Al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo ha vinto il No. Secondo le ultime proiezioni – cioè stime statistiche basate su un campione di sezioni scrutinate che anticipano i risultati finali – alle ore 16 del 23 marzo i voti contrari alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati sono stati il 54 per cento, mentre i favorevoli si sono fermati al 46 per cento. Con la vittoria del No, la riforma costituzionale voluta dal governo Meloni è stata dunque bocciata. 

L’affluenza al voto è stata intorno al 59 per cento, la seconda più alta nella storia dei referendum costituzionali e la nona in generale su 23 tornate referendarie dal 1946 a oggi. In ogni caso, essendo quello sulla giustizia un referendum confermativo, non era necessario raggiungere il quorum come nei referendum abrogativi, ossia raggiungere almeno il 50 per cento dei voti. La regione con l’affluenza maggiore è stata l’Emilia-Romagna dove ha partecipato circa il 67 per cento degli aventi diritto, mentre quella con l’affluenza minore è stata invece la Sicilia con il 46 per cento. 

La riforma proposta dal governo Meloni prevedeva il divieto per i giudici e i pubblici ministeri di passare da un ruolo all’altro, la distinzione del Consiglio superiore della magistratura (CSM) in due organi distinti, uno per i giudici e uno per i pm, e la creazione di un’Alta Corte disciplinare, a cui sarebbe affidato il compito di giudicare i magistrati dal punto di vista disciplinare, al posto dell’attuale CSM. Il testo della riforma costituzionale era stato approvato in via definitiva dal Senato a ottobre 2025, senza alcuna modifica rispetto alla versione iniziale proposta dal governo. 

Per essere approvata senza passare per il referendum, la riforma costituzionale doveva essere approvata due volte dalla Camera e due volte dal Senato, e nelle ultime due votazioni era necessaria la maggioranza dei due terzi dei componenti delle due aule. Questo però non si è verificato nel caso della separazione delle carriere e così i parlamentari sia di centrodestra che di centrosinistra hanno presentato la richiesta di referendum, che è stata approvata dalla Cassazione.

A livello di risultati, il No ha ottenuto il miglior risultato in Campania, dove ha raggiunto il 67 per cento dei voti, mentre il peggior risultato per i contrari alla riforma è stato registrato in Veneto, dove ha ottenuto il 42 per cento dei voti, contro il 58 per cento del Sì. La regione dove si è registrato il minore scarto tra Sì e No è stata la Valle d’Aosta, dove il Sì ha prevalso con circa due punti percentuali di vantaggio sul No.