Matteo Salvini

Salvini e il genocidio armeno

“Questo signore [Erdogan], accolto con tutti gli onori, rappresenta la Turchia che nega lo sterminio di un milione e mezzo di Armeni innocenti, donne e bambini massacrati dagli islamici, il primo Olocausto della storia”

Pubblicato: 25 feb 2018
Data origine: 05 feb 2018
Macroarea esteri

Matteo Salvini, su Twitter, se l’è presa con l’accoglienza riservata dall'Italia a Recep Tayyip Erdoğan. Il presidente della Turchia era stato ricevuto in quei giorni prima da papa Francesco in Vaticano e poi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.

Nell’affermazione di Salvini ci sono quattro elementi da verificare: il numero delle vittime dello sterminio degli armeni; la responsabilità di “islamici”; il fatto che si possa chiamare come “il primo Olocausto della storia” e la negazione di tutto questo da parte della Turchia. Per verificare le sue affermazioni, quindi, è necessario un excursus storico.

Le premesse

Salvini si riferisce a quanto accaduto tra il 1915 e il 1916 all’interno dell’Impero ottomano, lo stato predecessore dell’attuale Turchia moderna. È un episodio storico tragico e al centro di accese dispute politiche tra la Turchia e molti altri Paesi del mondo, che ruotano essenzialmente intorno all’esistenza o meno di un piano sistematico - da parte delle autorità ottomane - teso allo sterminio della minoranza armena.

Le popolazioni di lingua armena e di religione cristiana erano da secoli parte dell’impero ottomano. Si concentravano nelle zone dell’attuale Turchia orientale, che condividevano con i curdi (di religione islamica). Nel corso del XIX secolo, per molte cause concomitanti, le tensioni tra armeni, curdi e autorità ottomane crebbero. Gli armeni venivano accusati di essere un “corpo estraneo” nell’Impero; all’interno della comunità si formarono movimenti giovanili e rivoluzionari che chiedevano l’indipendenza, come i partiti Hënchak (“campana”) e Dashnaktsutyun (“federazione”).

I primi episodi di violenza risalgono già alla fine dell’Ottocento: ad esempio, l’uccisione di decine di migliaia di armeni, da parte di milizie curde e ottomane, nei cosiddetti massacri hamidiani del 1894-1896, e altre violenze che coinvolsero migliaia di persone nel 1909.

Gli eventi

Lo sterminio cominciò durante il governo dei Giovani Turchi, i cui elementi più intransigenti erano al potere dal 1913: persa da poco la Prima guerra dei Balcani, e con essa i territori europei dell’Impero, le tensioni erano ai massimi, con la minoranza armena che faceva appello alle potenze europee per ottenere autonomia nelle regioni orientali (ottenendo anche alcuni successi) e la Prima guerra mondiale a complicare ulteriormente il quadro.

Rifugiati armeni, 1915-1920, località sconosciuta. Fonte: Library of Congress.

Gli eventi che rientrano nell’etichetta storica di “genocidio degli armeni” ebbero il loro prologo nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, con i primi arresti tra l’élite armena di Istanbul - inclusi alcuni deputati. Centinaia di persone vennero deportate verso l’entroterra.

Poco prima, la sconfitta degli Ottomani in una battaglia contro la Russia nei pressi del confine era stata in parte addossata sugli armeni. Elementi armeni, infatti, combattevano sia nell’esercito russo che in quello ottomano. Nel gennaio del 1915, soldati armeni disarmati erano stati uccisi dai reparti turchi ottomani. Milizie ottomane cominciarono a massacrare la popolazione di villaggi armeni vicini alla frontiera con la Russia.

