I social della Lega si stanno facendo notare di nuovo

Stanno sfruttando sempre di più contenuti ironici, con risultati apparentemente efficaci
Lo screenshot di un video postato dalla Lega sui social network
Lo screenshot di un video postato dalla Lega sui social network
«AURA»; «Admin mio padre»; «Sono nel prime». Può sembrare strano, ma da un po’ di tempo queste espressioni, tipiche del linguaggio giovanile, non si trovano solo tra i commenti dei reel di influencer o di squadre di calcio, ma anche sotto quelli di un partito politico sovranista e conservatore. Da qualche mese, infatti, i profili social della Lega, soprattutto su TikTok, hanno iniziato a comunicare attraverso meme ironici e agganciati ai trend del momento, ottenendo un notevole successo in termini di visualizzazioni e follower.

Per capire meglio di che cosa si tratti, basta un esempio. Se avete usato i social negli ultimi giorni, probabilmente vi sarà comparso nel feed il video del cosiddetto “pinguino nichilista”, tratto da Encounters at the End of the World, un documentario del 2007 del regista tedesco Werner Herzog. La Lega ha condiviso su TikTok proprio quel video, ma rielaborandolo: la marcia dell’animale, diventata negli anni un simbolo di libertà e anticonformismo, è accompagnata da un montaggio ironico di immagini di Alberto da Giussano, storico simbolo del partito, e del segretario Matteo Salvini. L’intento è esplicitamente ironico, come dimostra anche uno dei commenti più apprezzati sotto il video: «Solo per questo video tra quattro anni avrete il mio voto».
@legaofficial

Abbraccia il tuo pinguino interiore. 🐧

♬ suono originale - Lega
Quello del pinguino non è un caso isolato. Sul profilo TikTok della Lega è comparso un reel che paragona il partito alla Lega Pokémon, con tanto di battaglia tra Salvini e la parlamentare europea Ilaria Salis (Alleanza Verdi-Sinistra). Altri contenuti accostano ancora una volta Alberto da Giussano al rapper statunitense Kanye West, oppure declinano le posizioni del partito attraverso una lunga serie di meme che citano anime, film e trend comparsi di recente sui social network. 

Nel complesso, l’obiettivo sembra essere quello di reinterpretare temi e simboli tradizionali del partito all’interno di un linguaggio riconoscibile e familiare per il pubblico più giovane.

L’ironia su Vannacci

Per capire quanto questa comunicazione ironica e apparentemente leggera sia in realtà frutto di una strategia consapevole, è utile osservare il modo in cui la Lega ha commentato l’uscita dal partito dell’ex vicesegretario Roberto Vannacci.

Il 3 febbraio, poche ore dopo la diffusione della notizia, la Lega ha condiviso su Instagram un post con una foto dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini durante un comizio di Futuro e Libertà, il partito fondato da Fini nel 2011 dopo la rottura con il Popolo delle Libertà di Silvio Berlusconi. «La storia si ripete», è la didascalia scelta, un riferimento diretto alla parabola politica di Fini, che alle elezioni politiche del 2013 si fermò sotto lo 0,5 per cento, e un parallelo implicito con “Futuro Nazionale”, il nuovo soggetto politico annunciato da Vannacci.

Su TikTok, invece, la Lega ha scelto un registro ancora più esplicitamente ironico. In un reel intitolato “I più grandi tradimenti della storia” scorrono, in sequenza, Giuda Iscariota con Gesù, il calciatore Luis Figo con il Barcellona, Scar con Mufasa dal Re Leone, Bruto e Cassio con Giulio Cesare, Griffith con «la squadra dei falchi» dal manga Berserk, Kanjuro Kurozumi nel manga One Piece e, infine, Vannacci con la Lega e il centrodestra. La didascalia che accompagna il video non lascia spazio a interpretazioni: «Bro, c***o fai?».
Pagella Politica

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«Numeri pazzeschi»

Secondo chi questa comunicazione la progetta e la gestisce, l’ironia non è fine a se stessa. «L’obiettivo è sempre quello di esprimere il posizionamento ideologico del partito sui vari temi del dibattito», ha spiegato a Pagella Politica il responsabile social della Lega Cristiano Bosco, che fino allo scorso marzo guidava l’ufficio stampa del partito al Parlamento europeo e adesso è la mente dietro questa svolta comunicativa leghista. «Ma la politica non si fa solo con le idee ma anche con i linguaggi: se non parli la lingua giusta è difficile che ti comprendano. Noi stiamo cercando di adattare il messaggio alla piattaforma, perché ci sono contesti in cui non puoi presentarti con un comunicato stampa e magari è più efficace fare un meme». 

