Emma Bonino

Emma Bonino ha ragione sugli alunni stranieri in Italia

“I dati che dà il ministero sono che noi abbiamo una popolazione scolastica di circa 9 milioni di studenti, di cui 800 mila figli di immigrati. E la simulazione del Censis ci dice che questo equivale a 35 mila scuole e a 68 mila professori [che senza i figli degli immigrati sarebbero] a spasso”.

Pubblicato: 20 feb 2018
Data origine: 08 feb 2018
Macroarea questioni sociali

Emma Bonino, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, ha elencato una serie di dati sulla scuola in Italia, rispondendo al direttore del Giornale, Alessandro Sallusti: questi, in alcuni editoriali, si era mostrato critico verso le proposte della leader radicale in tema di immigrazione.

Vediamo se Bonino ha ragione o meno sulle statistiche e sul “ritorno” economico della presenza di cittadini stranieri nel sistema scolastico del nostro Paese.

Quanti sono gli studenti in Italia

L’affermazione sulla “popolazione scolastica di circa 9 milioni di studenti” è corretta. Secondo l’Annuario statistico dell’Istat, pubblicato il 28 dicembre 2017, nell’anno scolastico 2015-2016 gli studenti in Italia sono stati in totale 9.129.468, in calo di 69.338 unità rispetto all’anno precedente. Il tasso di partecipazione tra i giovani di 14-18 anni è stato pari al 98,5 per cento.

Di questi circa 9 milioni, gli iscritti ai percorsi scolastici erano 8.807.146, mentre i restanti erano allievi della filiera dell’istruzione e formazione professionale (Iefp).

Quanti sono gli alunni stranieri e da dove vengono

È corretto anche il dato riportato da Bonino sui figli di immigrati nella popolazione scolastica. Nell’anno scolastico 2015-2016, ci dice ancora l’Annuario statistico, gli iscritti stranieri erano 814.851, pari al 9,25 per cento del totale.

Vale la pena dare qualche altro numero di contesto a questi dati.

Dal 1983 a oggi

Nel 1983-1984 (data delle prime statistiche ufficiali), gli studenti figli di immigrati erano 6.104, come riporta l’ufficio di statistica del MIUR: appena lo 0,06 per cento della popolazione scolastica. A partire dagli anni Novanta, il numero degli alunni stranieri è cresciuto di circa seimila unità l’anno, superando le 50mila unità nel 1995-1996.

Agli inizi degli anni Duemila, con i flussi migratori dall’Albania, l’ex Jugoslavia e il Nordafrica, gli studenti stranieri sono diventati circa 147.500 studenti, triplicando nell’arco di pochi anni. La curva degli ingressi è cresciuta di continuo, arrivando nel 2008-2009 a circa 630mila alunni stranieri, e assestandosi nelle ultime rivelazioni statistiche intorno agli 800 mila.

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La presenza nei territori

Il report più recente dell’ufficio di statistica del MIUR sugli alunni stranieri nel sistema scolastico italiano, che contiene cifre aggiornate a tutto il 2016 ed è stato pubblicato a marzo 2017, rivela altri dati interessanti sulla distribuzione nel territorio, sulle nazionalità coinvolte e sugli adolescenti di seconda generazione.

La percentuale di studenti figli di immigrati sul totale della popolazione scolastica - che, lo ricordiamo, è del 9 per cento circa - sintetizza un’ampia varietà territoriale. Basta pensare che le prime dieci province con il maggior numero di studenti stranieri assorbono da sole il 41,2 per cento del totale degli alunni stranieri (Milano, Roma, Torino, Brescia, Bergamo, Firenze, Bologna, Verona, Treviso, Vicenza).

La regione con il numero più alto di alunni con la cittadinanza non italiana è la Lombardia (203.979 unità), che in numeri assoluti ha quasi un quarto di tutti gli iscritti stranieri a livello italiano. In percentuale, invece, la regione dove gli alunni stranieri sono la percentuale più alta è invece l’Emilia-Romagna, con il 15,6 per cento.

