Pubblicato: venerdì 2 luglio 2021
Photo: Ansa
​Quanto sono messe male le carceri italiane, numeri alla mano

Dall’inizio della pandemia di Covid-19 il tema delle carceri italiane ha trovato ciclicamente spazio nel dibattito politico e culturale, soprattutto in seguito a episodi di cronaca anche molto controversi.

Un esempio sono le rivolte scoppiate in numerose carceri – da Milano a Caserta – tra marzo e aprile 2020, nelle fasi iniziali dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia di Covid-19. In quel periodo i detenuti denunciavano casi di contagio da nuovo coronavirus all’interno delle strutture, la mancanza di dispositivi di protezione e lo stop alle visite dall’esterno, sia in modo pacifico sia compiendo atti di vandalismo.

Nel giro di pochi giorni però l’iniziale clamore causato dai metodi utilizzati sia da parte dei manifestanti che degli agenti era presto passato in secondo piano, lasciando spazio all’arrivo del primo lockdown nazionale e al progressivo riempirsi dei reparti di terapia intensiva.

Si è tornati a parlare di carceri solo di recente in seguito alla pubblicazione, da parte del quotidiano Domani, delle immagini riprese dalle telecamere di sicurezza nella struttura di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) che mostrano pestaggi e violenze commessi dagli agenti di polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti il 6 aprile 2020, il giorno successivo a una protesta scoppiata a causa della mancanza di dispositivi di protezione individuale. 117 agenti che hanno partecipato al pestaggio sono indagati, e 52 sono stati sottoposti a misure cautelari.

Il video ha riaccesso quindi la discussione intorno alla situazione delle carceri italiane, storicamente sovraffollate e spesso tralasciate dalla stampa. Al di là dei commenti relativi all’episodio di Caserta, cerchiamo di capire meglio la situazione in cui si trovano gli edifici penitenziari italiani guardando ai dati.

Il problema del sovraffollamento

Come abbiamo già spiegato, quello del sovraffollamento negli istituti carcerari è un problema cronico nel nostro Paese. Guardando ai dati degli ultimi 10 anni, però, la situazione è migliorata.

Secondo i dati Istat nel 2011 infatti erano presenti nelle strutture una media di circa 146 detenuti per ogni 100 posti disponibili. Il dato è sceso progressivamente fino a raggiungere un picco minimo di 105,2 detenuti ogni 100 posti nel 2015, è poi risalito a 120 nel 2019 e ha raggiunto i 105,6 nel 2020.

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Grafico 1. Detenuti presenti ogni 100 posti disponibili, 2011-2020

Nel complesso, le carceri italiane sono ancora sovraffollate ma in maniera decisamente inferiore rispetto alla situazione di dieci anni fa.

Ricordiamo che nel 2013 l’Italia era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) – un organo nato nel 1959 che non fa parte dell’Unione europea – proprio per il problema del sovraffollamento negli istituti carcerari. Il caso ero sorto in seguito alla denuncia di sette persone detenute a Busto Arsizio (Varese) e a Piacenza in celle troppo piccole, senza acqua calda e senza luce naturale. Secondo la Cedu, questo trattamento violava l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che proibisce insieme alla tortura le «pene o i trattamenti inumani o degradanti».

Come si vede nel Grafico 1, tra il 2013 e il 2015 il tasso di sovraffrollamento delle carceri italiane – quindi il numero di detenuti effettivamente presenti in una struttura penitenziaria rispetto alla capienza regolamentare dell’edificio – ha toccato il punto più basso degli ultimi 10 anni, per poi tornare a salire. In un’altra nostra analisi sul tema abbiamo spiegato che in seguito alla condanna da parte della Cedu sono stati adottati diversi interventi, di edilizia e legislativi. I primi sono stati mirati principalmente ad aumentare la capienza degli istituti penitenziari già esistenti, cercando di evitare invece la costruzione di nuove strutture.

