Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ha rivendicato, durante un convegno organizzato dal Comune di Milano, dall‘Agenzia delle Entrate, dalla Presidenza del Consiglio stessa e dallo studio legale tributario Vittorio Emanuele Falsitta, i risultati dei “mille giorni” – il governo Renzi – nel campo della lotta all’evasione fiscale. L’affermazione della Boschi risulta tuttavia imprecisa e discutibile. Vediamo perché.



Il dato del 2014



Il dato di 11 miliardi riferito al 2014 è errato, come aveva già fatto notare l’ex viceministro all’Economia Enrico Zanetti sulla sua pagina Facebook.



Nel 2014 sono stati recuperati dalla lotta all’evasione fiscale 14,2 miliardi di euro.



Prima ancora che arrivasse questa critica dal suo ex collega di governo, il sottosegretario Boschi aveva corretto il tiro sula propria pagina Facebook, parlando di “11 miliardi ai tempi del Governo Monti”. Ma si tratta comunque di un dato impreciso.



Nel 2012, anno durante il quale è stato in carica il governo dei tecnici, sono stati recuperati 12,5 miliardi di euro. L’anno prima erano stati 12,7 miliardi.



Il dato del 2017



Anche sul dato del 2017 non mancano alcune perplessità, di nuovo esplicitate ad esempio da Zanetti. L’ex viceministro parla di “un’operazione funambolica sul 2017, perché al dato vero di obiettivo risultante dalla Convenzione MEF – Agenzia entrate, che è 15,7 miliardi, si aggiungono effetti stimati su istituti come la rottamazione delle cartelle e lo split payment che ben poco c’entrano”.



La stessa Boschi sulla sua pagina Facebook aveva cambiato versione rispetto a quanto affermato durante il convegno, scrivendo che in base a “una stima” si sarebbero superati i 20 miliardi di recupero nel corso del 2017.



In effetti nella convenzione tra Ministero delle finanze e Agenzia dell’entrate per il 2017 è fissato come target per le “riscossioni complessive da attività di contrasto dell’evasione” quello dei 15,7 miliardi, ma ancora non sono usciti i dati ufficiali – che vengono normalmente pubblicati nei primi mesi dell’anno successivo.



I circa 7 miliardi che mancano per raggiungere i 23 citati da Boschi potrebbero dunque arrivare, come sostiene Zanetti e come prova a quantificare l’Huffington Post, da altre misure quali la rottamazione delle cartelle, lo split payment, la voluntary disclosure per il rientro dei capitali illegalmente detenuti all’estero e la rottamazione delle liti pendenti presso le Commissioni tributarie.



Vediamo se si tratta di una stima credibile.



Sanatorie, split payment e altri provvedimenti



Circa i proventi attendibili dalla rottamazione delle cartelle, il presidente e amministratore delegato di Equitalia Ernesto Maria Ruffini, durante un’audizione alla Camera dello scorso 6 aprile aveva affermato: “Delle 600 mila domande presentate alla data del 23 marzo 2017, circa 25 mila non avevano i requisiti formali […]. Delle rimanenti 575 mila istanze, al 23 marzo ne sono state già lavorate circa 502 mila e il loro controvalore residuo complessivo è pari a circa 8,3 miliardi di euro”. Un totale grezzo da cui andranno sottratte le richieste impossibili da accogliere, ma che dà un ordine di grandezza del fenomeno.



Dallo split payment nel 2015 erano arrivati 2,5 miliardi e nel 2016 un miliardo di incremento del gettito. Nel 2017 il governo ha poi ulteriormente ampliato la platea dei soggetti interessati.



Dalla voluntary disclosure, poi, nei primi cinque mesi del 2017 sono arrivati 405 milioni di euro (348 milioni in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente che, come vedremo, aveva prodotto un sostanzioso extra-gettito).



Dalla rottamazione delle controversie tributarie, infine, la relazione tecnica alla “manovrina” (d.l. 50 del 24 aprile 2017), prevede un gettito di circa 400 milioni di euro (art. 11).



La stima dunque di più di 20 miliardi nel complesso risulta credibile. Bisogna tuttavia tenere distinte l’attività di contrasto all’evasione fiscale, che passa per gli accertamenti e che dovrebbe appunto produrre i 15,7 miliardi di euro stimati, dall’attività di recupero tramite sanatorie e altre procedure conciliatorie con gli evasori, da cui dovrebbero provenire gli altri miliardi mancanti al totale di 23 citato dalla Boschi.



Il precedente del 2016



Già nel 2016, quando l’Agenzia delle entrate aveva presentato un risultato “record” di 19 miliardi di euro recuperati dalla lotta all’evasione fiscale, era stato fatto notare – ad esempio dalla Corte dei Conti nella sua Relazione annuale – come ben 4,1 miliardi provenissero dalla voluntary disclosure e fossero dunque un introito straordinario, non strutturale.



Non solo. “La complessità amministrativa connessa a tale attività straordinaria ha avuto riflessi sull’ordinaria attività di controllo e di accertamento, con la riduzione dei relativi prodotti realizzati e dei risultati finanziari con essi conseguiti”, scrive la Corte dei Conti. In parole povere, per occuparsi del gettito straordinario i dipendenti dell’Agenzia hanno avuto meno tempo per le attività di accertamento, che dunque hanno prodotto un minor gettito.



“Alla flessione del numero di controlli si accompagna una sensibile riduzione della maggiore imposta accertata (-10,7 per cento) e dei risultati finanziari conseguiti (-17,2 per cento rispetto al 2015)”, sostiene infatti ancora la Corte. Insomma, concentrare gli sforzi del personale dell’Agenzia sulle procedure di adesione volontaria ha sicuramente generato un gettito extra rilevante, ma ha indebolito il contrasto all’evasione vero e proprio.



Il verdetto



I numeri dati dal sottosegretario Boschi durante la conferenza sono imprecisi. Quello di 11 miliardi, riferito al 2014, è sbagliato: erano stati 14,2 miliardi. Anche la versione rettificata data via Facebook, dove si fa riferimento al governo Monti e non al 2014, è sbagliata (ma meno distante dalla realtà): nel 2012 erano stati recuperati 12,5 miliardi di euro dall’evasione.



Il numero di 23 miliardi (o “più di 20 miliardi”, come scritto su Facebook) riferito al 2017 è poi frutto di stime e non di numeri verificati.



Inoltre si mette nello stesso insieme quel che viene recuperato dall’evasione fiscale con attività strutturali di contrasto (accertamenti etc.), e quanto viene invece recuperato con misure una tantum, per lo più sanatorie di precedenti posizioni irregolari o di liti in corso.



Per Boschi dunque un “Nì”.



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2017-09-25 10:00:11 UTC
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«”Dagli 11 miliardi di recupero [dall’evasione fiscale] del 2014 siamo passati ai 23 di quest’anno»
Maria Elena Boschi
Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio
Milano, Convegno “A Cesare quel che è di Cesare”
lunedì 18 settembre 2017
2017-09-18