Pubblicato: lunedì 7 giugno 2021
Photo: Ansa
La campagna vaccinale va sempre più veloce, ma con un mese di ritardo

I dati in breve:

• In media si sta vaccinando ogni giorno circa lo 0,8 per cento della popolazione (500 mila persone), con molta variabilità a livello regionale.

• Ci sono ancora 3 milioni di over 60 da vaccinare e alcune regioni hanno ancora un quinto della popolazione over 80 scoperto (in questa fascia di età Sicilia, Calabria e Campania sono quelle più indietro).

• Nonostante i due vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson siano raccomandati per chi ha più di 60 anni, sono somministrati anche a chi è più giovane. Pfizer è il vaccino somministrato con maggiore regolarità, mentre AstraZeneca è quello di cui abbiamo più scorte non ancora usate.

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Da oggi, 7 giugno, altre quattro regioni (Liguria, Veneto, Abruzzo e Umbria) entrano in zona bianca, aggiungendosi a Sardegna, Molise e Friuli-Venezia Giulia, che già da una settimana si trovano nella fascia con meno restrizioni. Su tutto il territorio nazionale il coprifuoco passa dalle ore 23 alle ore 24, mentre nelle regioni in zona bianca il divieto di circolare la notte viene eliminato.

Proseguono dunque le riaperture programmate dal governo Draghi, con l’avanzamento della campagna vaccinale. Quali sono le regioni messe meglio e quelle più indietro? Si stanno rispettando gli obiettivi del piano vaccinale del commissario straordinario Francesco Paolo Figliuolo? Vediamo che cosa dicono i numeri.

Chi stiamo vaccinando

Ad oggi in Italia sono state somministrate 38 milioni di dosi, con il 44 per cento della popolazione vaccinata con almeno una dose e il 22 per cento in modo completo.

Tra chi ha più di 80 anni, il 92,4 per cento ha ricevuto almeno una dose e l’84 per cento entrambe. Si tratta di un dato molto buono considerando che, come avevamo spiegato, in questa fascia di età si concentra chi è più a rischio quando contrae la Covid-19. A livello regionale la maggior parte delle regioni è sopra il 90 per cento di copertura con almeno una dose, ma delle regioni rimangono ancora indietro: Calabria (80 per cento), Campania (84 per cento), la provincia autonoma di Bolzano (87 per cento), Sardegna (87 per cento) e Sicilia (79 per cento).

Tra chi ha 60 e 79 anni, l’80 per cento ha ricevuto almeno una dose l’80 per cento e poco meno della metà ha concluso il ciclo vaccinale. In questo caso la situazione a livello regionale è più variegata: la regione messa meglio è la Puglia, con l’87 per cento, e quella messa peggio la Sicilia, con il 66 per cento. Hanno superato l’80 per cento Emilia-Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Trento, Puglia, Umbria e Veneto.

Tra i 12 e i 59 anni, diverse regioni hanno già vaccinato più di un terzo della popolazione, con la provincia autonoma di Bolzano e la Campania sopra il 40 per cento. Le regioni sopra il 30 per cento sono Abruzzo, Calabria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Nell’ultima settimana il 25 per cento delle prime dosi o del vaccino monodose Johnson & Johnson è andato a chi ha tra 40 e 49 anni, il 40 per cento alla fascia 50-59 anni e il 20 per cento a persone sotto i 30 anni, nonostante rimangano ancora più di 3 milioni di over 60 da vaccinare.

Come avevamo spiegato, è importante che le regioni si impegnino a concludere la vaccinazione degli over 60 prima di impiegare tutte le risorse sui più giovani. La Covid-19 è infatti una malattia particolarmente pericolosa per i più anziani ed è fondamentale metterli in sicurezza. Per convincere chi ancora non si è vaccinato, si dovrebbe passare a sistemi attivi di chiamata, come ad esempio ha deciso di fare la Regione Piemonte, contattando direttamente i cittadini non immunizzati.

