Da quando a febbraio di quest’anno il Parlamento ha iniziato a discutere della riforma della legge elettorale, promossa dal centrodestra, sui giornali, in televisione e in generale nel dibattito politico si è tornati a sentire nominare una parola all’apparenza piuttosto criptica, ma molto usata quando si parla di trattative, di compromessi e di posizioni contrapposte. Si tratta della parola “sherpa”, un termine utilizzato negli anni soprattutto nel linguaggio diplomatico, per indicare i tecnici che aiutano i leader internazionali e i capi di Stato a preparare i più importanti incontri a livello globale, come il G7 oppure i vertici della NATO e dell’Unione europea.
Di solito di questi tecnici, che lavorano nell’ombra, si sa poco o nulla, e i media utilizzano il termine “sherpa” per definire in maniera generica queste figure che seguono le trattative, preparano i documenti e le strategie sui diversi dossier del momento. Al contrario, per quanto riguarda il dibattito sulla riforma della legge elettorale, l’identità degli “sherpa” del centrodestra è nota. Ogni partito della coalizione ne ha nominato almeno uno, se non due, tra i propri parlamentari più esperti di legge elettorale, tra cui per esempio il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli (Lega), prima per definire il testo base della riforma e poi gli emendamenti da discutere per modificarlo.
Proprio gli sherpa, nella tarda mattinata di lunedì 9 settembre, sono tornati a riunirsi nella sede di Fratelli d’Italia a Roma, in via della Scrofa, mentre a poche decine di metri di distanza iniziava la discussione generale della riforma in aula al Senato. In questo caso l’obiettivo era trovare un accordo su come modificare la riforma già approvata alla Camera, ma su cui continuano a esserci dubbi da parte delle forze che compongono la maggioranza di centrodestra. In ogni caso l’origine del termine “sherpa” viene da lontano, dall’Asia, e il suo significato iniziale ormai è sconosciuto ai più.
Di solito di questi tecnici, che lavorano nell’ombra, si sa poco o nulla, e i media utilizzano il termine “sherpa” per definire in maniera generica queste figure che seguono le trattative, preparano i documenti e le strategie sui diversi dossier del momento. Al contrario, per quanto riguarda il dibattito sulla riforma della legge elettorale, l’identità degli “sherpa” del centrodestra è nota. Ogni partito della coalizione ne ha nominato almeno uno, se non due, tra i propri parlamentari più esperti di legge elettorale, tra cui per esempio il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli (Lega), prima per definire il testo base della riforma e poi gli emendamenti da discutere per modificarlo.
Proprio gli sherpa, nella tarda mattinata di lunedì 9 settembre, sono tornati a riunirsi nella sede di Fratelli d’Italia a Roma, in via della Scrofa, mentre a poche decine di metri di distanza iniziava la discussione generale della riforma in aula al Senato. In questo caso l’obiettivo era trovare un accordo su come modificare la riforma già approvata alla Camera, ma su cui continuano a esserci dubbi da parte delle forze che compongono la maggioranza di centrodestra. In ogni caso l’origine del termine “sherpa” viene da lontano, dall’Asia, e il suo significato iniziale ormai è sconosciuto ai più.