Pubblicato: lunedì 12 luglio 2021
Photo: Ansa
L’epidemia risale in Europa: ecco quali Paesi hanno i numeri più alti

Dopo settimane di miglioramento, diversi Paesi europei stanno registrando un nuovo aumento dei contagi da coronavirus.

Il motivo principale del peggioramento sembra essere la diffusione della variante delta, che rispetto alle altre varianti è maggiormente trasmissibile e probabilmente anche più pericolosa. Come abbiamo spiegato di recente, questa variante è diventata dominante nel Regno Unito, dove i contagi sono tornati a livelli che non si vedevano dall’ondata invernale, con le ospedalizzazioni che, seppur più lentamente, iniziano a crescere.

Vediamo quali sono gli Stati dove la risalita dei contagi si sta facendo più preoccupante.

– Leggi anche: Davvero morti e ricoverati nel Regno Unito non stanno aumentando?

Come sono messi i grandi Paesi Ue

Negli ultimi giorni i cinque principali Paesi dell’Unione europea stanno avendo un aumento dei casi, anche se con forti differenze. I paesi con il maggior numero di casi sono il Regno Unito che nell’ultima settimana è arrivato a registrare in media oltre 44 casi per 100 mila abitanti e la Spagna con 30. Dopo troviamo la Francia con 5 casi ogni 100 mila abitanti, l’Italia con 2 e la Germania con 1.

Il Regno Unito ha i numeri più alti

Il Regno Unito è il primo Paese europeo ad aver visto crescere i casi e ha avuto sin da subito un andamento esponenziale. In un primo momento la crescita era localizzata nelle zone settentrionali dell’Inghilterra, ma poi si è diffusa in tutto il Paese.

Il forte aumento dei casi ha portato il governo britannico a decidere di rinviare la rimozione di tutte le poche restrizioni rimanenti di un mese, dal 19 giugno al 19 luglio. Nonostante i casi continuino a crescere, il primo ministro Boris Johnson ha deciso che questa volta non ci saranno altri rinvii.

Come abbiamo anticipato sopra, l’aumento dei casi nel Regno Unito ha portato anche a un aumento delle ospedalizzazioni, sebbene rimangano sensibilmente di meno del passato, in quanto i contagi sono diffusi tra i più giovani. Va comunque considerato che anche le ospedalizzazioni sono ancora su un andamento esponenziale: se l’andamento dovesse proseguire su questi ritmi, potrà portare a un considerevole numero dei ricoveri quotidiani nei prossimi giorni.

Anche la Spagna ha dati in forte crescita

La crescita in Spagna è iniziata a fine giugno: nel Paese si è passati da 8 casi ogni 100 mila abitanti il 27 giugno a 31 casi il 10 luglio, una crescita di quasi quattro volte in sole due settimane. Le regioni con la maggiore incidenza nell’ultima settimana sono la Catalogna, la Castiglia e León e Navarra, dove si sono registrati più di 50 casi ogni 100 mila abitanti in media al giorno. Il tasso di positività, cioè il numero di casi positivi in relazione al numero di tamponi, è superiore al 10 per cento e anche oltre il 15 per cento in diverse regioni. Come avevamo spiegato in passato, si ritiene che per considerare un’epidemia sotto controllo il tasso di positività dei test dovrebbe essere inferiore al 5 per cento.

I casi stanno aumentando quasi esclusivamente tra i più giovani. Il governo spagnolo fornisce l’incidenza su 14 giorni: nella fascia 20-29 anni è pari a mille casi per 100 mila abitanti – e dunque si è contagiato l’1 per cento della popolazione in questa fascia d’età in due settimane – mentre nella fascia 12-19 anni è di 890 e nella fascia 30-39 anni di 392. Tra i 10 e i 29 anni il tasso di positività è intorno al 18 per cento, cosa che suggerisce che molti casi non vengano trovati e che quindi si sia di fronte a un fenomeno di sottostima.

In Francia i giovani guidano il contagio

In Francia i casi hanno iniziato a crescere dieci giorni fa e sono raddoppiati rispetto al minimo raggiunto. Anche il tasso di positività ha registrato un aumento e ora è all’1,2 per cento. Come in Spagna la crescita è concentrata tra i più giovani. In una settimana i casi tra chi ha 20 e 29 anni sono quasi raddoppiati (+91 per cento), quelli tra i 10 e i 19 anni hanno registrato un aumento del 68 per cento e quelli tra i 30 e i 39 anni una crescita del 48 per cento. Si registrano leggeri aumenti fino ai 59 anni, mentre nelle fasce successive i casi si sono stabilizzati dopo settimane di calo.

