Perché la Camera ha espulso più di trenta deputati delle opposizioni

A gennaio avevano bloccato una conferenza a cui partecipavano esponenti neofascisti. Per alcuni giorni saranno sospesi e perderanno parte dei rimborsi spese
La sala stampa della Camera occupata da un gruppo di deputati di PD, M5s e AVS poco prima della conferenza stampa sulla remigrazione il 31 gennaio 2026 – Fonte: ANSA
La sala stampa della Camera occupata da un gruppo di deputati di PD, M5s e AVS poco prima della conferenza stampa sulla remigrazione il 31 gennaio 2026 – Fonte: ANSA
Il 1° aprile l’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha espulso per alcuni giorni dai lavori parlamentari 32 deputati dei partiti di opposizione, per aver impedito lo scorso 31 gennaio lo svolgimento della conferenza stampa di presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare “Remigrazione e Riconquista”. Oltre a non poter partecipare ai lavori dell’aula e delle commissioni, la sanzione comporterà per questi parlamentari la perdita dei rimborsi spese per il soggiorno a Roma (la cosiddetta “diaria”) per i giorni di sospensione in cui si tengono votazioni.

La proposta di legge oggetto delle proteste, che ha già raggiunto le 50 mila firme necessarie per essere presentata in Parlamento, è stata promossa da partiti e associazioni di estrema destra, come CasaPound, il Veneto Fronte Skinheads e la Rete dei Patrioti. Al centro della proposta c’è il concetto di “remigrazione”, ossia l’introduzione in Italia di politiche di espulsione su larga scala rivolte non solo ai migranti irregolari, ma anche a persone regolarmente residenti o cittadine, considerate “non assimilate”.

La conferenza stampa che si sarebbe dovuta tenere alla Camera il 31 gennaio era stata organizzata dal deputato della Lega Domenico Furgiuele e aveva fatto discutere perché si sarebbe svolta alla presenza di molti esponenti del comitato sulla remigrazione, tutti rappresentanti del mondo neofascista. I partiti di opposizione, in particolare il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, avevano chiesto al presidente della Camera Lorenzo Fontana di annullare la conferenza, perché secondo loro contraria allo spirito antifascista su cui si fonda la repubblica e la Costituzione italiana. A sua volta, la Presidenza della Camera ha risposto di non poter annullare la conferenza, perché la responsabilità sulle conferenze stampa e sugli ospiti presenti ricade sui singoli deputati che le organizzano, in questo caso su Furgiuele. Il deputato però ha confermato di voler fare la conferenza, così il 31 gennaio diversi deputati del PD, del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi-Sinistra hanno occupato la sala conferenze stampa della Camera, costringendo i vertici dell’aula ad annullare la conferenza.

La decisione dell’ufficio di Presidenza

In seguito all’accaduto Furgiuele, ma anche l’ex collega Rossano Sasso – da poco passato a Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci – hanno chiesto sanzioni contro i deputati delle opposizioni che avevano impedito la conferenza sulla remigrazione. 

A distanza di tre mesi, il 1° aprile l’ufficio di presidenza della Camera ha deciso di censurare, con interdizione dalla partecipare ai lavori parlamentari, 32 deputati di PD, Movimento 5 Stelle e AVS, che avevano occupato la sala stampa a fine gennaio. In base al regolamento della Camera, la censura con interdizione dalla partecipazione ai lavori parlamentari può essere proposta dal presidente della Camera quando in aula «un deputato fa appello alla violenza, o provoca tumulti, o trascorre a minacce o a vie di fatto verso qualsiasi collega o membro del Governo, o usa espressioni ingiuriose nei confronti delle istituzioni o del Capo dello Stato». In più, «per fatti di eccezionale gravità», il presidente può proporre la censura con sospensione dai lavori parlamentari per comportamenti che avvengono fuori dall’aula, ma sempre all’interno dei locali della Camera. 

Fonti della Camera hanno raccontato a Pagella Politica che sul caso della conferenza sulla remigrazione la discussione in ufficio di presidenza è stata piuttosto accesa. La decisione finale di sospendere i parlamentari è legata alla volontà di non creare un precedente, che potrebbe giustificare qualsiasi deputato che in futuro voglia cercare di bloccare una conferenza stampa.

