Matteo Renzi

Renzi e l'approvazione dei decreti attuativi

"Siamo sotto i 600 decreti attuativi che mancano contro i 900 da cui eravamo partiti, una riduzione di circa il 35%". (MIn. 29:00)

Pubblicato: 13 apr 2015
Data origine: 07 apr 2015
Macroarea istituzioni

Il Presidente del Consiglio torna ad esprimersi su una questione poco considerata e altrettanto poco conosciuta dall'opinione pubblica, ovvero l'approvazione dei decreti attuativi.

Cosa sono i decreti attuativi?

Pagella Politica si era già occupata dell'argomento: un decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri - dopo essere convertito in legge dal parlamento entro i 60 giorni previsti dalla Costituzione ed essere stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale - deve spesso essere dotato dei provvedimenti che ne consentano l'applicabilità e l'effettivo funzionamento. Questi sono i cosiddetti "provvedimenti attuativi", che possono avere una scadenza o essere senza termine.

Un'eredità "pesante"

Su una cosa Renzi ha ragione: i governi precedenti avevano lasciato in eredità all'attuale esecutivo una certa mole di provvedimenti attuativi in scadenza e da approvare, ingolfando i lavori dell'Aula parlamentare, già impegnata nell'approvazione dei nuovi decreti e delle nuove leggi. All'insediamento di questo esecutivo (22 febbraio 2014), secondo quanto riportato dall'ufficio di governo (ultimo aggiornamento risalente al 24 marzo 2015), i decreti attuativi ancora da approvare, lasciati in eredità dai precedenti governi Monti e Letta,  erano 889 - non proprio 900 come annunciato dal Premier.

graphA vedere la progressione nel grafico, il governo Renzi è riuscito a smaltire una larga parte dei decreti attuativi ereditati dai predecessori. A questi vanno però sommati i decreti attuativi risultanti dalla legislazione dell'attuale esecutivo, che secondo quanto riportato dallo stesso aggiornamento del governo sono 398.

Il verdetto

I casi sono tre:

1. Renzi si stava riferendo unicamente ai decreti attuativi ereditati dai precedenti governi (Monti e Letta): in questo caso la mole di decreti da approvare all'inizio del suo governo è passata da 889 (22 febbraio 2014) a 326 (24 marzo 2015), una riduzione del 63%.

2. Il Presidente del Consiglio si riferiva alla somma dei decreti attuativi dei governi precedenti e del suo governo: In questo caso siamo passati da 889 nel febbraio 2014 (quando il governo Renzi non ne aveva ancora aggiunti) a 726 il 24 marzo 2015 - una riduzione del 19%.

3. Renzi si riferiva unicamente ai decreti attuativi in carica al suo governo: in questo caso siamo passati da 0 nel 22 febbraio 2014 a 398 ancora da attuare in data 24 marzo 2015 - ovviamente non può esserci stata una riduzione dello stock di decreti da approvare rispetto alla data di partenza, dato che il governo in carica ha avviato la propria attività proprio in quella data. Cominciamo ad osservare una riduzione dello stock a partire dal report del 12 febbraio (per consultarli tutti basta sfogliare questa pagina dell'ufficio di governo).

graph

Insomma, la dichiarazione di Renzi non è assolutamente chiara: se non ci sono dubbi sul punto di partenza (889 decreti attuativi da adottare) ne rimangono invece sul punto di arrivo (326 decreti se si riferisce ai soli governi Monti + Letta, per una riduzione del 63%, 724 se a questi sommiamo anche l'operato del suo governo, per una riduzione del 19%). Per quanto il progresso sull'approvazione dei decreti lasciati in eredità dai suoi predecessori sia innegabile, Renzi pecca di confusione ed esagerazione. Considerando che si stesse probabilmente riferendo alla somma dei decreti attuativi Monti + Letta + Renzi, il voto in pagella è "Nì".

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