Negli ultimi 10 anni infatti – e accelerando tra il 2013 e il 2014 – la capienza degli istituti è infatti aumentata circa dell’11 per cento, passando da 46 mila posti disponibili nel 2011 a 50,6 mila nel 2020. Allo stesso tempo, il numero di edifici penitenziari è diminuito da 206 nel 2011 a 189 nel 2020, e anche il numero di detenuti è calato da quasi 67 mila nel 2011 a 53 mila nel 2020.

La progressiva diminuzione dei detenuti, come dicevamo, dipende probabilmente anche da una serie di interventi legislativi, avvenuti nel corso degli ultimi anni per promuovere le soluzioni alternative al carcere e ridurre il ricorso alla detenzione nel caso di reati minori.

Dal 2013 in poi per esempio sono state ridotte le pene per la detenzione o lo spaccio di droghe leggere, e nel 2014 una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi (legge 21 febbraio 2006, n. 49) che aveva di fatto eliminato qualsiasi distinzione tra droghe leggere e pesanti. Oggi i detenuti per reati legati alle sostanze stupefacenti rappresentano ancora la categoria più corposa, ma il loro numero è diminuito quasi del 30 per cento rispetto al 2012.

Nel 2016 poi due decreti legislativi hanno trasformato in illeciti civili diversi crimini un tempo perseguibili penalmente, come l’ingiuria o l’appropriazione di cose smarrite. Allo stesso tempo però sono state introdotte nuove fattispecie di reato, come per esempio l’omicidio stradale.

Proprio per far fronte al problema del sovraffollamento delle carceri, inoltre, già dal 2010 è stato semplificato il ricorso agli arresti domiciliari per le pene inferiori a 12 mesi (soglia alzata a 18 mesi l’anno successivo).

In ogni caso, come vediamo dal Grafico 2, almeno negli ultimi dieci anni le carceri italiane sono sempre state sovraffolate.

graphGrafico 2. Capienza strutture penitenziarie e detenuti presenti, 2011-2020

È possibile poi che i dati ufficiali sul sovraffollamento carcerario siano in realtà sottostimati. L’ultimo rapporto rilasciato dall’Associazione Antigone, che si batte per «i diritti e le garanzie nel sistema penale», afferma infatti che a febbraio 2021 c’erano nelle carceri diverse reparti chiusi o inagibili, che toglievano circa 4 mila posti. In questo modo, il tasso di affollamento “reale” salirebbe al 115 per cento.

La situazione attuale

Sul sito del Ministero della Giustizia sono disponibili dati aggiornati al 31 maggio 2021 in merito al numero di detenuti presenti in ognuna delle strutture carcerarie oggi in attività. Su 189 edifici, 116 sono sovraffollati: il 61 per cento. A livello complessivo i detenuti presenti sono 53.660, il 106 per cento della capienza massima, pari a 50.780 posti. Di questi, solo il 4 per cento sono donne (2.224) e il 32 per cento sono stranieri (16.940).

Elaborando i dati vediamo che la struttura maggiormente sovraffollata è il carcere di Grosseto, in Toscana, che ha un tasso di occupazione del 200 per cento. Questo numero però va preso con cautela considerando che nell’edificio risiedono comunque appena 30 persone, a fronte di una capienza di 15 posti.

La seconda struttura maggiormente sovraffolata si trova invece in provincia di Brescia, dove per 189 posti sono detenute 361 persone. Seguono il carcere di Brindisi (205 detenuti per 114 posti), Lodi (77 detenuti per 45 posti) e Lucca (105 detenuti per 62 posti). Il carcere di Santa Maria Capua Vetere in provincia di Caserta (Campania) – tristemente tornato alle cronache dopo il video dei pestaggi sui detenuti da parte degli agenti penitenziari – conta 945 detenuti a fronte di una capienza massima di 809, e ha quindi un tasso di affollamento del 117 per cento.

Come già accennato, nei primi momenti della pandemia di nuovo coronavirus ha fatto preoccupare la situazione di generale sovraffollamento degli istituti penitenziari, che di fatto impedisce di mantenere qualsiasi forma di distanziamento sociale. Inoltre, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri (dpcm) dell’8 marzo 2020 ha bloccato (articolo 2, comma 1, lettera u) le visite ai detenuti in presenza, permettendole solo in modalità virtuale nelle strutture attrezzate.

