Pubblicato: mercoledì 20 ottobre 2021
Photo: Ansa
Che fine hanno fatto i referendum

Aggiornamento 20 ottobre, ore 16:00 - Il 20 ottobre il comitato promotore del referendum sulla caccia ha prorogato il termine ultimo per la raccolta firme online al 26 ottobre. Fino al 24 ottobre sarà inoltre possibile firmare i banchetti nelle piazze.

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Uno dei temi più discussi nell’ultimo periodo è stato il rinnovato interesse per i referendum abrogativi. Il dibattito è stato spinto anche dalla nuova opportunità di raccogliere le firme online con il metodo della firma digitale.

Nel periodo tra settembre e ottobre i cittadini hanno potuto – e in certi casi ancora possono – firmare, sia online sia ai tradizionali banchetti, per cinque diverse proposte referendarie. Alcune di queste hanno superato agevolmente la soglia delle 500 mila firme, necessaria per l’avanzamento della richiesta referendaria, altre sono tuttora in bilico.

Con la scadenza per la presentazione delle firme alle porte, vediamo a che punto sono tutte le proposte referendarie.

– Leggi anche: Referendum: perché proprio “500 mila” firme e quali sono le proposte per cambiare

Per l’eutanasia legale già depositate le firme in Cassazione

Il primo quesito referendario presentato nel 2021 a raggiungere le 500 mila firme è stato quello sulla legalizzazione dell’eutanasia, promosso da una lunga lista di organizzazioni guidate dall’Associazione Luca Coscioni – nata nel 2002 per difendere «le libertà civili e i diritti umani» – e da una serie di movimenti, partiti ed esponenti politici.

Il referendum, che ha comunicato il raggiungimento delle firme il 16 agosto, intende legalizzare la pratica dell’eutanasia attiva, che consiste nel procurare, tramite specifiche azioni, la morte di un malato «allo scopo di alleviarne le sofferenze».

Il 23 settembre il comitato promotore del referendum ha annunciato di aver superato il milione di firme, con 640 mila firme cartacee raccolte ai tavoli in tutta Italia e 372 mila online tramite firma digitale.

L’8 ottobre, giorno in cui sono state depositate in Cassazione, le firme totali erano più di un milione e 235 mila. Adesso è atteso il giudizio di ammissibilità della Cassazione prima e della Corte Costituzionale poi, che arriverà non prima di metà gennaio 2022.

Il referendum invece – come potenzialmente tutti quelli proposti nel 2021 – dovrebbe tenersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi.

-Leggi anche: Come funziona e che cosa propone il referendum sull’eutanasia legale

Cannabis legale alle prese con i comuni inadempienti

Discorso diverso per il referendum sulla legalizzazione della cannabis, promosso in larga parte dallo stesso comitato dell’eutanasia, più alcune associazioni pro legalizzazione. La raccolta firme – inizialmente solo digitale – è partita il 12 settembre, raggiungendo quota 500 mila nel tempo record di una settimana.

Per sottoporre il referendum a Cassazione e Corte costituzionale, però, non basta aver raccolto le sottoscrizioni online, ma servono anche i relativi certificati elettorali, che i comuni sono obbligati a rilasciare entro 48 ore dalla richiesta da parte del comitato promotore. A causa del ritardo nella consegna di queste tessere, il 25 settembre il comitato promotore ha diffidato 1.400 comuni italiani inadempienti nella certificazione delle firme.

Come abbiamo avuto modo di verificare in un nostro articolo, il 21 settembre il comitato promotore ha inviato oltre mezzo milione di Pec ai comuni, ma alla sera del 26 settembre avevano ricevuto appena 180 mila certificati. Data la scadenza per la consegna fissata al 30 settembre, i promotori del referendum hanno deciso di agire per vie legali.

L’azione del comitato ha avuto seguito, dal momento che il Consiglio dei ministri ha approvato la proroga di un mese per il referendum sulla cannabis (proroga già concessa agli altri referendum), spostando la scadenza per il deposito delle firme in Cassazione dal 30 settembre al 31 ottobre.