A che ritmo stiamo vaccinando

A livello nazionale negli ultimi giorni sono state fatte in media circa 500 mila vaccinazioni quotidiane, nonostante un calo dovuto alle minori somministrazioni nella giornata del 2 giugno.

L’obiettivo del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, il generale Francesco Paolo Figliuolo, è stato raggiunto circa un mese dopo quanto inizialmente prevedesse il piano, anche se va considerato che le dosi disponibili non avrebbero permesso di raggiungerlo prima.

A livello regionale si osservano andamenti molto irregolari. Ci sono regioni come Basilicata, Sardegna, la provincia autonoma di Bolzano, Calabria, Umbria, Veneto e Friuli-Venezia Giulia, in cui la media settimanale risulta in calo. Altre come Puglia, Marche, Lombardia, Sicilia e Abruzzo sono in crescita e altre ancora, come Liguria, Emilia-Romagna e Piemonte hanno una certa stabilità.

Quali vaccini sono utilizzati

Al 7 giugno è stato utilizzato oltre il 93 per cento delle dosi di Pfizer e Moderna, l’83 per cento di quelle di AstraZeneca e il 56 per cento di quelle di Johnson & Johnson. In base ai giorni di autonomia – cioè al rapporto tra dosi disponibili e media mobile a sette giorni – con Pfizer si possono fare ancora 4 giorni di vaccini, con Moderna 10 giorni, con AstraZeneca 25 giorni e con Johnson & Johnson 13 giorni.

A livello regionale il vaccino Pfizer risulta pressoché finito nella provincia autonoma di Trento e rimangono pochi giorni di autonomia (meno di quattro) in Abruzzo, Basilicata, Campania, Lombardia, Marche, Molise, la provincia autonoma di Bolzano, Puglia e Veneto. Per quanto riguarda Moderna, Sardegna, Toscana e Calabria sono le regioni con meno di cinque giorni di autonomia mentre le altre hanno scorte, grazie alle dosi consegnate nelle ultime ore. Tutte le regioni hanno scorte di AstraZeneca abbastanza consistenti, con l’eccezione della provincia autonoma di Bolzano e del Lazio. Per quanto riguarda invece Johnson & Johnson, solo Lombardia, Puglia e Umbria hanno poche scorte.

Come avevamo spiegato, Pfizer è l’unica azienda farmaceutica a garantire consegne costanti e regolari dei vaccini, cosa che permette alle regioni di programmare al meglio la campagna vaccinale. Per questo motivo, a ogni consegna di nuove dosi le regioni tendono ad aver finito quelle precedentemente ricevute.

I vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson sono stati raccomandati dall’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) solo per chi ha più di 60 anni per via dei casi di trombosi dei seni venosi cerebrali associati a piastrinopenia e con decorsi clinici di particolare gravità. Nonostante questo, questi vaccini continuano a essere usati anche su chi ha meno di 60 anni. Un quarto delle prime dosi di AstraZeneca sono state infatti somministrate a persone con meno di 60 anni e in particolar modo più del 6 per cento a under 40. Guardando al monodose Johnson & Johnson, solo il 42 per cento delle dosi è andato a over 60, mentre il 14 per cento a under 30.

In conclusione

La campagna vaccinale in Italia ha preso un buon ritmo e si stanno somministrando dosi in media a più dello 0,8 per cento della popolazione al giorno, con punte dell’1 per cento. C’è però molta variabilità a livello regionale.

Ci sono ancora 3 milioni di over 60 da vaccinare e alcune regioni hanno ancora da vaccinare un quinto della popolazione over 80, fascia di età in cui la letalità della Covid-19 arriva fino al 10 per cento. Le regioni dovrebbero cercare di convincere queste persone a farsi vaccinare.

Nonostante i due vaccini AstraZeneca e Johnson & Johnson siano raccomandati per coloro che hanno più di 60 anni, vengono somministrati anche a chi ne ha di meno.

di Lorenzo Ruffino

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