Questi due fattori sono stati alla base delle proteste scoppiate in molti istituti penitenziari tra marzo e aprile 2020, finite anche sulla stampa internazionale.

La composizione dell’organico

Un altro tema interessante quando si parla di carceri in Italia sta nel rapporto tra detenuti e personale di polizia penitenziaria. A giugno 2021 erano in servizio 36.939 agenti, a fronte di 52.453 detenuti: un rapporto di circa un agente ogni 1,4 detenuti.

Se comparata con i principali Paesi europei, da questo punto di vista l’Italia se la cava piuttosto bene. Per effettuare la comparazione possiamo guardare ai dati raccolti nell’Annuario statistico penale 2020 per la popolazione delle prigioni, supervisionato dal Consiglio d’Europa (che, ricordiamo, è un’organizzazione internazionale che non fa parte dell’Unione europea e che si occupa di diritti umani, stato di diritto e democrazia). Tra i principali Paesi Ue – esclusa la Germania, per cui mancano i dati – vediamo che al 31 gennaio 2020 l’Italia riportava il miglior rapporto tra detenuti e personale carcerario «dedito esclusivamente alla custodia», pari a 1,8. Il dato francese era di 2,7 e quello spagnolo di 3,7. Nel Regno Unito, le regioni dell’Inghilterra e del Galles arrivavano a 4,1, la Scozia a 2,7 e solo l’Irlanda del Nord faceva meglio dell’Italia, con un rapporto di 1,5 detenuti per ogni agente. La media europea era pari a 3,1.

Le nostre carceri però rimangono indietro per quanto riguarda l’offerta di servizi educativi ai detenuti, fondamentali per dare attuazione concreta al principio costituzionale (art. 27 co.3) secondo cui le pene hanno una finalità rieducativa. In Italia infatti l’84 per cento dello staff carcerario si occupa esclusivamente della custodia dei detenuti, contro una media europea del 61 per cento. Gli addetti alle attività educative rappresentano l’1,9 per cento del totale, a fronte di una media del 3,3 per cento.

Secondo l’ultimo rapporto dell’Associazione Antigone al momento sono in servizio nelle carceri 733 educatori, mentre il numero previsto è di 896: ne mancherebbero quindi circa un quinto.

Le guardie carcerarie attualmente impiegate sono invece 36.939: circa 240 in meno rispetto alle 37.181 indicate dal Ministero della Giustizia come «dotazione organica» per il settore nel 2017: ne manca insomma meno dell’1 per cento.

La Covid-19 in carcere: numeri su contagi e vaccini

A partire da novembre 2020, con l’arrivo della seconda ondata, il Ministero della Giustizia ha iniziato a pubblicare aggiornamenti settimanali riguardo al numero di contagi da nuovo coronavirus registrati negli istituti penitenziari. L’ufficio stampa del Ministero della Giustizia ha confermato a Pagella Politica che i dati precedenti a novembre non sono disponibili.

Abbiamo calcolato l’incidenza dei contagi ogni 10.000 detenuti per l’ultimo lunedì di ognuno degli otto mesi disponibili, e confrontato poi il risultato con lo stesso parametro relativo alla popolazione italiana.

Dai numeri ottenuti vediamo che l’incidenza di detenuti positivi nelle carceri è quasi sempre stata superiore rispetto a quello nazionale. Il 29 novembre, per esempio, erano positivi in media 167,7 detenuti ogni 10 mila, mentre il dato per l’Italia era di 134,3. Il 29 marzo invece i detenuti positivi erano 130 ogni 10 mila, mentre per la popolazione italiana il dato era di 95,5. L’unico mese in cui il rapporto si inverte è stato maggio: per 35,2 detenuti positivi ogni 10 mila, il dato nazionale era di 46,7.

In ogni caso, il numero di detenuti positivi rilevati è andato diminuendo nel corso negli otto mesi monitorati, passando da quasi 900 a novembre a 100 esatti a fine giugno.

