Pubblicato: martedì 7 gennaio 2020
Photo: Ansa
Gli incendi in Australia, in 5 fact-checking

Da giorni l’Australia è colpita da numerosi incendi, che hanno causato una vera e propria emergenza ambientale in tutto il Paese. Ma quanto è grande la superficie andata distrutta dalle fiamme? Davvero sono morti circa 500 milioni di animali? E che cosa c’entra in tutto questo il riscaldamento globale?

Per rispondere a queste e ad altre due domande, abbiamo selezionato cinque dichiarazioni sui social di politici provenienti da vari schieramenti, mettendole alla prova dei fatti.

Mezzo miliardo di animali morti?

Matteo Salvini (Lega): «Una strage di 500 milioni di animali»

Il 5 gennaio il leader della Lega Matteo Salvini ha pubblicato un post su Facebook, esprimendo «tanta tristezza» per il disastro ambientale in corso in Australia che, secondo l’ex ministro dell’Interno, avrebbe causato «una strage di 500 milioni di animali». Ma da dove viene questo numero, ripreso in Italia anche da diversi quotidiani, come Il Sole 24 Ore, Open e Fanpage?

L’autore di questa stima è Chris Dickman, professore di Biologia alla University of Sydney, che il 3 gennaio 2020 ha spiegato sul sito ufficiale della sua università che calcoli ha fatto per arrivare a quel numero («480 milioni», per la precisione).

In sostanza – sulla base di alcune stime contenute in un report del 2007 di cui è stato co-autore – Dickman è partito dalla premessa che in un ettaro di terreno del Nuovo Galles del Sud vivano in media 17,5 mammiferi, 20,7 uccelli e 129,5 rettili. Dickman ha così moltiplicato la somma di questi numeri per l’area del Nuovo Galles del Sud bruciata in questi giorni – «tre milioni di ettari» – ottenendo così il numero di circa 500 milioni di animali (una stima molto «prudente», secondo Dickman).

Questo dato però va preso con le pinze per una serie di motivi, come hanno spiegato il 4 gennaio anche i nostri colleghi fact-checker del Reality check team della Bbc.

Innanzitutto, va precisato che il numero fa riferimento agli animali coinvolti dai roghi, e non necessariamente «uccisi». Esistono infatti diverse specie – come i canguri e gli uccelli – che possono fuggire dalle fiamme, anche se è vero che potrebbero aver ricevuto ferite letali nel medio-lungo periodo.

In secondo luogo, il dato fa riferimento solo al Nuovo Galles del Sud, uno degli Stati australiani colpiti dall’incendio, e ai primi roghi, che ormai hanno raggiunte altre zone del Paese. Dunque è probabile che la stima possa essere rivista al rialzo, anche se restano incertezze per quanto riguarda soprattutto il numero dei rettili coinvolti.

In conclusione, è vero che gli incendi in Australia stanno coinvolgendo decine di milioni di animali, ma è molto difficile capire quali e quante siano ad oggi le vittime tra le specie viventi presenti sull’isola.

Questa foto è davvero una foto?

Maurizio Martina (Partito democratico): «Australia. Un’istantanea di tutte le zone colpite dagli incendi nell’ultimo mese. Una catastrofe naturale e umana globale»

Il 5 gennaio l’ex segretario del Pd Maurizio Martina ha condiviso su Facebook un’immagine dell’Australia, vista dall’alto e ricoperta per buona parte da fiamme, definendola come «un’istantanea di tutte le zone colpite dagli incendi nell’ultimo mese» in Australia. Ma com’è stata ottenuta questa immagine?

Come hanno spiegato il 7 gennaio i nostri colleghi fact-checker dell’agenzia stampa Afp, l’immagine è stata condivisa sui social da migliaia di persone che pensavano si trattasse di una foto presa dallo spazio.

In realtà l’immagine è un’elaborazione grafica 3D realizzata da Anthony Hearsey, un fotografo australiano, che ha raccolto i dati satellitari della Nasa su tutti gli incendi che hanno colpito l’Australia tra il 5 dicembre 2019 e il 5 gennaio 2020, utilizzando poi il programma Cinema 4D (un software comunemente usato per l’animazione e la modellazione tridimensionale).

