I giovani precari non aumentano, a differenza di quanto dice Schlein

I numeri di Istat mostrano un quadro diverso rispetto a quello riportato dalla segretaria del PD
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Nelle interviste fatte in questa campagna elettorale, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein accusa spesso il governo Meloni di aver aumentato la precarietà tra i lavoratori giovani. «L’unico atto concreto che il governo ha fatto sul lavoro è stato aumentare i contratti a termine, il 1° maggio dell’anno scorso», ha detto (min. -45:24) per esempio Schlein il 29 maggio, ospite di Tagadà su La7, aggiungendo che il governo ha fatto «aumentare la precarietà di quei giovani che hanno un contratto di un mese».

Abbiamo controllato che cosa dicono i numeri e non è vero che gli occupati a termine nella fascia di età più giovane stanno aumentando. Come prima cosa, però, vediamo a che cosa fa riferimento Schlein quando parla di un provvedimento approvato ormai più di un anno fa.

Le misure del decreto “Lavoro”

Il 1° maggio 2023 il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto-legge, ribattezzato “decreto Lavoro” perché conteneva alcune misure dedicate all’occupazione, tra cui la riforma del reddito di cittadinanza. Il decreto è stato poi presentato in Parlamento e convertito definitivamente in legge alla fine di giugno. 

Uno dei provvedimenti del decreto più criticati da una parte dei partiti all’opposizione e dei sindacati riguardava i contratti a termine. In breve, il decreto “Lavoro” ha reso più flessibile il ricorso ai contratti a tempo determinato con una durata compresa tra i 12 e i 24 mesi. Per la firma di contratti che rientrano in questa casistica, il governo ha ampliato le cosiddette “causali” da indicare nel contratto, ossia le motivazioni per la stipula di un contratto a tempo determinato.

A differenza di quanto detto da Schlein, però, questa non era stata l’«unica» misura sul lavoro contenuta nel decreto. Il decreto “Lavoro” conteneva infatti anche alcuni incentivi per sostenere l’assunzione a tempo indeterminato di giovani con un’età fino a 30 anni. In precedenza, la legge di Bilancio per il 2023 aveva esteso all’anno scorso gli sgravi fiscali già in vigore per le assunzioni di donne svantaggiate e di giovani al di sotto di 36 anni. 

Ma al di là di quanto fatto dal governo, i numeri sui contratti a termine tra i giovani che cosa dicono?

L’andamento del precariato

Secondo i dati più aggiornati di Istat, nel quarto trimestre del 2023 gli occupati dipendenti in Italia con un’età compresa tra i 15 anni e i 29 anni erano poco più di 2,7 milioni, oltre centomila in più rispetto allo stesso trimestre del 2022. Nello stesso periodo di tempo gli occupati in questa fascia di età con un contratto a termine sono leggermente scesi da un milione e 145 mila a un milione e 123 mila, mentre quelli con un contratto a tempo indeterminato sono passati da un milione e 456 mila a un milione e 597 mila, circa 140 mila in più. 
Come si vede dal grafico, dal 2° trimestre 2023 in poi è scesa la percentuale degli occupati a termine rispetto al totale degli occupati tra i 15 e i 29 anni. Secondo i dati più aggiornati, nell’ultimo trimestre dell’anno scorso il 41,3 per cento degli occupati in questa fascia di età aveva un contratto con una scadenza, la percentuale più bassa dal primo trimestre del 2018, ossia da quando sono disponibili i dati Istat dettagliati per fasce di età e tipologia di contratto. Nel complesso, nel 2023 circa il 43 per cento degli occupati dipendenti tra i 15 e i 29 anni aveva un contratto a termine, mentre nel 2022 questa percentuale era pari quasi al 46 per cento.

Se si considerano tutti gli occupati in Italia, quindi non solo quelli giovani, a marzo il 15 per cento dei dipendenti aveva un contratto a tempo determinato, una percentuale in calo rispetto ai mesi precedenti.
Ricapitolando: è vero che l’anno scorso il governo Meloni ha adottato alcune misure per agevolare il ricorso ai contratti a termine, anche tra i lavoratori più giovani, ma per la stessa fascia di età ha previsto incentivi per sostenere le assunzioni a tempo indeterminato. Secondo Istat, a differenza di quanto detto da Schlein, non c’è stato un aumento in valori assoluti dei lavoratori precari più giovani, anzi: sono cresciuti i contratti a tempo indeterminato e in percentuale è scesa la quota di lavoratori giovani dipendenti con un contratto a termine.

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