Gli eventi più drammatici furono le deportazioni di massa - autorizzate dal Parlamento ottomano nel maggio del 1915 - di centinaia di migliaia di armeni che vivevano in villaggi nelle aree di confine, vicine alla linea del fronte nella guerra contro la Russia. Il regime dei Giovani Turchi li considerava una minaccia per la sicurezza nazionale, e nell’estate e autunno del 1915, contemporaneamente alle deportazioni organizzate dalle autorità amministrative e militari, vi furono veri e propri massacri portati avanti da forze irregolari aiutate da milizie curde e circasse.

Bambini armeni rifugiati, 1919-1930, località sconosciuta. Fonte: Library of Congress.

I campi di concentramento nel deserto siriano, che attendevano i sopravvissuti ai trasferimenti, erano luoghi in terribili condizioni e con altissimi tassi di mortalità. Prima della fine della guerra, nel territorio dell’attuale Turchia il 90 per cento della popolazione armena anteguerra era stata cacciata e, in larga parte, uccisa.

Il dibattito sulle conseguenze

Gran parte del dibattito ruota intorno al fatto se si sia trattato di un piano di eliminazione sistematica, e dunque di un genocidio o olocausto, oppure no. L’uso dei termini, naturalmente, non è neutro, e si porta con sé prese di posizione che sono anche politiche, prima ancora che storiche.

Il leader della Lega parla di un milione e mezzo di vittime. Il totale è molto dibattuto. L’Enciclopedia Britannica parla di “stime conservative” per i morti nei trasferimenti forzati e nei massacri che vanno da 600 mila a oltre un milione. Il celebre storico Arnold J. Toynbee, ufficiale dell’intelligence britannica in Anatolia durante la Prima guerra mondiale, riteneva che le vittime fossero state circa un milione e 200 mila [1]. Un dato citato di frequente è appunto quello di 1,5 milioni. Le fonti turche e quelle armene, naturalmente, divergono molto tra di loro, le prime ponendo il totale a poche centinaia di migliaia di persone, le seconde parlando di due milioni e oltre.

Un campo di rifugiati armeni, dicembre 1920. Fonte: Library of Congress.

Il totale di 1 milione e 500 mila vittime venne citato anche da papa Giovanni Paolo II e dal patriarca Karekin II - capo della chiesa apostolica armena - nella dichiarazione comune del 27 settembre 2001, fatta in occasione di un viaggio dell’allora pontefice in Armenia.

La questione storica

Salvini parla di “Olocausto”, termine utilizzato di solito per indicare lo sterminio degli ebrei da parte del regime nazista. Il termine più comune con il quale si definiscono gli eventi del 1915-1916 è “genocidio armeno”, ma molti storici parlano anche di “olocausto degli armeni”.

Secondo la definizione del vocabolario Treccani, la parola “genocidio” indica “la metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso”. Per qualificare quello armeno come “genocidio”, bisogna insomma dimostrare l’esistenza di un piano metodico di distruzione degli armeni da parte dell’Impero ottomano.

La maggior parte degli storici concorda nel sottolineare un preciso disegno politico alla base dello sterminio, anche se la discussione è molto accesa e ruota intorno all’esistenza o meno di alcune prove storiche che implicano ordini precisi da parte delle autorità ottomane. Un esempio sono i “telegrammi di Talat Pasha”, su cui il dibattito è ancora vivo e sono stati scritti interi libri.

La questione politica

Dal punto di vista della politica internazionale, alcuni stati hanno riconosciuto quello armeno come un “genocidio”. Il riconoscimento è però avvenuto in forme molto diverse: più raramente tramite una vera e propria legge - come ha fatto la Francia, nel 2001 - ma altre solo con risoluzioni parlamentari o con dichiarazioni di altro tipo. Una lista si può trovare sul sito del Ministero degli Esteri armeno.

Campo di rifugiati armeni nell’odierna Gaziantep, Turchia, 1909. Fonte: Library of Congress.

In generale, gli armeni considerano un “riconoscimento” del genocidio l’uso del termine in una dichiarazione ufficiale, non necessariamente in una legge. Per l’Italia, ad esempio, il riconoscimento è contenuto in maniera assai indiretta in una risoluzione approvata dalla Camera nel novembre 2000, che a sua volta riprendeva una risoluzione dell’Europarlamento.

