Il PD vuole il “patentino antifascista” per le conferenze stampa alla Camera

La proposta vuole obbligare i deputati e gli ospiti degli eventi a sottoscrivere una dichiarazione di rispetto dei valori della Costituzione 
La sala stampa della Camera occupata da un gruppo di deputati di PD, M5s e AVS poco prima della conferenza stampa sulla remigrazione il 31 gennaio 2026 – Fonte: ANSA
La sala stampa della Camera occupata da un gruppo di deputati di PD, M5s e AVS poco prima della conferenza stampa sulla remigrazione il 31 gennaio 2026 – Fonte: ANSA
Nella mattinata di lunedì 27 luglio il deputato del Partito Democratico Andrea De Maria ha presentato a nome del suo gruppo un ordine del giorno per chiedere di cambiare le regole interne per l’organizzazione delle conferenze stampa da parte dei parlamentari. L’ordine del giorno del PD è stato presentato durante la discussione del conto consuntivo della Camera per il 2025 e del nuovo progetto di bilancio interno per il 2026, che l’aula devono approvare in questi giorni. In particolare l’ordine del giorno del PD, di cui Pagella Politica ha potuto leggere il testo, chiede che se un deputato vuole organizzare una conferenza stampa a suo nome nelle sedi della Camera, lui e i partecipanti devono sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegnano durante la conferenza stampa a rispettare i valori della Costituzione e di non promuovere azioni che violano la legge “Scelba” e la legge “Mancino”. La legge “Scelba”, approvata nel 1952 su iniziativa dell’allora ministro dell’Interno Mario Scelba, è quella che vieta l’apologia di fascismo, mentre la legge “Mancino, approvata nel 1993 dall’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, è quella che sanziona i discorsi d’odio e le manifestazioni razziste. 

In pratica, l’ordine del giorno del PD chiede che tutti i deputati e i partecipanti delle conferenze stampa alla Camera firmino una sorta di “patentino antifascista”, per certi versi simile al documento proposto da Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026, e che ha fatto discutere nelle scorse settimane. Se i deputati e i loro ospiti non dovessero firmare la dichiarazione, a quel punto la Camera dovrebbe impedire che la conferenza stampa abbia luogo.

Ad oggi le regole interne della Camera, così come quelle del Senato, stabiliscono che le conferenze stampa nelle varie sedi istituzionali possano essere organizzate solo su richiesta di un parlamentare, che ha però piena libertà nello scegliere l’argomento e gli ospiti dell’evento. Negli anni, questa libertà concessa ai parlamentari ha fatto discutere, perché in diverse occasioni i deputati, così come i senatori, hanno fatto uso delle conferenze stampa in diversi modi, chi per intenti più nobili, come la presentazione di iniziative benefiche, chi invece per presentare libri di amici o sagre di Paese.
Nei mesi scorsi, però, il dibattito si era acceso per la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”, in programma il 31 gennaio 2026. La proposta di legge oggetto della conferenza stampa è stata promossa da partiti e associazioni di estrema destra, come CasaPound, il Veneto Fronte Skinheads e la Rete dei Patrioti, che erano riusciti a organizzare la conferenza stampa alla Camera grazie a Domenico Furgiuele, deputato eletto con la Lega, ma poi passato con Futuro Nazionale a febbraio di quest’anno.

La conferenza stampa organizzata da Furgiuele però non si è mai tenuta perché il 31 gennaio i deputati del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra hanno bloccato la sala conferenze stampa della Camera, impedendo all’allora deputato della Lega e agli altri ospiti di entrare. Nei giorni precedenti, i deputati di opposizione avevano chiesto al presidente della Camera di impedire la conferenza, a cui avrebbero partecipato diversi esponenti del mondo neo-fascista, ma la Presidenza della Camera aveva risposto di non poter annullare la conferenza, perché la responsabilità sulle conferenze stampa e sugli ospiti presenti ricade sui singoli deputati che le organizzano, in quel caso su Furgiuele. 

Mesi più tardi, il 1° aprile, l’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha espulso per alcuni giorni dai lavori parlamentari 32 deputati dei partiti di opposizione, per aver impedito lo svolgimento della conferenza stampa. La decisione di sanzionare i deputati dell’opposizione era stata presa per evitare che si creasse un precedente, e che in futuro altri deputati possano sentirsi autorizzati a bloccare le conferenze stampa sgradite. Con il nuovo ordine del giorno, invece, il PD chiede ai vertici della Camera di obbligare chiunque voglia organizzare una conferenza a sottoscrivere la dichiarazione di rispetto dei valori costituzionali e antifascisti.

Non è detto che l’ordine del giorno sia approvato. Il testo dovrà essere discusso nei prossimi giorni dall’aula della Camera ed eventualmente approvato. In quel caso, i deputati questori – quelli che vigilano sull’ordine interno della Camera e che preparano il bilancio annuale – dovrebbero trovare un modo per attuare l’ordine del giorno. Non si tratta però di un obbligo: nel caso della discussione del bilancio interno, gli ordini del giorno sono atti con cui i deputati invitano i vertici della Camera a prendere dei provvedimenti, ma non sono vincolanti.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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