A questo link è possibile vedere una vera immagine satellitare della Nasa che mostra l’Australia e i roghi che l’hanno colpita, nello stesso periodo di tempo a cui fa riferimento l’immagine 3D.

L’effetto visivo è molto diverso – sebbene comunque molto forte, data l’intensità dei fumi – anche se si usano altre immagini dallo spazio, come quelle della Stazione spaziale internazionale (Iss) o dell’Agenzia spaziale europea (Esa).

Piemonte e Lombardia a fuoco

Ettore Rosato (Italia Viva): «Milioni di ettari di terra (grandi come Piemonte e Lombardia messe assieme) sono già stati perduti»

Il 5 gennaio il coordinatore di Italia Viva Ettore Rosato ha scritto su Facebook che in Australia è andata in fiamme una superficie pari quella di Piemonte e Lombardia messi insieme. I numeri tornano?

Come abbiamo scritto ad agosto 2019 in merito ai roghi che devastarono l’Amazzonia, non è semplice monitorare un fenomeno come quello degli incendi, e nello specifico calcolare quanta superficie va in fumo a causa delle fiamme.

Generalmente i ricercatori si concentrano su una serie di parametri diversi per quantificare la grandezza delle aree incendiate, utilizzando le immagini satellitari e i dati sulle emissioni di CO2 provocate dalle fiamme, ma non solo. Insomma, è un compito difficile, soprattutto per fenomeni in corso come quelli in Australia, dove non ci sono ancora dati ufficiali.

Esistono però alcune stime – da prendere con cautela – come quelle pubblicate il 6 gennaio 2020 dalquotidiano britannico The Guardian (che ha anche un’edizione australiana), secondo il quale dall’inizio dell’annuale stagione dei fuochi – iniziata a giugno 2019, in anticipo rispetto agli altri anni a causa delle calde condizioni climatiche – sarebbero andati in fiamme in Australia oltre 8,4 milioni di ettari di terra, suddivisi tra gli Stati di Victoria, Australia Meridionale, Nuovo Galles del Sud, Queensland e Australia Occidentale.

Questa cifra corrisponde a una superficie di oltre 84 mila chilometri quadrati, un’area più grande rispetto a quella occupata da Piemonte (25.399 chilometri quadrati) e Lombardia (23.808 chilometri quadrati), che insieme superano di poco i 49.200 chilometri quadrati. Per arrivare agli 8,4 milioni di ettari, bisognerebbe aggiungere al confronto almeno anche la Valle d’Aosta (3.260 chilometri quadrati di superficie), la Liguria (5.416 chilometri quadrati) e l’Emilia-Romagna (22.453 chilometri quadrati).

In conclusione non è ancora possibile stabilire con precisione quanti milioni di ettari di terra siano andati distrutti dalle fiamme in Australia – i numeri cambiano, per esempio, anche in base all’intervallo di tempo che si prende in considerazione – ma l’ordine di grandezza indicato da Rosato è sostanzialmente corretto.

Ma che caldo fa?

Anna Ascani (Partito democratico): «Temperature che hanno raggiunto i 44 gradi»

Il 5 gennaio la sottosegretaria all’Istruzione Anna Ascani (Partito democratico) ha riportato su Facebook alcuni dati sul disastro ambientale in corso in Australia, dicendo che in quest’area le temperature «hanno raggiunto i 44 gradi» centigradi.

Abbiamo verificato e Ascani ha ragione. Il 4 gennaio, infatti, secondo le rilevazioni ufficiali del Bureau of meteorology (Bom) del governo australiano, nella capitale Canberra si sono registrati 43.6°C, «una nuova temperatura record per qualsiasi mese».

Sempre il 4 gennaio, nel sobborgo di Penrith, nel Nuovo Galles del Sud, il termometro ha toccato i 48.9°C, secondo i dati ufficiali del Bom australiano.