La cittadinanza degli stranieri

Le cittadinanza degli studenti stranieri sono oltre 200, ma la grande maggioranza degli alunni arriva da un numero ristretto di Paesi. Nell’anno scolastico 2015-2016, infatti, due terzi degli alunni con cittadinanza non italiana (550.590, il 67,6 per cento) proveniva da queste dieci nazioni: Romania (157.806 unità, pari al 19,4 per cento degli studenti stranieri), Albania (111.029; 13,6 per cento), Marocco (102.179; 12,5 per cento), Cina (45.336; 5,6 per cento), Filippine (26.553; 3,3 per cento), India (25.436; 3,1 per cento); Moldavia (25.176; 3,1 per cento); Ucraina (19.720; 2,4 per cento); Pakistan (19.253; 2,4 per cento); e Tunisia (18.122; 2,2 per cento).

La maggioranza degli studenti stranieri (il 58,7 per cento) è di “seconda generazione”, secondo un’analisi condotta dall’Istat nel 2015. Si tratta cioè di alunni che sono nati in Italia, anche se non hanno la cittadinanza italiana, e quindi non sono immigrati. Di questi (in totale 479mila unità), il 47,5 per cento si sente “italiano”, contro un 23,7 per cento che si ritiene “straniero” e un 28,8 per cento che “non sa”.

A quanti posti di lavoro equivalgono gli studenti stranieri

Torniamo alle dichiarazioni della leader radicale. Nel difendere le sue politiche in tema di immigrazione, Bonino fa ricorso a una specifica argomentazione: l’immigrazione è una risorsa per l’Italia, in particolare dal punto di vista economico. Gli stranieri, e in questo caso i loro figli, creano infatti posti di lavoro, anche nel sistema scolastico.

A supporto di questa tesi, la promotrice della lista +Europa cita numeri forniti dall’istituto di ricerca socio-economica Censis (Centro studi investimenti sociali) a metà 2016. Il comunicato stampa affermava che “senza gli stranieri a scuola (la maggioranza dei quali sono nati in Italia) si avrebbero 35.000 classi in meno negli istituti pubblici e saremmo costretti a rinunciare a 68.000 insegnanti, vale a dire il 9,5 per cento del totale”.

Bonino riporta i dati in maniera corretta, con l’imprecisione - non secondaria - di scambiare il numero delle classi con quello delle scuole. Il totale degli istituti scolastici in Italia, infatti, secondo i dati del MIUR, è oggi di circa 8.700, con 41.000 sedi. La chiusura di 35.000 “scuole” vorrebbe dire eliminare cinque sedi scolastiche italiane su sei, una percentuale evidentemente esagerata.

Una verifica ulteriore

Per verificare l’attendibilità di queste cifre, abbiamo utilizzato i dati MIUR sul numero di classi in Italia all’avvio dell’anno scolastico in corso: queste erano circa 370 mila (370.697), per le scuole statali, considerando insieme scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di primo e scuola di secondo grado.

Il totale dei posti per il personale docente, nella scuola statale, era di circa 820 mila (819.049) all’inizio delll’anno scolastico in corso.

Calcolando il 9,2% - cioè la percentuale di studenti stranieri sul totale - di classi e insegnanti si ottengono all'incirca i due dati indicati dal Censis (rispettivamente 34.104 classi e 75.352 docenti). Si tratta di una stima assai indicativa, perché non tiene conto del tasso di affollamento/sovraffollamento delle classi, delle disparità di distribuzione geografica e così via.

Il verdetto

Emma Bonino ha riportato correttamente una serie di dati, in particolare sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole italiane. Sulla sua conseguenza economica e occupazionale, commette un’imprecisione piuttosto di rilievo, indicando in “35 mila scuole” quelle che sarebbero a rischio senza alunni stranieri: il numero si riferisce invece alle classi. Il verdetto per la leader di +Europa è quindi “C’eri quasi”.

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C'eri quasi
«I dati che dà il ministero sono che noi abbiamo una popolazione scolastica di circa 9 milioni di studenti, di cui 800 mila figli di immigrati. E la simulazione del Censis ci dice che questo equivale a 35 mila scuole e a 68 mila professori [che senza i figli degli immigrati sarebbero] a spasso»
Otto e Mezzo, La7
giovedì 8 febbraio 2018
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