Per quanto riguarda le ospedalizzazioni, non si registra un aumento, ma hanno smesso di diminuire. In media vengono ricoverate in ospedale 114 persone al giorno e 23 in terapia intensiva. Lo ha riconosciuto anche il ministro della Salute Olivier Véran, spiegando l’11 luglio che questa dinamica «dimostra che l’epidemia sta riprendendo».

Il peggioramento italiano per ora è molto contenuto

In Italia l’aumento dei contagi è iniziato circa dieci giorni fa, ma per ora è molto contenuto anche per via del basso numero di casi a cui si era arrivati. Nell’ultima settimana abbiamo registrato poco meno di 8 mila casi a fronte dei 5.260 della settimana precedente e il tasso di positività dei tamponi molecolari è pari all’1,4 per cento, in aumento rispetto allo 0,9 per cento della settimana precedente.

La crescita dei casi si è anche riflettuta in un leggero aumento delle persone ricoverate in terapia intensiva: si è passati da 37 di due settimane fa a 49 della settimana passata. Il peggioramento dell’epidemia sta avvenendo in quasi tutte le regioni, ma in particolar modo in alcune di esse: la maggiore incidenza è in Campania e Sicilia, i maggiori aumenti sono in Molise, Sardegna e Veneto.

La Germania è quella con la crescita più bassa

In Germania la leggera crescita dei casi si sta concentrando tra chi ha meno di 50 anni. Tra i ventenni c’è l’incidenza maggiore, che arriva a essere pari a dieci volte quella che si ha tra gli anziani. Anche in Germania si registrano forti differenze regionali: Amburgo e l’Assia hanno l’incidenza più alta.

In generale, l’aumento dei casi tra i più giovani è dovuto al fatto che gli anziani sono maggiormente vaccinati e si stanno contagiando in misura sensibilmente minore grazie alla protezione che i vaccini forniscono anche contro l’infezione. Ciò eviterà che l’aumento dei casi si trasmetta – come in passato – su ospedalizzazioni e decessi.

Gli altri Stati dove crescono i casi

Tra gli altri Paesi dell’Ue, Cipro è quello con il maggior numero di casi in relazione alla popolazione. Nell’ultima settimana l’isola ha registrato in media 90 casi ogni 100 mila abitanti al giorno, quarantacinque volte quelli dell’Italia, e il contagio mostra un chiaro andamento esponenziale, come si vede dal grafico sotto.

I Paesi Bassi sono l’altro Stato con i contagi in fortissima crescita negli ultimi giorni. Qui si è arrivati a registrare in un giorno fino all’800 per cento dei casi in più rispetto a una settimana prima. In dieci giorni sono passati da avere 3,5 casi per 100 mila abitanti a 25,6. Il governo ha chiesto al comitato che lo consiglia nella gestione dell’epidemia quali misure prendere e poi sono state introdotte alcune restrizioni come la chiusura di discoteche e locali notturni.

Anche a Malta negli ultimi giorni c’è stato un rapido peggioramento, passando in media da meno di un caso ogni 100 mila abitanti a 9 in solo una settimana. Questo aumento ha portato il governo maltase a decidere di non permettere a chi non è completamente vaccinato di entrare nel Paese. Anche la Grecia sta registrando una crescita abbastanza veloce, considerando che i casi sono quadruplicati in dieci giorni.

Tra gli altri Paesi con molti casi in media ci sono Portogallo, Lussemburgo, Irlanda e Danimarca.

In conclusione

Negli ultimi giorni diversi Paesi europei stanno registrando un aumento dei casi, con una sempre maggiore diffusione della variante delta. Alcuni Stati, come i Paesi Bassi, Cipro e la Spagna, sono su numeri molto alti e con crescite rapide, mentre altri, come Italia o Germania, sono ancora a livelli di contagio più bassi.

L’aumento è tendenzialmente concentrato tra i più giovani dal momento che le persone anziane sono in larga parte vaccinate. L’immunizzazione delle fasce più a rischio dovrebbe permettere di avere un minore impatto sulle strutture ospedaliere e sul numero di decessi, anche se un elevato livello di casi potrebbe comunque portare a un aumento delle ospedalizzazioni.

di Lorenzo Ruffino

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