L'Unione Europea ha invitato Ankara a riconoscere il genocidio da ultimo con una risoluzione del 13 aprile 2015, ribadendo una analoga risoluzione del Parlamento europeo datata 1987. Nel 2015 è arrivato anche un riconoscimento da parte della Germania, Paese tradizionalmente molto legato ad Ankara per i numerosi immigrati turchi presenti sul suo territorio.

Il “primo” della storia?

Salvini definisce quello armeno come “il primo Olocausto della storia”. La questione è più complessa. Il termine “olocausto”, poi associato specialmente allo sterminio degli ebrei, era già stato utilizzato prima della Seconda guerra mondiale per indicare eventi violenti che coinvolgevano grandi gruppi di persone. Ma di certo il termine è entrato nel vocabolario comune dopo le atrocità naziste. Successivamente fu applicato ai più gravi massacri del XX secolo: oltre al genocidio armeno anche, ad esempio, il genocidio cambogiano e quello ruandese.

Il termine “genocidio” fu effettivamente coniato da un giurista, Raphael Lemkin, molto interessato al massacro degli armeni. Anche se coniò il termine in un libro dedicato ai nazisti, pubblicato nel 1944, lo utilizzò negli anni Quaranta anche in riferimento a quanto avvenuto agli armeni.

È molto difficile dire se quello armeno sia il primo genocidio della storia, non da ultimo perché lo stesso concetto di “genocidio” è stato creato e formalizzato solo nel corso del XX secolo. Certo, la Storia aveva già visto molti casi di tragiche uccisioni su larga scala: lo stesso Lemkin, che coniò il termine, lo utilizzò a proposito di molti altri episodi storici, come ad esempio la crociata contro gli Albigesi del XIII secolo.

I colpevoli

Salvini attribuisce la responsabilità del genocidio armeno agli “islamici”. I turchi ottomani, così come i curdi, erano effettivamente di religione islamica, e si discute se l’elemento religioso abbia avuto un ruolo (lo storico Andrea Riccardi sostiene [2] che tra gli elementi scatenanti ci sia stata anche la proclamazione del jihad da parte del sultano-califfo Maometto V il 14 novembre 1914). Ma la maggior parte degli studiosi concorda sul fatto che alla base dello sterminio non ci fossero motivazioni religiose, bensì nazionaliste.

Come già ricordato, le stragi avvennero durante il governo dei “Giovani Turchi”, organizzazione nazionalista nata a Salonicco alla fine del XX secolo. Il suo obbiettivo ideologico era quello di modernizzare ciò che restava dell’Impero ottomano e creare uno stato nazionale turco sul modello dei nuovi Paesi europei nati nel corso dell’Ottocento. I cristiani armeni, greci e assiri diventarono dunque degli obiettivi, perché rappresentavano un ostacolo alla creazione di uno Stato nazionale linguisticamente e culturalmente omogeneo.

Ma il ruolo giocato dall’aspetto religioso non è dimostrato e, al contrario, la corrente “laica” all’interno dei Giovani Turchi era assai importante. Del movimento dei “Giovani Turchi” facevano infatti parte intellettuali e studenti universitari di area progressista, la cui idea era quella di portare avanti una liberazione dai “vecchi turchi” avvicinando così il Paese alla cultura occidentale. Uno dei principi guida dei Giovani Turchi era quello di creare un nuovo modello di società nel quale la religione non avesse più un ruolo preponderante, in contrasto alla teocrazia che aveva guidato fino ad allora l’Impero ottomano.

Il negazionismo di Ankara

Salvini sostiene che la Turchia abbia sempre negato l'esistenza di un genocidio armeno. Effettivamente la storiografia turca inserisce i “trasferimenti”, le “deportazioni” e le morti all’interno del panorama bellico della Prima guerra mondiale (qui un’ampia selezione di materiali di parte turca).

