Il fact-checking dell’intervista di Renzi a Otto e mezzo

Dalla pressione fiscale alle posizioni di Meloni su Putin e la NATO, abbiamo verificato cinque dichiarazioni del leader di Italia Viva, che in alcuni casi è stato impreciso
Pagella Politica
Il 22 giugno il leader di Italia Viva Matteo Renzi è stato ospite di Otto e mezzo, su La7. Durante l’intervista, Renzi ha criticato il governo Meloni su vari temi, tra cui fisco e salari, e ha richiamato alcune posizioni passate della presidente del Consiglio su politica estera, euro e trivelle. Ha poi rivendicato il proprio ruolo su alcuni temi, come l’introduzione in Italia delle unioni civili.

Dalla pressione fiscale alle posizioni di Meloni sulla politica internazionale, abbiamo verificato cinque dichiarazioni del leader di Italia Viva, che nella maggior parte dei casi è stato attendibile, sebbene non manchino alcune imprecisioni.

Fisco e salari

«La pressione fiscale sta al 43 per cento, i salari reali diminuiscono dell’8 per cento»

Sulla pressione fiscale Renzi ha ragione. Innanzitutto, la pressione fiscale indica il peso delle entrate fiscali – dalle tasse sul lavoro ai contributi previdenziali – sul Prodotto interno lordo (PIL) di un Paese. Secondo l’Istat, nel 2025 la pressione fiscale è stata pari al 43,1 per cento del PIL, in aumento rispetto al 42,4 per cento del 2024. Il dato citato da Renzi è quindi corretto, se riferito all’ultimo anno per cui sono disponibili i dati Istat. 

Per quanto riguarda l’andamento dei salari, Renzi non ha specificato rispetto a quale anno si sarebbe registrato il calo di cui parla, lasciando intendere che sia avvenuto tutto durante il governo Meloni. Lo scorso 28 aprile, durante un’audizione in Parlamento, il presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha detto come tra il primo trimestre del 2021, quando non era ancora era ancora entrato in carica il governo Meloni, e il quarto trimestre del 2025 le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8 per cento in termini reali, cioè tenendo conto dell’inflazione.

Questo non significa però che i salari reali siano in continua diminuzione. Nella stessa audizione svolta ad aprile, Chelli ha rilevato come nel 2025, rispetto al 2024, le retribuzioni contrattuali siano cresciute del 3,1 per cento e quelle di fatto – cioè le retribuzioni effettivamente pagate ai lavoratori – del 2,6 per cento, più dell’inflazione, pari all’1,7 per cento.

Le posizioni di Meloni

«Giorgia Meloni disse che tra Putin e Mattarella/Renzi – allora eravamo noi al governo – stava con Putin. Poi è diventata per Zelensky. Ce la ricordiamo la Meloni che parlava di uscire dall’euro, di attaccare la NATO, di essere contro le trivelle. Meloni dice quello che le conviene sul breve periodo»

Qui la ricostruzione di Renzi è corretta, anche se ci sono alcune imprecisioni. È vero che in passato Giorgia Meloni ha espresso un giudizio favorevole sul presidente russo Vladimir Putin rispetto a Renzi, allora presidente del Consiglio. Nel dicembre 2015, ospite a Otto e mezzo, la leader di Fratelli d’Italia disse di essere d’accordo con Matteo Salvini, secondo cui «Putin è meglio di Renzi». «Penso che Putin abbia le idee molto più chiare in politica estera di Renzi, sulla difesa del suo interesse nazionale», disse Meloni. In quell’occasione, però, la leader di Fratelli d’Italia non aveva menzionato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come invece ha sostenuto Renzi. Dopo l’invasione russa del febbraio 2022, Meloni e il suo governo hanno assunto una posizione di aperto sostegno all’Ucraina.

Per quanto riguarda l’Unione europea, nel 2014 la leader di Fratelli d’Italia esprimeva posizioni euroscettiche. Quell’anno, durante il congresso del suo partito a Fiuggi, Meloni disse che era necessario che l’Italia uscisse dall’euro, aggiungendo che «all’euro serve l’Italia molto più di quanto all’Italia serva l’euro». Inoltre, come abbiamo ricostruito in un altro articolo, il programma di Fratelli d’Italia per le elezioni europee del 2014 proponeva lo «scioglimento concordato dell’eurozona» e, in alternativa, una procedura di «recesso unilaterale» dall’euro.