Tra i 32 deputati espulsi, 15 sono del PD, tra cui Laura Boldrini e Gianni Cuperlo, 13 sono del Movimento 5 Stelle, tra cui il capogruppo Riccardo Ricciardi, e quattro sono di Alleanza Verdi-Sinistra, tra cui il co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli e il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. I deputati non sono stati espulsi per lo stesso numero di giorni: 22 sono stati sospesi dai lavori parlamentari per cinque giorni, mentre i restanti dieci per quattro giorni. In più, le sospensioni inizieranno effettivamente da giovedì 2 aprile e ogni deputato sospeso riceverà un calendario delle sedute d’aula e delle commissioni a cui non potrà partecipare. La scelta di assegnare giorni diversi di sospensione non è casuale, ma serve a evitare che i gruppi di opposizione siano eccessivamente penalizzati dall’assenza dei loro deputati, che si sarebbe venuta a creare se tutti i deputati sanzionati fossero stati espulsi per lo stesso numero di giorni e nelle stesse sedute.

In altre occasioni è stato seguito questo metodo di sanzione, visto che non è la prima volta che un numero così alto di deputati viene espulso dalla Camera. Nel 2017, per esempio, 42 deputati del Movimento 5 Stelle furono espulsi per aver cercato di occupare l’ufficio di presidenza della Camera contro una proposta del PD sul tema dei vitalizi dei parlamentari. Più di recente, invece, a giugno 2024, ne erano stati sospesi 11 per una rissa avvenuta in aula durante la discussione del disegno di legge del governo sull’autonomia differenziata.

Le altre ricadute

Oltre all’assenza dai lavori parlamentari, la sospensione dai lavori comporterà per i deputati espulsi la perdita dei rimborsi spese per il soggiorno a Roma, ossia la “diaria”, per ciascun giorno di sospensione in cui si tengono votazioni. 

Lo stipendio di deputati e senatori è composto infatti da un’indennità, pari a circa 5.300 euro netti al mese, più una serie di rimborsi spese, tra cui per l’appunto la “diaria”. La diaria di deputati e senatori corrisponde a circa 3.500 euro al mese e viene tagliata nel caso di assenza dai lavori parlamentari. Sia al Senato che alla Camera le assenze sono contate solo nei giorni di votazione e sono considerati assenti i deputati e i senatori che non partecipano ad almeno il 30 per cento delle votazioni in aula nell’arco di una giornata. Sono previsti tagli alla diaria pure nel caso di assenza dalle votazioni nelle commissioni parlamentari. Per esempio, alla Camera la diaria di un deputato è ridotta di circa 207 euro per ogni giorno di assenza in aula, e fino a un massimo di 500 euro per le assenze in commissione.

Le reazioni delle opposizioni

L’espulsione dei deputati che hanno bloccato la conferenza sulla remigrazione è stata molto criticata dal PD, dal Movimento 5 Stelle e da Alleanza Verdi-Sinistra. 

Angelo Bonelli ha definito la decisione dell’ufficio di presidenza «una vergogna». «Sono stato sospeso per aver difeso la casa della democrazia, ovvero il Parlamento, dai fascisti e neonazisti», ha commentato Bonelli, rivendicando la sua azione. «Lo ammetto. Sono colpevole di essere antifascista e di difendere le istituzioni nate dalla resistenza e dalla Costituzione. Lo dichiaro con ancora più orgoglio nel mese del 25 aprile», ha commentato invece la vicepresidente e deputata del PD Chiara Gribaudo, anche lei tra gli espulsi. 

Un’opinione diversa è stata espressa dal deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova, componente dell’ufficio di presidenza. «Era giusto affermare che, se non c’è una regola che lo vieta, nessun deputato può decidere chi entra alla Camera. Altrimenti creiamo un precedente pericoloso e ognuno potrebbe decidere a discrezione chi fare entrare e chi no», ha spiegato Della Vedova a Pagella Politica. Dall’altro, il deputato di Più Europa ha detto di essersi comunque astenuto nella votazione sulle sanzioni, ritenendole eccessive. «La maggioranza di centrodestra si è presentata in ufficio di presidenza proponendo una sospensione eccessiva a mio parere, sono troppi i giorni di sospensione assegnati. Per me l’importante era affermare un principio, non tanto la sanzione in sé»

Siamo tutti dalla stessa parte

Se sei qui, è perché credi anche tu in un’informazione politica libera, indipendente da partiti, influenze e agende.
Dal 14 anni verifichiamo quello che dicono i politici, e oltre 5.000 fact-checking dopo continuiamo a fare la nostra parte mettendo al centro i fatti e i numeri.
Se pensi che questo lavoro serva, puoi darci una mano.
SOSTIENI IL GIORNALISMO INDIPENDENTE
Newsletter

Politica di un certo genere

Ogni martedì
In questa newsletter proviamo a capire perché le questioni di genere sono anche una questione politica. Qui un esempio.

Ultimi articoli