Matteo Salvini

Il Parlamento Europeo e i foreign fighters

"Voi sapete che settimana scorsa a Strasburgo i parlamentari europei del Pd e dei 5 Stelle hanno votato per un emendamento che chiede il reinserimento sociale dei foreign fighters". (Min. 17:33)

Pubblicato: 09 dic 2015
Data origine: 30 nov 2015
Macroarea istituzioni

Ospite di Otto e mezzo su La7, il leader della Lega Nord Matteo Salvini ha parlato dei temi legati al terrorismo e alla sicurezza. Salvini ha citato un provvedimento votato dal Parlamento Europeo e, criticando l’atteggiamento del partito di governo e del M5S, ha commentato retoricamente: “invece di metterlo in galera, devo reinserirlo socialmente?”. Vediamo che cosa è successo all’Europarlamento.

Che cosa ha votato il Parlamento Europeo

Il 25 novembre 2015, in reazione agli attacchi di Parigi, il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione per esortare gli stati membri a una strategia comune nella lotta al terrorismo e per prevenire i casi di radicalizzazione. Si tratta di una risoluzione non vincolante per gli Stati membri, che dunque non sono tenuti a seguire le linee guida.

La proposta è stata presentata da Rachida Dati, europarlamentare francese, sindaco del VII arrondissement di Parigi ed ex ministro della Giustizia durante la presidenza Sarkozy (2007-2009). È stata eletta al Europarlamento con l’Ump, il principale partito di centrodestra francese (che a maggio 2015 ha cambiato nome in Les Républicains).

La lunghissima risoluzione (qui il testo completo) propone moltissime misure e iniziative, come l’istituzione di una lista europea di jihadisti e sospetti terroristi, l’aumento dello scambio di informazioni tra le forze di sicurezza nazionali e l’Europol, la confisca dei passaporti e il blocco dei beni finanziari per prevenire la partenza dei potenziali foreign fighters.

Nei confronti dei foreign fighters che sono partiti e successivamente riescono a tornare, la risoluzione chiarisce l’appoggio a provvedimenti legali contro di loro. Nella sez. I, par. 6, invita i Paesi europei a trovare “una definizione comune per la criminalizzazione delle persone che devono essere considerate ‘foreign fighters’”.

La questione del reinserimento sociale

A fianco di queste cose, la risoluzione si occupa in diversi passaggi del reinserimento sociale di chi è tornato dalle zone di guerra, anche se, diversamente da quanto afferma Salvini, non lo propone come alternativa alle indagini di polizia e all’incriminazione di chi abbia commesso atti terroristici all’estero. Al tema dell’inclusione sociale è dedicata poi la Sezione IV del provvedimento, intitolata proprio “Prevenire la radicalizzazione attraverso l‘educazione e l’inclusione sociale”.

La risoluzione invita gli Stati a stabilire “programmi educativi, con fondi adeguati, nelle prigioni europee per promuovere il pensiero critico, la tolleranza religiosa e il reintegro nella società dei carcerati” (sez. II, par. 11). Nomina il ruolo delle associazioni non governative nel “reintegro nella società dei cittadini che sono stati sulla strada della radicalizzazione”. Suggerisce infine che i Paesi membri prendano in considerazione “l’idea di includere tutor o assistenti sociali nel processo di deradicalizzare cittadini Ue che sono tornati dalle aree del conflitto e sono disillusi dalle loro esperienze là”.

In breve, lo spirito del provvedimento si può riassumere con il punto T. delle premesse: “la cosa più importante ora è mettere maggiore enfasi e investire nelle misure preventive [...]; una strategia per combattere estremismo, radicalizzazione e reclutamento dei terroristi nella Ue può funzionare solo se è sviluppata in parallelo con una strategia di integrazione e inclusione sociale, e di reintegrazione e deradicalizzazione dei cosiddetti ‘foreign fighters’ che sono tornati”.

Tra i 50 emendamenti presentati dai diversi gruppi dell’Europarlamento, non ce n’è uno che modifica in modo sostanziale i passaggi che riguardano l’integrazione e il reinserimento sociale. Quelli presentati dal gruppo Enl (Europa delle Nazioni e della Libertà), di cui fanno parte gli europarlamentari leghisti, hanno proposto senza successo la chiusura delle frontiere e il ristabilimento dei controlli nazionali ai confini.

Chi ha votato a favore

La risoluzione è stata approvata con 548 voti a favore, 110 contrari e 36 astenuti. Secondo i dati di VoteWatch Europe, l’ampia maggioranza sul provvedimento (quasi l’80%) era formata da Verdi, Socialisti e Democratici (il gruppo a cui aderisce il Pd), Alde - Partito Popolare Europeo (a cui aderisce Forza Italia) - e Conservatori e Riformisti Europei.

Nonostante l’Efdd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta) - il gruppo del Parlamento Europeo a cui aderiscono gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle - avesse dato indicazione di votare contro il provvedimento, i 17 europarlamentari del M5S si sono tutti astenuti. La Lega Nord, in accordo con quanto aveva indicato il gruppo a cui appartiene (l’Enl che abbiamo già ricordato) ha invece votato contro.

Il verdetto

Salvini fa parecchia confusione intorno a questo provvedimento: non si tratta di un emendamento ma di diversi articoli di una risoluzione non vincolante; il M5S si è astenuto, mentre solo gli eurodeputati italiani del Pd hanno votato a favore (come hanno fatto d’altra parte quelli eletti con Forza Italia o con i centristi italiani). Più nella sostanza, la risoluzione tratta in effetti del reinserimento sociale dei foreign fighters, ma non lo presenta come un’alternativa alle misure giudiziarie verso i foreign fighters, come lo ha presentato Salvini durante la trasmissione televisiva. Ha sottolineato questa differenza, in risposta a Salvini, anche il gruppo del M5S al Parlamento Europeo, che però non menziona il fatto di essersi astenuto sul provvedimento. “Pinocchio andante” per il leader della Lega Nord.

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