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È vero che un contratto su dieci in Italia dura solo un giorno?

| 26 gennaio 2023
La dichiarazione
«L’Italia è un Paese nel quale un contratto su dieci dura un giorno»
Fonte: Cartabianca – Rai 3 | 24 gennaio 2023
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Il segretario di Sinistra italiana ha ragione solo se si considerano i contratti di lavoro attivati.
In breve
  • Secondo Istat, a novembre 2022 gli occupati a tempo indeterminato in Italia erano 15,1 milioni, quelli a tempo determinato 3 milioni. TWEET
  • Nel trimestre tra luglio e settembre 2022 quasi un nuovo contratto di lavoro su dieci tra quelli attivati ha avuto una durata di un giorno. Percentuali simili sono state registrate anche nei due trimestri precedenti. TWEET
  • Nel 2021 l’11 per cento dei contratti cessati ha avuto una durata di un solo giorno. TWEET
Il 24 gennaio, ospite a Cartabianca su Rai 3, il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha dichiarato (min. 1:02) che in Italia un contratto di lavoro su dieci «dura un giorno». Abbiamo verificato e Fratoianni ha ragione solo guardando a un dato particolare: quello sui nuovi contratti di lavoro attivati.

I numeri sui contratti

Secondo i dati Istat più aggiornati, a novembre 2022 gli occupati in Italia erano 23,2 milioni, di cui 18,2 milioni dipendenti e 5 milioni autonomi. Tra gli occupati dipendenti, 15,1 milioni avevano un rapporto di lavoro a tempo indeterminato (l’83 per cento), mentre poco più di 3 milioni a tempo determinato (il 17 per cento). Con “rapporti di lavoro” Istat non fa distinzione tra quelli regolati o meno da un contratto, mentre viene considerato “occupato” chi nella settimana in cui sono stati raccolti i dati dice di aver svolto almeno un’ora di lavoro retribuita.

I dati mensili di Istat sull’occupazione non forniscono ulteriori dettagli sulla tipologia dei contratti degli occupati in Italia e non aiutano quindi a capire se Fratoianni ha ragione. Per fortuna ci sono altre rilevazioni con dati più di dettaglio.

Maggiori informazioni sono infatti contenute nelle note trimestrali sulle tendenze dell’occupazione realizzate da Istat, Ministero del Lavoro e Inps. Qui sono analizzati i dati sulle cosiddette “comunicazioni obbligatorie”, ossia quelle comunicazioni che tutti i datori di lavoro, pubblici e privati, sono obbligati a trasmettere in caso di attivazione o chiusura di un rapporto di lavoro.

Secondo l’ultima nota, pubblicata lo scorso dicembre, tra luglio e settembre 2022 sono stati attivati in Italia 2 milioni e 721 mila contratti di lavoro, di cui circa il 79 per cento a tempo determinato (2 milioni e 142 mila). Già questo fornisce un dato rilevante: tra i nuovi contratti fatti nel trimestre luglio-settembre 2022, quasi otto contratti su dieci sono stati attivati per un lavoro a termine e solo uno su cinque era per un lavoro stabile. 

E veniamo al numero citato da Fratoianni. Tra i nuovi contratti a tempo determinato attivati tra luglio e settembre 2022, l’11,4 per cento prevedeva proprio una durata di un solo giorno, il 7 per cento tra i due e i sette giorni e il 13,3 per cento tra gli otto e i 30 giorni. Il 31,7 per cento delle nuove posizioni prevedeva una durata lavorativa fino a un mese (Grafico 1). Se guardiamo al totale dei nuovi contratti – a tempo determinato e a tempo indeterminato – nel terzo trimestre del 2022 circa un contratto di lavoro su dieci attivati (circa il 9 per cento sul totale) aveva la durata di un giorno.
Grafico 1. Attivazioni a tempo determinato per durata prevista, sezioni di attività economica – Fonte: Nota trimestrale sulle tendenze del lavoro
Grafico 1. Attivazioni a tempo determinato per durata prevista, sezioni di attività economica – Fonte: Nota trimestrale sulle tendenze del lavoro
Il settore “Informazione e comunicazione”, dove rientrano anche le attività cinematografiche, televisive ed editoriali, e il settore “Alberghi e ristorazione” sono quelli dove il ricorso ai contratti di brevissima durata è stato più frequente. In questi dati, è bene sottolineare, non rientrano altre forme di lavoro breve, come le prestazioni occasionali.

Quando Fratoianni dice che in Italia «un contratto su dieci dura un giorno», molto probabilmente fa riferimento ai dati appena visti. Questo non significa che un decimo di tutte le posizioni lavorative attive in un dato momento in Italia duri soltanto un giorno, ma che tra le attivazioni di nuovi contratti circa il 10 per cento è giornaliero. Un numero piuttosto stabile anche negli altri periodi dello scorso anno: tra gennaio e marzo 2022 infatti la percentuale di contratti attivati di un solo giorno sul totale di quelli a tempo determinato era stata pari al 9,2 per cento, mentre tra aprile e giugno 2022 era stata pari al 13,3 per cento. 

Percentuali simili si trovano anche nel “Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie” pubblicato a maggio 2022 dal Ministero del Lavoro, relativo all’anno precedente. Nel 2021 sono stati attivati 11,3 milioni di rapporti di lavoro, mentre ne sono stati cessati 10,6 milioni. Il contratto a tempo determinato è stato quello più utilizzato: il 68,9 per cento sul totale dei contratti attivati.
Grafico 2. Rapporti di lavoro attivati per tipologia di contratto – Fonte: Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie
Grafico 2. Rapporti di lavoro attivati per tipologia di contratto – Fonte: Rapporto annuale sulle comunicazioni obbligatorie
Nel 2021 l’80,9 per cento dei contratti cessati sul totale aveva una durata inferiore a un anno. Nello specifico quasi il 48 per cento dei contratti giunge a conclusione dopo tre mesi, con l’11,1 per cento sul totale dopo un solo giorno.

Il verdetto

Secondo Nicola Fratoianni, «l’Italia è un Paese nel quale un contratto su dieci dura un giorno». Abbiamo verificato e il segretario di Sinistra italiana ha ragione guardando a un dato piuttosto preciso e limitato, cioè solo se si considerano i nuovi contratti di lavoro attivati.

Secondo Istat, a novembre 2022 in Italia gli occupati a tempo determinato erano 15,1 milioni, quelli a tempo determinato 3 milioni.

Nel trimestre tra luglio e settembre 2022, quasi un contratto di lavoro su dieci tra quelli attivati ha avuto una durata di un giorno. Percentuali simili si sono registrate anche negli altri due trimestri dello scorso anno. Nel 2021 l’11 per cento dei contratti cessati ha avuto una durata di un solo giorno.

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