Pubblicato: lunedì 30 settembre 2019
Photo: Credits: Ansa
Gentiloni si è venduto i gamberoni?

Con il discorso pronunciato da Ursula Von Der Leyen il 10 settembre si è chiusa la partita delle nomine dei commissari europei. Per la prima volta nella storia delle istituzioni europee, l’Italia si è aggiudicata la guida dell’importante Direzione generale per l’Economia. Un incarico che è stato assegnato all’ex presidente del Consiglio e attuale presidente del Pd Paolo Gentiloni.

La nomina del politico romano è stata criticata dalle opposizioni per varie ragioni. Tra quelle più curiose troviamo quella avanzata dai deputati della Lega Massimo Garavaglia e Edoardo Rixi, che ritengono Gentiloni inadatto a rappresentare gli interessi italiani perché – a detta loro – avrebbe «svenduto il nostro mare».

Una frase ripetuta recentemente anche da Claudio Borghi – presidente della Commissione bilancio della Camera in quota Lega – in un’intervista rilasciata al quotidiano La Verità il 16 settembre 2019.

Ma di che cosa stanno parlando Borghi, Rixi e Garavaglia?

Abbiamo indagato.

Di che cosa stiamo parlando

La questione menzionata dai tre deputati leghisti risale a qualche anno fa ed è stata citata diverse volte, da allora, soprattutto da politici del centrodestra.

Borghi, Rixi e Garavaglia si stanno infatti riferendo all’Accordo di Caen. Firmato nel marzo del 2015 dagli allora ministri degli Esteri di Italia (Paolo Gentiloni) e Francia (Laurent Fabius), questo trattato avrebbe dovuto introdurre una disciplina generale sui confini marittimi tra i due Paesi. L’accordo avrebbe così sostituito una serie di consuetudini e accordi siglati diversi anni fa, chiudendo un processo di negoziazione durato sei anni (dal 2006 al 2012).

Come conferma però il Ministero degli Esteri sul suo sito, l’Accordo di Caen non è mai stato ratificato – ossia approvato dal Parlamento (art. 80 della Costituzione) – e, di conseguenza, i confini marittimi italiani (e francesi) non sono stati (ancora) modificati seguendo il trattato.

A prescindere da questo, esistono diversi elementi che fanno dubitare del fatto che si possa parlare di «svendita del nostro mare».

Vediamo quali.

Marenostrum o mare loro?

Interpellato da alcuni deputati del M5s nel febbraio del 2016, l’allora sottosegretario al Ministero degli Esteri Benedetto Della Vedova aveva spiegato che il trattato era stato siglato per stabilire confini marittimi certi tra i due Paesi.

Ancora oggi, infatti, la divisione tra le acque italiane e francesi è regolata da accordi e consuetudini che risalgono, in qualche caso, a oltre cento anni fa: ad esempio la convenzione sulle zone di pesca nella baia di Mentone (1892) oppure l’Accordo sulle Bocche di Bonifacio (1986). Ciò significa che non esisteva, almeno prima dell’accordo, una disciplina unitaria e moderna dei confini tra Italia e Francia. In altre parole, le delimitazioni tra le acque territoriali italiane e francesi si basa su determinati principi in Sardegna e Toscana e su altri in Liguria.

Al contrario, l’accordo siglato da Francia e Italia nel 2015 fa riferimento ai principi stabiliti dalla Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare (1982), introducendo criteri di definizione dei confini che dovrebbero essere universalmente accettati dagli Stati.

Nello specifico, l’Accordo di Caen ha adottato il principio della linea mediana di equidistanza (art. 15 della Convenzione). In parole semplici: Italia e Francia non possono estendere il confine della zona di mare in cui possono intervenire per far rispettare le proprie leggi (detta zona contigua) oltre a una certa linea. Questa viene detta “linea mediana di equidistanza”, una retta immaginaria che si trova esattamente a metà tra i punti che separano la costa italiana (o meglio, la linea di base) e quella francese.

Svendita a caro prezzo?

Da quanto abbiamo visto finora sembra che la questione dei confini marittimi tra i due Paesi non sia stata risolta in maniera arbitraria dall’allora ministro degli Esteri Gentiloni, come fanno intendere i tre deputati leghisti. Al contrario, i confini sono stati stati determinati seguendo il principio degli standard riconosciuti a livello internazionale.

Inoltre, la Farnesina ricorda che l’Italia ha ottenuto il rispetto dei confini dell’arcipelago toscano e della Sardegna stabiliti in accordi precedenti, preservando allo stesso tempo i diritti di pesca congiunta tra Sardegna e Corsica.

Ciò è avvenuto nonostante questi due confini siano stati determinati sulla base di principi precedenti alla Convenzione di Montego Bay. In altre parole, l’Italia è riuscita ad ottenere che la Francia rinunciasse alle sue rivendicazioni su un tratto di mare di sua proprietà (secondo gli standard internazionali), facendo rispettare i nostri «titoli storici» su quei confini.