Il comitato promotore ha riferito a Pagella Politica che nella prima metà di ottobre gran parte dei comuni “ritardatari” ha consegnato i certificati elettorali, che adesso sono allegati a quasi tutte le sottoscrizioni. Dal comitato precisano inoltre che il ritardo nella consegna è stato il più delle volte dovuto alla difficoltà, da parte delle amministrazioni, di controllare e poi inviare una a una le tessere in un periodo già carico di lavoro come quello delle elezioni.

In ogni caso, nonostante il raggiungimento delle 500 mila firme, il comitato promotore ha deciso di attivare dei banchetti di firma nelle piazze italiane, che saranno aperti in tutta Italia fino al 28 ottobre, giorno in cui come specificato dai promotori verranno consegnate le firme.

Anche il “Giustizia giusta” della Lega ha raggiunto le firme

Il terzo referendum che potrebbe essere indetto nel 2022 è quello sulla “Giustizia giusta”, promosso dal Partito radicale e dalla Lega, con la partecipazione di Forza Italia, Udc e Psi. La proposta si compone di sei quesiti, tra cui la separazione delle carriere dei magistrati, la loro responsabilità diretta e la riforma del Consiglio superiore della magistratura.

Così come per quello sulla cannabis, per questo referendum sono state già raggiunte le 500 mila firme (il 17 agosto), ma chi vuole potrà andare a votare ai banchetti fino al 31 ottobre.

Corsa contro il tempo per l’abolizione della caccia

L’ultimo referendum per il quale è stata attiva la raccolta firme è quello per l’abolizione della caccia, per il quale si prospetta una vera e propria corsa contro il tempo.

Al 20 ottobre, come riportato dal sito del comitato promotore, pare manchino ancora 25 mila firme per raggiungere la soglia delle 500 mila. La possibilità di firmare online scade lo stesso 20 ottobre – undici giorni prima del termine per il deposito in Cassazione, vista la difficoltà di reperire le tessere elettorali dai singoli comuni dei firmatari – mentre per la firma dal vivo ci sarà tempo indicativamente fino all’ultimo giorno disponibile prima del deposito.

In ogni caso, stando a quanto riportato dal sito, la modalità preferita dai firmatari è stata comunque quella dal vivo, dal momento che online sono state raccolte poco più di 44 mila firme, meno del dieci per cento del totale necessario.

– Leggi anche: Come funziona e che cosa prevede il referendum sulla caccia

Sul referendum “no green pass” pochi dati disponibili

Anche il referendum per l’abolizione del green pass è ancora attivo. Sul sito del comitato promotore è stato pubblicato un avviso per i volontari in vista della chiusura delle attività di raccolta firma, prevista per il 20 ottobre. Come abbiamo già spiegato in passato, la procedura per certificare le firme effettuate online con il Sistema pubblico di identità digitale (Spid) è piuttosto articolata e non semplice come per i referendum su cannabis ed eutanasia.

Sono stati comunque organizzati degli stand dove firmare fisicamente per l’abolizione della certificazione verde, anche se la copertura sul territorio è abbastanza circoscritta.

Dal comitato “no green pass” non è stato diffuso finora nessun dato circa il numero totale di firme raccolte, ma non sono mancate le polemiche e i presunti complotti ai danni dei cittadini intenzionati a firmare.

– Leggi anche: Dalle firme al Grande Reset: che cosa non torna nel “referendum no green pass”

In conclusione

Dei cinque quesiti referendari promossi nel 2021, al 20 ottobre solo per quello sull’eutanasia legale sono già state depositate le firme in Cassazione.

Altri referendum, come quello sulla cannabis legale e quello sulla giustizia, hanno dichiarato di aver superato la soglia delle 500 mila firme senza però depositarle ufficialmente. Rimangono comunque attivi i banchetti di firma dal vivo in varie città italiane.

Per il referendum sulla caccia mancherebbero infine 25 mila firme, secondo i promotori, che potranno essere fatte online entro il 20 ottobre, o successivamente nei banchetti fino al 31 del mese.

Il referendum no green pass invece non ha diffuso nessun dato sulle firme.

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