Lo spread continua a essere argomento di discussione all’interno della politica italiana. All’inizio dello scorso decennio, il termine era diventato molto popolare a causa della crisi dei debiti sovrani, e da quel momento il costo dell’indebitamento è stato monitorato con maggiore attenzione da media e politici. Oggi lo spread è molto più basso di un tempo, e durante il governo Meloni è addirittura dimezzato. Si potrebbe sostenere, quindi, che la ricetta per uscire dalla crisi del debito sia stata seguita con successo: abbassare lo spread – ossia la differenza tra il costo di indebitarsi per il governo italiano rispetto a quello tedesco – e ottenere così un accesso più semplice e meno costoso a fondi a prestito. Eppure, spesso si ha l’impressione che il governo continui ad avere problemi con i conti pubblici, il debito e il costo di indebitarsi, che impediscono di fare deficit e sbloccare risorse per politiche economiche espansive.
Il governo stesso si è intestato almeno due meriti sullo spread nel documento riassuntivo pubblicato in occasione del quarto anniversario del governo Meloni, il 22 ottobre 2026. In particolare, si sottolinea come lo spread sia calato di 127 punti base rispetto all’insediamento, il 22 ottobre 2022, più che dimezzandosi in quattro anni (da 236 a 109 punti base). Inoltre, si ricorda che lo spread italiano è più basso di quello francese. Si tratta del dato registrato nel primo semestre di quest’anno, ma anche nell’ultimo mese lo spread francese è oscillato tra 135 e 175 punti base, mentre quello italiano è rimasto stabilmente sotto i 130 punti. Nonostante questi risultati, lo spazio di manovra del governo è piuttosto limitato, il deficit continua a essere un problema, e la spesa per interessi è destinata a crescere nei prossimi anni. Il motivo è duplice: da una parte, lo spread non è più un indicatore efficace come un tempo, dall’altra, molti governi negli anni si sono concentrati quasi solo sulla riduzione di questo indicatore, senza occuparsi dei problemi strutturali alla base dell’instabilità finanziaria.
Per capire come mai l’Italia continua ad avere difficoltà sui mercati finanziari nonostante lo spread sia basso bisogna allargare la prospettiva ai conti pubblici italiani.
Il governo stesso si è intestato almeno due meriti sullo spread nel documento riassuntivo pubblicato in occasione del quarto anniversario del governo Meloni, il 22 ottobre 2026. In particolare, si sottolinea come lo spread sia calato di 127 punti base rispetto all’insediamento, il 22 ottobre 2022, più che dimezzandosi in quattro anni (da 236 a 109 punti base). Inoltre, si ricorda che lo spread italiano è più basso di quello francese. Si tratta del dato registrato nel primo semestre di quest’anno, ma anche nell’ultimo mese lo spread francese è oscillato tra 135 e 175 punti base, mentre quello italiano è rimasto stabilmente sotto i 130 punti. Nonostante questi risultati, lo spazio di manovra del governo è piuttosto limitato, il deficit continua a essere un problema, e la spesa per interessi è destinata a crescere nei prossimi anni. Il motivo è duplice: da una parte, lo spread non è più un indicatore efficace come un tempo, dall’altra, molti governi negli anni si sono concentrati quasi solo sulla riduzione di questo indicatore, senza occuparsi dei problemi strutturali alla base dell’instabilità finanziaria.
Per capire come mai l’Italia continua ad avere difficoltà sui mercati finanziari nonostante lo spread sia basso bisogna allargare la prospettiva ai conti pubblici italiani.