Nella mattinata di lunedì 27 luglio il deputato del Partito Democratico Andrea De Maria ha presentato a nome del suo gruppo un ordine del giorno per chiedere di cambiare le regole interne per l’organizzazione delle conferenze stampa da parte dei parlamentari. L’ordine del giorno del PD è stato presentato durante la discussione del conto consuntivo della Camera per il 2025 e del nuovo progetto di bilancio interno per il 2026, che l’aula devono approvare in questi giorni. In particolare l’ordine del giorno del PD, di cui Pagella Politica ha potuto leggere il testo, chiede che se un deputato vuole organizzare una conferenza stampa a suo nome nelle sedi della Camera, lui e i partecipanti devono sottoscrivere una dichiarazione in cui si impegnano durante la conferenza stampa a rispettare i valori della Costituzione e di non promuovere azioni che violano la legge “Scelba” e la legge “Mancino”. La legge “Scelba”, approvata nel 1952 su iniziativa dell’allora ministro dell’Interno Mario Scelba, è quella che vieta l’apologia di fascismo, mentre la legge “Mancino, approvata nel 1993 dall’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino, è quella che sanziona i discorsi d’odio e le manifestazioni razziste.
In pratica, l’ordine del giorno del PD chiede che tutti i deputati e i partecipanti delle conferenze stampa alla Camera firmino una sorta di “patentino antifascista”, per certi versi simile al documento proposto da Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026, e che ha fatto discutere nelle scorse settimane. Se i deputati e i loro ospiti non dovessero firmare la dichiarazione, a quel punto la Camera dovrebbe impedire che la conferenza stampa abbia luogo.
Ad oggi le regole interne della Camera, così come quelle del Senato, stabiliscono che le conferenze stampa nelle varie sedi istituzionali possano essere organizzate solo su richiesta di un parlamentare, che ha però piena libertà nello scegliere l’argomento e gli ospiti dell’evento. Negli anni, questa libertà concessa ai parlamentari ha fatto discutere, perché in diverse occasioni i deputati, così come i senatori, hanno fatto uso delle conferenze stampa in diversi modi, chi per intenti più nobili, come la presentazione di iniziative benefiche, chi invece per presentare libri di amici o sagre di Paese.
In pratica, l’ordine del giorno del PD chiede che tutti i deputati e i partecipanti delle conferenze stampa alla Camera firmino una sorta di “patentino antifascista”, per certi versi simile al documento proposto da Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026, e che ha fatto discutere nelle scorse settimane. Se i deputati e i loro ospiti non dovessero firmare la dichiarazione, a quel punto la Camera dovrebbe impedire che la conferenza stampa abbia luogo.
Ad oggi le regole interne della Camera, così come quelle del Senato, stabiliscono che le conferenze stampa nelle varie sedi istituzionali possano essere organizzate solo su richiesta di un parlamentare, che ha però piena libertà nello scegliere l’argomento e gli ospiti dell’evento. Negli anni, questa libertà concessa ai parlamentari ha fatto discutere, perché in diverse occasioni i deputati, così come i senatori, hanno fatto uso delle conferenze stampa in diversi modi, chi per intenti più nobili, come la presentazione di iniziative benefiche, chi invece per presentare libri di amici o sagre di Paese.