L'esistenza di un piano specifico di sterminio dell’intera popolazione armena è sempre stata negata da parte turca. Le uccisioni sono state interpretate sostenendo che non fossero deliberate o comunque non orchestrate dal governo. Tra le motivazioni avanzate da Ankara c’è anche quella della necessità di una reazione, in tempo di guerra, alla minaccia russa, in seguito alla diserzione di molti militari armeni dall’esercito ottomano e il loro passaggio nell’esercito di Mosca.

Anche altri storici internazionali - celebre il caso di Bernard Lewis - ritengono che l’intento ottomano fosse quello di impedire agli armeni di unirsi ai russi, che fosse in corso una ribellione armata armena e che gli eventi vadano nettamente distinti, anche nei termini, da quanto avvenuto agli ebrei nel corso della Seconda guerra mondiale.

In Turchia, l’articolo 301 del codice penale, che riguarda il divieto di “insultare la Turchia”, il suo governo e le sue istituzioni, è stato usato in passato in molti procedimenti giudiziari contro chi si era espresso sulle uccisioni di massa degli armeni (così come su altre e diverse questioni “sensibili” in Turchia). In passato, anche lo scrittore e Premio Nobel Orhan Pamuk è stato denunciato per aver parlato dell’argomento in un’occasione pubblica.

La posizione di Erdogan

Erdogan, primo ministro della Turchia dal 2003 al 2014 e presidente della Repubblica a partire dallo stesso anno, non si è discostato dalla ferma negazione del genocidio armeno. Nel corso degli anni si è scontrato con politici stranieri, tra cui il Papa, e studiosi internazionali.

Molto dura la polemica con Angela Merkel, dopo che il Bundestag ha riconosciuto il genocidio, nell'aprile 2015. Ancora adesso la posizione di Erdogan sul tema non è cambiata.

L'accoglienza di Erdogan

Salvini sottolinea infine come Erdogan sia stato accolto “con tutti gli onori”, alludendo in primo luogo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che appare nel video che fa da corredo al post del leader della Lega su Twitter, e in secondo luogo probabilmente anche a Papa Francesco. La visita di Erdogan è stata in effetti un evento raro, visto che era dalla visita di Celal Bayar a Giovanni XIII nel 1959 che nessuno capo di Stato turco veniva ricevuto da un pontefice.

L'incontro con Mattarella è stato definito, da fonti del Quirinale riportate dai media, “rispettoso e franco”. Una formula diplomatica che rivela una certa freddezza. Probabilmente non a caso, al termine del faccia a faccia non c'è stato nessun incontro con la stampa.

Salvini attacca Erdogan e chi lo ha accolto, ma bisogna ricordare che il principale alleato del leader della Lega, Silvio Berlusconi, ha un rapporto di amicizia di lunga data con il presidente turco. Nel 2003 il leader di Forza Italia fu testimone di nozze a Istanbul di Bilal Erdogan, figlio dell'allora primo ministro turco.

Il verdetto

Lo sterminio degli armeni di cui parla Matteo Salvini è esistito davvero e la cifra delle vittime riportata dal leader della Lega è tra quelle citate nel dibattito storico. La Turchia nega che si sia trattato di un “genocidio”, cioè di un piano deliberato e pianificato per sradicare un gruppo etnico, religioso e culturale; non nega però completamente che siano avvenuti episodi di violenza. È poi scorretto dare una eccessiva connotazione religiosa allo sterminio, a cui sembra alludere Salvini parlando di “islamici”. Il leader della Lega ha ragione nelle coordinate fondamentali, mentre la lettura che dà all’evento ha diversi aspetti discutibili: per lui un “Nì”.

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[1] Arnold J. Toynbee, Turkey: a Past and a Future, 1917, pp. 22–23.

[2] Andrea Riccardi, La strage dei cristiani, 2015, p. 115.

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