Gli incentivi per le assunzioni rischiano di essere soldi sprecati?

Il governo è pronto ad aiutare le imprese che assumono i giovani, ma casi recenti mostrano che non sempre i risultati sono stati quelli sperati
ANSA
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Il governo sta preparando un nuovo decreto-legge con misure per il mercato del lavoro, tra cui incentivi per le imprese che assumono lavoratori con meno di 30 anni di età. Secondo fonti stampa, l’ipotesi è che lo Stato copra per un anno più della metà dello stipendio versato ai giovani assunti che oggi né studiano né lavorano (i cosiddetti “Neet”). Per esempio su uno stipendio lordo di 1.800 euro al mese, il datore di lavoro dovrebbe versare circa 600 euro per 12 mesi. 

Al momento i dettagli del provvedimento non sono ancora noti, in attesa dell’approvazione del Consiglio dei ministri. Ma quanto sono efficaci misure di questo tipo per contrastare la disoccupazione giovanile? Alcuni casi recenti mostrano che non sempre gli incentivi per le assunzioni ottengono i risultati sperati.

Il perché degli incentivi

L’obiettivo degli incentivi per le assunzioni, dei giovani e non solo, è doppio. Da un lato si vuole ridurre il costo del lavoro per le imprese, per esempio quello relativo ai contributi previdenziali (incentivi chiamati “decontribuzioni”), aiutandole a ridurre le spese e ad assumere di più. Grazie agli incentivi, infatti, a parità dello stipendio netto percepito in busta paga, un’impresa paga meno di lordo. Dall’altro lato gli incentivi possono avere un effetto anche sugli stipendi: a parità di lordo, le aziende possono offrire una retribuzione netta più alta. 

L’idea alla base di queste misure è piuttosto semplice e non sorprende che negli ultimi anni gli incentivi siano stati uno strumento usato da vari governi per favorire l’occupazione. I loro effetti vanno però valutati con attenzione e non vanno dati per scontati, visto anche l’alto costo delle agevolazioni per le casse dello Stato. Di recente sono usciti tre studi sugli effetti di tre incentivi con risultati diversi tra loro. Gli incentivi analizzati sono stati l’estensione della decontribuzione per i giovani a partire dal 2021, gli incentivi per l’assunzione di lavoratrici introdotti nel 2012 e la cosiddetta “decontribuzione Sud”, che prevede un taglio dei contributi senza particolari limiti per chi assume nelle regioni meridionali.

Gli effetti degli incentivi

La cosiddetta “decontribuzione giovani” è un incentivo introdotto nel 2018 dal primo governo Conte e prevedeva una riduzione del 50 per cento dei contributi per tre anni per chi assumeva un lavoratore con meno di 36 anni di età. L’incentivo è poi stato ampliato con una copertura da parte dello Stato del 100 per cento dei contributi, con ulteriori agevolazioni per le regioni del Sud. I requisiti erano piuttosto stringenti: l’assunzione doveva riguardare un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato e poteva beneficiare dell’agevolazione solo chi non aveva mai avuto un contratto a tempo indeterminato.

Secondo un’analisi dell’Inps, contenuta nel rapporto annuale pubblicato a luglio 2022, l’estensione della decontribuzione giovani sembra aver avuto (pag. 274) un impatto positivo sull’occupazione giovanile. La probabilità di essere assunti per le persone nella fascia di età tra i 30 e i 35 anni è aumentata del 20 per cento grazie agli incentivi, ma non si hanno numeri per gli effetti sui salari. Un impatto positivo sembra dunque esserci stato, ma si potrebbe obiettare che è stato analizzato il potenziamento di un’agevolazione già esistente, non di un nuovo incentivo. Altre misure recenti sembrano comunque aver dato buona prova di sé. 

Nel 2022 la stessa Inps ha pubblicato un working paper realizzato dall’economista Enrico Rubolino, ricercatore presso l’Università di Losanna, per verificare l’efficacia degli incentivi per assumere le donne disoccupate. Questa misura, introdotta oltre dieci anni fa, prevedeva una riduzione del 50 per cento del costo dei contributi a carico dell’azienda che assumeva disoccupate da almeno sei mesi. Secondo l’analisi, l’incentivo ha avuto un impatto positivo sull’occupazione: la probabilità di essere occupate per le donne è infatti aumentata di 1,4 punti percentuali. Ma dal lato delle retribuzioni, invece, l’impatto è stato nullo: la distribuzione dei salari delle donne che hanno beneficiato dell’incentivo è rimasta identica a quella di chi non ne ha usufruito.

L’impatto di “decontribuzione Sud”

A ottobre 2020 è stata introdotta “decontribuzione Sud”, un taglio dei contributi del 30 per cento fino al 2025 per le imprese delle regioni meridionali, con la percentuale che calava negli anni successivi. A differenza degli altri incentivi, questa misura non prevede particolari vincoli: può essere applicata a qualsiasi tipo di contratto, a lavoratori e lavoratrici di qualsiasi età e addirittura ad assunzioni già avvenute prima dell’introduzione dell’incentivo. 

Secondo un’analisi contenuta nel rapporto annuale dell’Inps del 2022, la misura non ha avuto (pag. 268) particolari effetti né sull’occupazione né sugli stipendi. Solo il 44 per cento dei contratti che hanno beneficiato della misura riguardava nuove assunzioni. E un confronto tra province del Sud e del Centro ha mostrato che l’incentivo non ha favorito l’occupazione nelle zone del Mezzogiorno. Il fatto che l’incentivo non abbia previsto quasi alcun tipo di condizionalità (per esempio un’applicazione solo ai contratti a tempo indeterminato) spiega probabilmente perché la qualità del lavoro, e quindi le retribuzioni, non siano migliorate.

Tiriamo le somme

Quindi gli incentivi come le decontribuzioni servono? Visti i casi recenti, la risposta sembra essere sì, se si vuole aumentare l’occupazione, ma con alcuni accorgimenti. Innanzitutto gli incentivi funzionano meglio se sono mirati verso un pubblico preciso. Sembra poi necessario limitare l’accesso a imprese che garantiscano assunzioni di qualità e con una buona retribuzione, altrimenti si rischia di finanziare con fondi pubblici aziende poco trasparenti sul trattamento dei lavoratori. 

Infine bisogna parametrare il costo dell’agevolazione con il suo beneficio atteso: è importante creare posti di lavoro, ma bisogna sempre considerare se le risorse potrebbero essere utilizzate in maniera più efficace.

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