Pubblicato: giovedì 11 novembre 2021
Photo: Ansa
La fine dei navigator è sempre più vicina

Il prossimo 31 dicembre scadranno i contratti dei navigator, i tutor assunti nel 2019 per aiutare i beneficiari del reddito di cittadinanza a trovare una nuova occupazione. A marzo scorso il governo Draghi aveva rinnovato fino alla fine del 2021 i contratti in scadenza il 30 aprile, ma il disegno di legge di bilancio – in arrivo in parlamento – non contiene ulteriori proroghe.

Le bozze più aggiornate sul testo della manovra – su cui il governo sta accumulando forti ritardi – prevedono (art. 21) invece nuovi incentivi e un ruolo di maggiore mediazione per le agenzie private del lavoro. Questa novità è stata rivendicata in particolare dal ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta, in un’intervista del 10 novembre con il Corriere della Sera.

L’Associazione nazionale navigator (Anna) – l’organizzazione nazionale di categoria – ha commentato con «sgomento» la posizione del governo in un comunicato stampa, chiedendo una maggiore centralità dei navigator nel programma di politiche attive per il lavoro finanziato con il Piano nazionale di ripresa e residenza (Pnrr).

Come si può riassumere l’esperienza dei navigator, che sembra ormai essere giunta al capolinea? Quali sono stati i risultati ottenuti? I numeri sono decisamente lontani dai risultati sperati, partendo proprio dalle promesse fatte dal primo governo Conte.

– Leggi anche: Le dieci proposte degli esperti per migliorare il reddito di cittadinanza

Da 10 mila a meno di 3 mila

Come abbiamo spiegato in passato, a dicembre 2018 l’allora ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio aveva parlato per la prima volta in tv dei navigator, senza sbilanciarsi sul numero di potenziali assunti.

Il mese dopo Di Maio aveva poi promesso un concorso per assumere circa 10 mila navigator, mentre l’Agenzia nazionale delle politiche per il lavoro (Anpal) aveva previsto il reclutamento di 6 mila tutor, sottolineando come fosse necessario un accordo tra lo Stato e le regioni, che hanno la competenza in questo ambito. A marzo 2019 l’intesa raggiunta parlava dell’assunzione di circa 3 mila navigator: un numero oltre tre volte più basso rispetto a quello promesso da Di Maio.

Per finanziare la figura dei navigator, il decreto con cui è stato introdotto il reddito di cittadinanza aveva stanziato complessivamente 500 milioni di euro, divisi in 200 milioni per il 2019, 250 milioni per il 2020 e 50 milioni di euro per il 2021. Come anticipato, a marzo 2021 il decreto “Sostegni” ha poi rinnovato (art. 18) i contratti fino alla fine del 2021, stanziando altri 61 milioni di euro circa. Sono stati soldi ben spesi?

L’identikit dei navigator

Per farsi un’idea sul ruolo avuto dai navigator, guardiamo alcune statistiche contenute nel rapporto su questa figura professionale pubblicato a luglio scorso da Anna.

Al concorso per essere assunti come navigator, avviato nell’estate 2019, sono stati ammessi circa 50 mila candidati, poi scesi a circa 20 mila effettivi partecipanti. Tra questi, solo 6 mila sono stati ritenuti idonei, mentre gli assunti sono stati poco meno di 3 mila. Più nello specifico, i navigator contrattualizzati sono stati 2.978, poi scesi a 2.651 a inizio 2021, a causa dei soggetti dimissionari, mentre oggi sono circa 2.400.

Nel complesso la maggioranza dei navigator sono donne, con un’età compresa tra i 30 e i 40 anni (Grafico 1). Quasi un navigator su tre ha frequentato la facoltà di giurisprudenza.

Grafico 1. L’identikit dei navigator – Fonte: Anna

Da luglio 2019 in poi, dopo un periodo di formazione, i compiti attribuiti ai navigator sono stati quelli di affiancare e supportare gli operatori dei centri per l’impiego per garantire il corretto funzionamento delle politiche attive per il lavoro legate al reddito di cittadinanza. Ma come abbiamo spiegato in diverse analisi, questo fronte è quello dove sono stati raccolti i risultati più deludenti.