Elementi che sembrano quindi essere in contraddizione con l’idea di una «svendita dei nostri mari».

La fossa dei gamberi

Oltre a non essere stati svenduti, i nostri confini non sono poi mai veramente cambiati, dato che l’Accordo di Caen non è ancora stato ratificato dall’Italia.

Ciò non ha però impedito che nascessero alcune polemiche riguardanti l’accordo. In particolare, alcune problematiche sono scaturite nel gennaio 2016 a seguito del sequestro da parte delle autorità francesi di un peschereccio italiano che si trovava nelle acque al largo della Liguria. Un episodio che la Francia ha subito definito un «deprecabile errore» di competenza territoriale.

Ciononostante, alcuni consiglieri regionali liguri – capitanati dal leghista Alessandro Piana – ritengono questo episodio indicativo del fatto che l’accordo metterebbe a rischio la pesca nella “fossa del cimitero”, una zona del Mar Ligure di fronte a Sanremo – a detta loro – particolarmente ricca di gamberi.

Un’opinione condivisa sul suo blog anche dall’ex capo di Stato maggiore della Marina Giuseppe De Giorgi. Allo stesso tempo, De Giorgi ricorda che, a fronte della cessione di questa fascia di mare ricca di pesce, l’Italia avrebbe ricevuto alcune «secche tra Corsica, Capraia ed Elba».

A parte queste voci, non siamo stati in grado di trovare prove del fatto che, se l’Accordo di Caen venisse ratificato, la fossa del cimitero passerebbe in mano francese.

Abbiamo infatti contattato la capitaneria di porto di Imperia che ci ha spiegato che sulle mappe nautiche non appare un’area denominata “fossa del cimitero”. Il suo nome e la sua delimitazione non hanno quindi carattere ufficiale ma popolare.

Per questa ragione, la capitaneria di porto ci ha suggerito di chiedere le coordinate di quest’area direttamente alle associazioni di pescatori della provincia di Imperia. Per fare ciò, abbiamo contattato la Società cooperativa Imperia pesca – una cooperativa di armatori della provincia di Imperia – chiedendo loro se fosse possibile avere le coordinate dell’area. Purtroppo però, per paura di rivelare la posizione dei preziosi gamberi, i pescatori contattati da Imperia Pesca non hanno voluto rivelare le coordinate della fossa.

Non è stato quindi possibile stabilire con certezza se questa zona sia oggetto o meno dell’accordo tra Italia e Francia.

Il Mar Ligure diventa francese?

Anche se non è stato possibile stabilire la posizione della “fossa del cimitero”, se confrontiamo le coordinate dei confini marittimi tra Italia e Francia stabiliti dal Dpr 209/2011 e le paragoniamo a quelle contenute nell’Accordo di Caen, risulta evidente una modifica della giurisdizione italiana rispetto al Mar Ligure.

Infatti, tracciando le coordinate con il software di navigazione del sito di Nauticando.net si può vedere graficamente come parte della zona di Mar Ligure che oggi è sotto il controllo dell’Italia passerebbe sotto giurisdizione della Francia (vedi mappe sotto).

Mappa 1: Confronto tra i confini marittimi attuali e quelli dell’Accordo di Caen - Fonte: Rappresentazione con Nauticando su dati Dpr 209/2011 e Accordo di Caen

Quindi, nonostante non sia stato possibile identificare se la “fossa del cimitero” sia o meno parte delle aree menzionate, è vero che un tratto di Mar Ligure (vedi mappa sotto) passerebbe sotto controllo francese se l’Accordo di Caen venisse ratificato.

Mappa 2: Triangolo di mare che passerebbe alla Francia se l’Accordo di Caen venisse ratificato - Fonte: Rappresentazione con Nauticando su dati Dpr 209/2011 e Accordo di Caen

In conclusione

I deputati Claudio Borghi, Edoardo Rixi e Massimo Garavaglia hanno espresso giudizi negativi sul nuovo commissario Europeo all’Economia Paolo Gentiloni, accusato – a loro parere – di aver «svenduto il nostro mare». L’accusa si fonda sull’Accordo di Caen, un trattato di definizione dei confini marittimi tra Italia e Francia, firmato nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni.

È però dubbio che si possa parlare di svendita dei nostri mari, dato che i confini sono stati definiti seguendo gli standard internazionalmente riconosciuti. In aggiunta, bisogna tenere conto che la Francia ha riconosciuto al nostro Paese alcuni confini (quelli degli arcipelaghi toscani e quelli della Sardegna) su cui, tecnicamente, avrebbe potuto far valere i suoi diritti.

L’unico dubbio da sciogliere riguarda la cosiddetta “Fossa del cimitero”, un’area di fronte a Sanremo particolarmente ricca di gamberi rossi. Non è infatti chiaro se questo tratto di mare passerebbe in mano francese se l’accordo venisse approvato. Ciò che invece è certo è che una parte del Mar Ligure oggi sotto la giurisdizione italiana passerebbe alla Francia, se l’Accordo di Caen entrasse in vigore.

Logo
Logo