finora registrato [...] e questi sono valori al di sopra degli obiettivi europei 2020». (min. 3' 28")

Pubblicato: 01 ago 2018
Data origine: 25 lug 2018
Macroarea ambiente

Luigi Di Maio, intervenendo a un evento organizzato dall’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV), che riunisce diverse aziende nel settore dell’energia eolica, e dell’associazione delle imprese elettriche Elettricità Futura, ha dato alcune cifre a proposito della diffusione delle energie rinnovabili in Italia che, secondo il ministro, avrebbe già raggiunto e superato gli obbiettivi stabiliti dall’UE per il 2020.

Abbiamo verificato l’accuratezza delle affermazioni del ministro e vicepresidente del Consiglio analizzando l’andamento delle fonti energetiche rinnovabili (FER) e dei consumi finali di energia.

Il dato MISE

Di Maio cita con precisione, valore decimale compreso, il dato pubblicato lo scorso 20 luglio dal Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) nel proprio rapporto La situazione energetica nazionale Nel 2017, secondo cui “si stima che nel 2017 le FER abbiano coperto il 17,7% dei consumi finali lordi di energia, il valore più elevato mai registrato e che risulta al di sopra degli obiettivi europei al 2020".

Fonte: GSE

Quelli per il 2017 non sono ancora numeri definitivi ma stime, fornite dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE) e da Terna. Se i dati saranno confermati, le energie rinnovabili avranno coperto - per il quarto anno consecutivo - una quota leggermente superiore al target stabilito per l’Italia dalla Direttiva europea n. 28 per la riduzione delle emissioni al 2020. Il target è infatti del 17 per cento.

Da notare poi che la quota dei consumi finali di energia soddisfatta dalle rinnovabili è aumentata l’anno scorso del 3,31 percento rispetto al 2016 (+0,7 in proporzione a 21,1), ad un ritmo più che doppio rispetto all’aumento complessivo dei consumi di energia nello stesso periodo, che è stato dello 1,56 percento (+1,9 in proporzione a 121,1). La fetta coperta dalle FER è quindi aumentata in maniera organica.

Secondo il MISE, la proporzione di consumi soddisfatta dalle energie rinnovabili avrebbe potuto essere anche maggiore, se la siccità dell’anno scorso non avesse ridotto il volume dei bacini per la produzione di energia idroelettrica.

In ogni caso, l’affermazione di Di Maio è corretta. Ma si possono aggiungere alcuni dati di contesto.

Il contesto

Cerchiamo ora di dare un’idea precisa sulle prospettive di decarbonizzazione dell’economia e la lotta contro i cambiamenti climatici, anche al di là dell’obiettivo del 17% per il 2020.

L’Italia infatti, per centrare l’obiettivo del 28% dei consumi finali di energia coperti dalle FER al 2030 fissato nella Strategia Energetica Nazionale (SEN), nei prossimi 13 anni dovrà infatti aggiungere oltre 10 punti percentuali ai consumi finali di energia soddisfatti da energie rinnovabili.

Il sistema energetico italiano oggi

L’analisi del primo trimestre 2018 del sistema energetico italiano, recentemente pubblicata dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), suona un campanello di allarme proprio sulle possibilità di centrare gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive fissati nella SEN.

Secondo l’ENEA, infatti, nei primi tre mesi di quest’anno l’indice ISPREAD, che misura l’andamento della decarbonizzazione nel nostro Paese, è peggiorato del 14 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e del 9 per cento rispetto all’ultimo trimestre del 2017.

L’ENEA nota come le emissioni di CO2 in Italia abbiano smesso di diminuire e si siano stabilizzate su un livello di sostanziale stagnazione, con tendenza al rialzo. In particolare, l’agenzia sottolinea che “questa stagnazione delle emissioni consolida un trend sempre meno in linea con gli obiettivi di lungo periodo”, e aggiunge che “anche per le fonti rinnovabili sembra consolidarsi una traiettoria sostanzialmente stazionaria, non in linea con gli obiettivi di crescita della quota di FER sui consumi finali di energia entro il 2030”.

Le cause del rallentamento

Ma perché le emissioni di CO2 in Italia hanno smesso di diminuire rispetto a pochi anni fa? Secondo l’ENEA, nel rapporto trimestrale citato sopra, le forti riduzioni nelle emissioni registrate nel periodo 2013-2015 sono state dovute essenzialmente a tre fattori: 1) la diminuita intensità energetica del sistema produttivo italiano, cioè la capacità di consumare meno energia a parità di produzione, che si traduce in una maggiore efficienza energetica del paese; 2) una minore incidenza delle fonti energetiche fossili, che era il riflesso dei grossi investimenti in energie rinnovabili di quegli anni; 3) la crisi economica che si traduceva in un calo della produzione, e quindi dei consumi e delle emissioni nocive.

A partire dall’inizio del 2017, però, il quadro strutturale e congiunturale ha cominciato a cambiare, fino a determinare un nuovo aumento delle emissioni nocive in ciascuno dei cinque trimestri da inizio 2017. Con la fine della crisi economica, infatti, il Prodotto interno lordo, seppur di poco, ha ripreso a crescere, mentre la quota delle energie fossili sul totale di quelle consumate ha recuperato terreno, soprattutto grazie all’aumento dei consumi di gas naturale.

Gli obiettivi per il 2020 son già stati raggiunti, insomma, ma secondo ENEA “gli indicatori relativi all’orizzonte 2030 sono invece nell’area di criticità media, che diviene di criticità elevata nel caso della proiezione di sviluppo delle fonti rinnovabili”.

Il verdetto

In conclusione, le affermazioni di Luigi Di Maio sui consumi finali di energia, sulle rinnovabili e sugli obiettivi europei sono corrette. Ma, al di là dell'affermazione specifica, il contesto generale è meno roseo: in particolare le tendenze di medio periodo, che rischiano di impedire il raggiungimento degli obiettivi per il 2030. In ogni caso, Luigi Di Maio merita un “Vero”.

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