Claudio Borghi  -  Sul deficit della Francia, Borghi ha ragione

 
«Negli ultimi dieci anni, la Francia ha sempre presentato conti pubblici in deficit».
  economia | Pubblicato:27.07.2018 | Origine:22.07.2018 | Fonte dichiarazione

In un’intervista rilasciata a Repubblica Claudio Borghi, economista e deputato eletto nelle liste della Lega Nord, ha affermato «negli ultimi dieci anni, la Francia ha sempre presentato conti pubblici in deficit».

L’osservazione è stata fatta nel corso di uno scambio di battute riguardo al peso del debito pubblico italiano sull’economia del Belpaese e all’efficacia del sistema di goverance economica europea.

Verifichiamo, aggiungendo anche un confronto con la performance italiana.

La valutazione di Borghi è corretta?

Tramite la piattaforma Eurostat è possibile estrarre i dati della performance dei Paesi Ue in termini di surplus/deficit di bilancio e crescita del debito pubblico (i riferimenti legislativi rispetto alle definizioni di deficit e surplus valide nel contesto della governance europea sono contenute nel regolamento del Consiglio dell’Ue n° 479 del 2009).

La figura sotto mette a confronto i saldi del bilancio pubblico di Italia e Francia tra il 2006 al 2017 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati), e più precisamente il rapporto tra deficit e PIL.

Figura 1: Confronto saldo di bilancio pubblico Italia (blu) e Francia (verde) dal 2006 al 2016. Fonte: Eurostat

Come si vede, il saldo francese è in deficit tra il 2006 e il 2017. Lo stesso vale per l’Italia. Il deficit realizzato da Parigi supera quello di Roma in tutti gli anni, eccezion fatta per il 2006.

La figura qui sotto illustra invece la performance di Italia e Francia in confronto alla media dei paesi dell’Eurozona e alla Germania.

Figura 2: Confronto saldo di bilancio Italia (rosa), Francia (marrone), media Eurozona (verde) e Germania (blu), dal 2006 al 2016. Fonte: Eurostat

L’andamento del rapporto deficit/PIL francese (linea marrone) è costantemente al di sopra della media dei paesi dell’Eurozona. L’Italia, al contrario, ha ottenuto risultati migliori della media tra il 2008 e il 2013.

E se si esclude la spesa per il debito pubblico?

Un altro dato punta verso la miglior performance economica dei conti pubblici italiani, in confronto a quelli francesi. Il calcolo del saldo di bilancio tiene anche conto della spesa per interessi sullo stock di debito accumulato precedentemente da ogni Stato. Il valore del saldo che si ottiene ignorando questo “costo” viene definito saldo primario.

Grazie agli stessi dati Eurostat, è possibile verificare se Italia e Francia abbiano realizzato un deficit o un surplus primario nel corso dell’ultimo decennio.

Figura 3: Confronto saldo di bilancio primario Italia (rosso), Francia (viola). Fonte: dati Eurostat, elaborazione Ufficio parlamentare di bilancio (UPB).

Come dimostra la figura qui sopra, elaborata dall’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), dal 2006 in poi, la Francia è incappata sempre in un deficit di bilancio primario, dal 2008 a oggi. Al contrario, l’Italia, a eccezione del 2009, ha sempre prodotto un avanzo.

Questa interpretazione è stata confermata anche dal Rapporto UPB 2017 “L’evoluzione del debito pubblico in rapporto al PIL in Italia e nei maggiori paesi”, una ricerca che ha analizzato le ragioni alla base dell’aumento del rapporto tra debito pubblico e PIL in 16 Paesi europei e non solo.

Più nel dettaglio, il rapporto dell’UPB ha cercato di determinare l’influsso di 4 fattori, o componenti, sulla variazione del rapporto debito/PIL: la spesa per interessi, il saldo primario del conto economico, l’aggiustamento stock-flussi, la variazione del PIL nominale (a proposito, si veda la figura 4).

Figura 4: Illustrazione grafica fattori determinanti la variazione del rapporto debito/PIL in 16 Paesi. Fonte: Rapporto UPB L’evoluzione del debito pubblico in rapporto al PIL in Italia e nei maggiori paesi, p.4.

Con riferimento al periodo successivo alla crisi economico-finanziaria e, più nel dettaglio, agli anni tra il 2008 e il 2016, l’UPB ha scritto:

“Quasi tutti i paesi [tra il 2008 e il 2016] registrano disavanzi primari di dimensioni importanti: ad esempio, superiori a 20 punti in Francia, a 35 punti nel Regno Unito e Stati Uniti, a 40 punti in Spagna e Giappone, a quasi 60 punti in Irlanda. Le eccezioni sono due: Italia e Germania, con avanzi primari, rispettivamente, di 11 punti e 12 punti. Se insieme al saldo primario si considera l’aggiustamento stock-flussi, l’Italia resta l’unico paese tra quelli considerati in cui la politica di bilancio (di cassa) in senso lato contribuisce negativamente, ma solo per circa 3 punti, alla crescita del rapporto debito/PIL (per la Germania si registra un contributo positivo alla crescita del rapporto per circa 2 punti)” (UPB, L’evoluzione del debito pubblico in rapporto al PIL in Italia e nei maggiori Paesi, p. 4).

Il verdetto

Claudio Borghi è nel giusto quando dice che la Francia ha realizzato un deficit di bilancio nel corso degli ultimi dieci anni. Lo confermano i dati Eurostat. Anche considerando il saldo primario, ovvero il saldo al netto delle spese per interessi, la Francia è in deficit da circa dieci anni. Al contrario, nello stesso periodo, l’Italia ha realizzato avanzi di bilancio primario, eccezion fatta per il 2009. “Vero” per l’esponente della Lega.

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Vero
«Negli ultimi dieci anni, la Francia ha sempre presentato conti pubblici in deficit».
Intervista con La Repubblica
domenica 22 luglio 2018

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