Pochi beneficiari occupati

Il rapporto dell’associazione dei navigator, tra le altre cose, ha puntato il dito su un sistema già in partenza parecchio «inefficiente». «La scarsa capacità di cooperazione mostrata dagli attori istituzionali coinvolti sono state tra le principali difficoltà con cui navigator hanno dovuto e continuano a scontrarsi», si legge nella relazione di Anna. «Questa frammentazione della governance è andata tutta a detrimento del cittadino esasperando le già presenti disomogeneità regionali negli altri settori pubblici erogatori di servizi» prosegue la relazione. Il documento suggerisce anche i motivi di questa mancanza di collaborazione, in alcuni casi «dovuta a incapacità, in altri da pigrizia, in altri ancora da precisa volontà politica il cui ostruzionismo sordo e cieco ha preferito il mantenimento dello status quo invece di cogliere questa occasione per rinnovare un settore critico come quello dei servizi per l’impiego».

Inoltre i navigator hanno denunciato altre difficoltà nel loro lavoro, per esempio dovute alle inefficienze dei sistemi informatici, all’emergenza pandemica e all’elevato numero di soggetti da prendere in carico in rapporto al numero ridotto di tutori. In più è stata segnalata anche la mancanza di statistiche «esaurienti» per valutare gli impatti occupazionali dei tutor e dei centri per l’impiego.

Al di là delle posizioni dei navigator, già durante il periodo della loro assunzione in diversi avevano comunque messo in dubbio la loro capacità di poter incidere sulle politiche attive per il lavoro, viste le numerose mansioni assegnate e l’organizzazione regionale dei centri per l’impiego.

In ogni caso le cifre parlano abbastanza chiaro. Secondo i dati più aggiornati di Anpal, alla fine di settembre 2021 meno di quattro beneficiari del sussidio su dieci tenuti a trovare un lavoro (circa 420 mila su un totale di 1,1 milioni) erano stati presi in carico dai centri per l’impiego. Ma come abbiamo spiegato di recente, la maggior parte di questi beneficiari è difficilmente collocabile sul mercato del lavoro.

Nel complesso c’è pochissima trasparenza sui numeri effettivi dei percettori che hanno trovato un lavoro proprio grazie alle attività dei navigator e ai centri per l’impiego. Secondo le ultime statistiche a disposizione, da quando esiste il reddito di cittadinanza meno del 15 per cento dei beneficiari che dovevano essere presi in carico dai centri per l’impiego ha trovato un lavoro. La maggior parte di questi ha firmato un contratto a tempo determinato, ma più in generale non è possibile sapere se è riuscito a trovare lavoro in autonomia oppure con il supporto di tutor e personale dei centri.

In conclusione

Alla fine di dicembre scadranno i contratti di circa 2.500 navigator, che il governo aveva già rinnovato per otto mesi a marzo scorso. L’esperienza dei tutor assunti per aiutare i percettori del reddito di cittadinanza a trovare lavoro non è stata all’altezza delle attese, per diversi motivi.

All’inizio il primo governo Conte aveva promesso l’assunzione di circa 10 mila navigator, mentre i contratti effettivi sono stati meno di 3 mila, poi scesi di alcune centinaia di unità a causa dei soggetti dimissionari.

L’Associazione nazionale navigator ha denunciato, tra le altre cose, un sistema inefficiente delle politiche attive per il lavoro, con forti disomogeneità territoriali, e una scarsa trasparenza sulle statitische occupazionali.

Secondo i dati più aggiornati, meno del 40 per cento dei beneficiari occupabili è stato preso in carico dai centri per l’impiego e meno di un beneficiario su sette ha trovato un’occupazione, perlopiù a tempo determinato. Per chi ha trovato lavoro, non è possibile sapere quale sia stato l’effettivo contributo dei navigator e dei centri per l’impiego.

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