I numeri, almeno in termini di visualizzazioni e interazioni, sembrano dargli ragione. La pagina ufficiale della Lega su TikTok conta circa 114 mila follower, ma la differenza di performance tra un contenuto tradizionale e uno ironico è evidente. Una clip tratta da un talk show televisivo e pubblicata di recente è stata vista meno di 13 mila volte, mentre un reel che scherzava su Salvini ha superato il mezzo milione di visualizzazioni in poche ore. «Stiamo facendo numeri pazzeschi e stiamo avendo un grande successo, non solo tra i giovani», ha aggiunto Bosco.

Per Bosco, che guida un piccolo team di collaboratori e social media manager, il fatto di gestire sia i profili personali di Salvini sia quelli del partito ha consentito una certa libertà di sperimentazione: «I contenuti che fa Salvini sulla sua pagina attirano sempre molto perché lui ha tanto seguito, quindi lì la comunicazione vincente rimane la solita. Con la pagina della Lega invece ci possiamo divertire un po’».

Anche i commenti degli utenti suggeriscono un apprezzamento diffuso per questa nuova svolta in chiave meme. C’è chi scrive: «Se l’admin (l’amministratore del profilo, ndr) mi saluta domani vado volontario in storia»; chi promette: «Dopo questo reel avrete il mio voto per sempre»; e chi sentenzia: «Ufficiale: la Lega è la pagina TikTok migliore in Italia».

Un piccolo successo comunicativo, che però viene letto all’interno di una storia più lunga. «C’è stato un solo grande social media manager nella Lega. Abbiamo ritirato la maglia come per Baresi, noi lavoriamo su quella strada», ha dichiarato Bosco, riferendosi a Luca Morisi, l’ex spin doctor di Salvini dimessosi nel 2021 dopo uno scandalo. Dal 2015 Morisi aveva costruito la macchina comunicativa nota come “la Bestia”, che contribuì a rendere la Lega uno dei partiti più visibili e seguiti sui social network.

Linguaggi diversi

D’altronde, dicono dalla Lega, loro non si sono inventati nulla. «Non abbiamo un modello particolare, però guardiamo agli Stati Uniti. La stessa pagina ufficiale della Casa Bianca non si fa scrupoli a condividere meme o cavalcare i trend del momento per fare contenuti social (qui alcuni esempi recenti, ndr). Dovrebbe essere un esempio, e non parlo di ideologia ma di linguaggio», ha detto Bosco. «Per me la notizia non è che la Lega fa i meme, ma che gli altri partiti non lo stiano facendo».

Questa attenzione al linguaggio, però, non caratterizza in modo uniforme tutta la comunicazione social del partito. Soprattutto su Facebook e Instagram, i profili della Lega e di Salvini condividono da tempo immagini create con l’intelligenza artificiale per sostenere una narrazione contro i migranti, immagini che spesso distorcono il legame tra immigrazione e sicurezza. 

Negli ultimi mesi, inoltre, la Lega si è distinta dagli altri partiti anche sul piano politico, essendo l’unica forza parlamentare a non aver firmato l’impegno contro l’abuso dell’intelligenza artificiale e dei video deepfake promosso da Pagella Politica e Facta. Fonti del partito avevano spiegato di ritenere «inaccettabile» l’uso dei deepfake contro avversari politici, ma di preferire esprimersi «con i fatti e non con gli appelli».

«Con l’intelligenza artificiale ci siamo sempre limitati a rappresentare fatti di cronaca», ha commentato a riguardo lo stesso Bosco. «Non c’è nessuna differenza di contenuto tra l’immagine creata artificialmente di un immigrato con il coltello in mano e un meme che fa ironia sui problemi dell’immigrazione irregolare. Cambia solo il linguaggio: il contenuto è lo stesso».

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