Stando comunque attenti a non confondere il clima con il meteo, già diversi esperti hanno cercato di spiegare come le temperature australiane senza precedenti appena viste siano potenzialmente legate al riscaldamento globale (tema che approfondiremo meglio nel prossimo paragrafo).

Come ha scritto per esempio su Twitter il 6 gennaio il climatologo dell’Università di Reading (Uk) Ed Hawkins, in questi giorni è come se l’Australia stesse già vivendo lo scenario che la Terra vivrà nei prossimi decenni se non saranno contenuti gli effetti dell’aumento delle temperature.

Hawkins ha infatti pubblicato un grafico che mostra come le temperature medie di questo dicembre australiano hanno raggiunto il livello di quasi +3°C rispetto al livello che si registrerebbe se fosse assente l’influenza delle attività umane. Secondo alcune previsioni, la soglia dei +3°C rispetto ai livelli pre-industriali è proprio quella a cui andrà incontro il nostro Pianeta entro il 2100, ma questo scenario dipende anche da cosa si farà per rallentare l’emergenza climatica in corso.

Che cosa c’entra il riscaldamento globale?

Stefano Patuanelli (Movimento 5 stelle): «Ciò che sta accadendo in Australia non è altro che la drammatica conseguenza del male che abbiamo fatto al nostro pianeta»

Il 6 gennaio il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (M5s) ha scritto su Facebook che gli esseri umani sono responsabili di quanto sta succedendo in Australia, lasciando intendere che una delle causa principali degli incendi è il riscaldamento globale.

Patuanelli ha sostanzialmente ragione, anche se quando si parla di eventi estremi in generale bisogna sempre chiarire che il ruolo dei cambiamenti climatici non è quello di causare direttamente gli incendi – come nel caso dei fulmini o dei roghi appiccati dai piromani – quanto quello di creare condizioni favorevoli per il verificarsi dei disastri ambientali con maggiore probabilità e intensità (in questo caso il divampare e il diffondersi delle fiamme).

E per l’Australia questa non è una novità delle ultime settimane. Da anni gli scienziati spiegano che una delle conseguenze più devastanti del riscaldamento globale sull’isola è proprio quella legata allo svilupparsi di incendi difficili da domare. Lo stesso governo australiano ha pubblicato nel 2009 un rapporto che metteva in guardia dai rischi sulla crescita delle temperature.

All’Australia, e in particolare ai roghi che colpirono 10 anni fa lo Stato di Victoria (la cui capitale è la città di Melbourne), è dedicato poi un approfondimento del rapporto speciale pubblicato a ottobre 2018 dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc), il principale organismo internazionale delle Nazioni Unite che studia il fenomeno del riscaldamento globale. Qui si legge che tra i responsabili delle fiamme ci sono elementi legati al clima – e di conseguenza al riscaldamento globale – come la siccità prolungata, il caldo record e i bassi livelli di umidità.

«Quello che avrebbe causato una brutta stagione dei roghi è stato reso ancora peggiore in questi giorni dal trend di caldo e siccità», ha spiegato al Washington Post Andrew Watkins, responsabile delle previsioni a lungo periodo del Bureau of Meteorology (Bom) del governo australiano.

Sempre il Bom ha pubblicato su Instagram un’immagine che spiega il circolo vizioso che viene a crearsi quando gli incendi causano la formazione di dense nubi in cielo, alterando il comportamento delle fiamme – rendendolo più imprevedibile – e aumentando la probabilità che si sviluppino fulmini, a loro volta causa di nuovi incendi.

Secondo l’ultimo Climate Change Performance Index (Ccpi) – una delle ricerche più autorevoli che ogni anno valuta gli sforzi fatti dai singoli Paesi al mondo per contrastare l’emergenza climatica – l’Australia sta facendo ancora troppo poco per migliorare le proprie politiche ambientali. Se si guarda alla classifica mondiale, i ricercatori che hanno realizzato il Ccpi collocano il Paese tra le ultime posizioni. Peggio dell’Australia fanno solo la Corea del Sud, Iran, Taiwan, Arabia Saudita e Stati Uniti.

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