Sul rapporto con la NATO, invece, la frase di Renzi va precisata. Nel 2016, sempre a Otto e mezzo, Meloni disse di non credere che l’Italia dovesse uscire dall’Alleanza Atlantica, ma aggiunse che ne andava «ridiscusso il ruolo». Dunque è corretto dire che Meloni in passato ha avuto posizioni critiche verso la NATO, ma parlare di “attacco” all’Alleanza è una formulazione generica. Renzi ha invece ragione sulle trivelle, se il riferimento è al referendum del 2016 sulle estrazioni entro le 12 miglia dalla costa. All’epoca Meloni annunciò che avrebbe votato Sì, cioè per abrogare la norma contestata, sostenendo che non si potesse «continuare a inquinare il nostro mare».

«Anche su Trump, era tre mesi fa quando (Meloni, ndr) diceva “Nobel per la pace”. O ancora qualche mese fa in campagna elettorale in Toscana diceva “dobbiamo ringraziare Trump”»

L’affermazione del leader di Italia Viva è corretta, sebbene una leggera confusione sulle tempistiche. Il 23 gennaio 2026, dunque cinque mesi fa (e non tre come detto da Renzi), Meloni disse: «Spero che un giorno potremo dare un Nobel per la pace a Donald Trump», anche grazie al suo possibile contributo a una «pace giusta e duratura per l’Ucraina». «Finalmente anche noi potremmo candidare Donald Trump al Nobel per la pace», aggiunse.  

È giusto anche il riferimento alla campagna elettorale in Toscana. Il 10 ottobre 2025, durante la chiusura della campagna elettorale per le elezioni regionali del candidato del centrodestra Alessandro Tomasi, Meloni disse che per la pace a Gaza «c’è una persona da ringraziare, Trump, presidente degli Stati Uniti repubblicano».

Salario minimo

«Io ho presentato il salario minimo nel 2018 quando la CGIL era contraria»

Qui vanno fatte alcune precisazioni. Nel 2018 Renzi, allora segretario del Partito Democratico, propose l’introduzione di un salario minimo legale, indicando una soglia tra i 9 e i 10 euro l’ora. Un «salario minimo garantito per tutti» era previsto anche nel programma elettorale del PD per le elezioni politiche di quell’anno. 

Nella scorsa legislatura, un disegno di legge sul salario minimo fu presentato al Senato a maggio 2018 dal senatore del PD Mauro Laus. Successivamente, nel marzo 2019, ne fu presentato un altro sullo stesso tema, a prima firma sempre di un senatore del Partito Democratico, Tommaso Nannicini. In entrambi i casi però Renzi, che all’epoca era già stato eletto come senatore, non compariva tra i cofirmatari.

In ogni caso, sulla posizione della CGIL il leader di Italia Viva dice la verità. Nel gennaio 2018, in un’intervista a la Repubblica, l’allora segretaria generale Susanna Camusso si disse contraria al salario minimo per legge, sostenendo che questa misura avrebbe rischiato di indebolire il ruolo dei contratti collettivi.

Diritti civili

«Io sono quello che ha fatto la legge sulle unioni civili, con i cinquestelle che non hanno votato a favore»

La dichiarazione di Renzi è corretta. La legge sulle unioni civili risale al maggio 2016 e fu approvata dal Parlamento durante il suo governo. Il testo, però, nacque da un disegno di legge di iniziativa parlamentare, presentato dalla senatrice del PD Monica Cirinnà, e non direttamente dal governo. 

L’esecutivo guidato da Renzi ebbe comunque un ruolo decisivo nell’approvazione della legge. Al Senato presentò un “maxiemendamento”, ossia un nuovo testo che sostituiva quello in discussione, e su questo pose la questione di fiducia. In questo modo, il voto sul provvedimento diventò anche un voto sulla tenuta del governo. Il maxiemendamento fu approvato dal Senato nel febbraio 2016; pochi mesi dopo, a maggio, la legge fu approvata in via definitiva dalla Camera. Al Senato i senatori del Movimento 5 Stelle uscirono dall’aula prima del voto di fiducia sul maxiemendamento, mentre alla Camera i deputati del partito si astennero sul voto finale.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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