Pubblicato: martedì 2 luglio 2019
Photo: Ansa - Giuseppe Conte, presidente del Consiglio
Conte ha ragione sul record positivo in Ue dei conti dell’Italia

Il 20 giugno 2019 nella lettera indirizzata all'Europa il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha detto che il nostro Paese ha «mantenuto un saldo primario largamente in attivo per oltre venti anni di seguito, ad eccezione del 2009» e che, «al netto della spesa per interessi, l’Italia è stata tra i Paesi più virtuosi dell’Unione europea».

Scopriamo se ha ragione.

Che cos’è il saldo primario

Secondo il glossario Istat, per saldo (o avanzo) primario si intende il «saldo del conto non finanziario delle amministrazioni pubbliche al netto degli interessi passivi».

In altre parole, come abbiamo recentemente spiegato, è la differenza fra le entrate e le uscite della pubblica amministrazione prima del pagamento degli interessi sul debito. Quindi, l’avanzo primario indica quanto risparmierebbe lo Stato ogni anno se non dovesse ripagare i debiti contratti in precedenza.

Si tratta di un importante indicatore di contabilità nazionale poiché dà una misura di quale sia l’efficienza della spesa della pubblica amministrazione: se il saldo primario è positivo, infatti, significa che le amministrazioni spendono per le loro attività meno di quanto incassino. Se è negativo, il contrario. Questo indicatore è espresso sia in numero assoluto sia in percentuale rispetto al Pil.

L'Italia e il saldo primario nel tempo

Per vedere l'andamento del saldo primario negli ultimi anni possiamo consultare la banca dati[1] dell'Istat, che mette a disposizione la serie storica di questi conti a partire dal 1995.

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Grafico 1: L'andamento dell’avanzo primario italiano dal 1995 ad oggi - Fonte: elaborazione di Pagella Politica su dati Istat

Dal 1995 ad oggi, l’Italia soltanto una volta ha avuto un saldo negativo, cioè ha speso - al netto del pagamento degli interessi sul debito - più di quanto non abbia incassato. È accaduto nel 2009, anno di picco della crisi internazionale, quando si registrò un saldo negativo dello 0,8 per cento.

Sebbene i risultati siano stati altalenanti nel corso del tempo (dal 1997 al 2005 siamo passati da un avanzo positivo del 6,2 per cento del Pil allo 0,4 del 2005, per poi tornare al 3,3 nel 2007, andare in negativo nel 2009 ed infine stabilizzarci attorno all’1,5-2 per cento dal 2012 in poi), l’Italia è sempre stata in virtuosa in questo indice, con la sola eccezione – già citata – del 2009.

Ma è davvero un risultato migliore rispetto a quello degli altri Paesi?

Che cosa è successo negli altri Paesi Ue

Il database Ameco[2] della Commissione europea contiene i dati relativi all'avanzo primario dei vari Stati membri della Ue.

Guardando i dati è evidente come l’Italia vanti la miglior performance: nessun Paese dell'Unione è riuscito ad ottenere – come ha fatto l'Italia – un avanzo primario positivo 23 anni su 24.

Il Paese che più si avvicina alla performance italiana è il Lussemburgo, con 21 anni su 24, seguito dalla Svezia, con 20 anni su 24, e dall’Austria, con 18 anni su 24. Nessuno tra i Paesi più grandi dell’Unione ha registrato un risultato simile a quello italiano: la Germania ha registrato un avanzo positivo 15 anni su 24, la Spagna 12 anni su 24, il Regno Unito 7 anni su 24, e la Francia solo 6 anni su 24.

Tabella 2: Avanzo primario nei Paesi UE dal 1995 in percentuale del PIL - Fonte: elaborazione di Pagella Politica dei dati Ameco

In conclusione

A giudicare dalle performance di tutti i Paesi dell’Unione, Giuseppe Conte ha ragione: l’Italia ha ottenuto un risultato unico tra gli Stati membri dell'Unione europea.

Negli ultimi 24 anni, infatti, il nostro Paese ha registrato un saldo negativo solo nel 2009: per 23 anni su 24 quindi le entrate dello Stato sono state superiori - al netto, lo ribadiamo, del pagamento degli interessi sul debito pubblico - alle uscite. Nessun altro Paese Ue può vantare un risultato simile.


[1] Conti Nazionali > Conti e aggregati economici delle Pubbliche Amministrazioni > Conto annuale > Indicatori (in rapporto al Pil).

[2] General Government > Net Lending > Net Lending excluding interest > Percentage of GDP.

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