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, i detenuti e il personale degli istituti penitenziari non sono stati riconosciuti come categorie a rischio nella prima versione del piano vaccinale italiano, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 12 dicembre 2020. Anzi: erano stati posti nella terza fase della vaccinazione, la penultima. Con la revisione del piano del 10 marzo 2021 invece questi sono stati riconosciuti come prioritari insieme al personale scolastico, le Forze armate e di polizia e le altre «comunità residenziali».

Come per tutte le altre fasce della popolazione, anche l’organizzazione delle vaccinazioni per i detenuti è stata delegata alle singole Regioni, che quindi si sono mosse con modalità e tempi diversi. Aveva fatto discutere, per esempio, la polemica sollevata a metà aprile dal leader della Lega Matteo Salvini in merito alla decisione di Lazio e Campania – due regioni guidate dal centrosinistra – di avviare la vaccinazione tra i detenuti, quando in realtà diverse regioni governate dal centrodestra avevano già cominciato il processo ben prima. Ne abbiamo parlato nel dettaglio in una nostra analisi del 12 aprile.

Al 28 giugno 2021, in ogni caso, erano state somministrate ai detenuti 54.260 dosi per 52.453 detenuti. Non sappiamo però quante rappresentino prime dosi e quante persone siano invece state completamente immunizzate. L’ufficio stampa del Ministero della Giustizia ha detto a Pagella Politica che l’informazione riguardo al numero di dosi somministrate ai detenuti viene comunicata al Ministero dall’anagrafe nazionale dei vaccini, che fa capo al Ministero della Salute, e quindi non dipende direttamente da loro.

Il sito Ministero della Giustizia rilascia anche qualche informazione relativa all’andamento della campagna vaccinale tra il personale. Al 28 giugno sono stati “avviati alla vaccinazione”, cioè hanno avuto la possibilità di vaccinarsi, 23.041 guardie di polizia penitenziaria su un totale di 36.939: il 62,4 per cento del totale. Non sappiamo però, per motivi di privacy, quanti agenti abbiamo realmente effettuato la vaccinazione e con quante dosi.

In conclusione

Negli ultimi giorni il tema delle strutture penitenziarie italiane è tornato al centro del dibattito politico, in seguito alla pubblicazione da parte del quotidiano Domani di un video che mostra gli abusi portati avanti dagli agenti di polizia penitenziaria nei confronti dei detenuti del carcere di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta.

Al di là dei fatti più recenti, abbiamo cercato di fare chiarezza riguardo alla reale situazione delle carceri per quanto riguarda il sovraffollamento, la pandemia e la campagna vaccinale.

Negli ultimi 10 anni, quindi tra il 2011 e il 2021, il numero di edifici penitenziari attivi è diminuito passando da 206 a 189, mentre però la loro capienza è aumentata circa dell’11 per cento. In ogni caso, le strutture sono sempre state sovraffollate nell’ultimo decennio, con un picco massimo di 146 detenuti ogni 100 posti nel 2011 e un minimo di 105 nel 2015.

I detenuti invece sono andati progressivamente diminuendo, passando da quasi 67 mila nel 2011 a 53 mila nel 2020. Questo potrebbe in parte essere dovuto a una serie di interventi legislativi adottati nel corso degli ultimi anni per promuovere le soluzioni alternative al carcere e ridurre il ricorso alla detenzione nel caso di reati minori.

Il Ministero della Giustizia ha pubblicato i dati relativi al numero di contagi da nuovo coronavirus nelle carceri a partire da novembre 2020. Sebbene i casi siano progressivamente calati, l’incidenza su 10 mila detenuti è sempre stata superiore – con l’eccezione del mese di maggio – rispetto allo stesso dato riferito alla popolazione italiana.

Infine, al 28 giugno 2021 erano state somministrate ai detenuti 54.260 dosi per 52.453 detenuti. Non sappiamo però quante rappresentino prime dosi e quante persone siano invece state completamente immunizzate.

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