Davvero Più Libri più Liberi ha imposto un “patentino antifascista” agli espositori?

L’ha denunciato Meloni sui social, suscitando un acceso dibattito sulla fiera dell’editoria. Abbiamo parlato con la direttrice della fiera
Ansa
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Domenica 14 giugno, con un post su X, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha affermato che «per partecipare alla fiera della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, che si svolgerà a Roma, le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione». Anche l’account ufficiale di Fratelli d’Italia in un post su Instagram del 15 giugno è intervenuto sulla vicenda, parlando di «comunisti patentati».
Il riferimento è alla modalità d’iscrizione per partecipare tra gli espositori a Più libri più liberi, la fiera nazionale della piccola e media editoria che si terrà a Roma dal 4 all’8 dicembre 2026. Da quest’anno, infatti, il regolamento richiede la sottoscrizione di un nuovo allegato in cui si dichiara, sotto la propria responsabilità, di «aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani; riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana».

La dichiarazione di adesione ai principi arriva dopo che lo scorso anno la fiera era stata al centro di una polemica sulla partecipazione della casa editrice “Passaggio al bosco”, oggetto di contestazioni durante l’evento a causa delle sue pubblicazioni vicine all’area dell’estrema destra neofascista. Sul riconoscimento dei valori antifascisti, Meloni ha parlato apertamente di «censura». In seguito, all’attacco della presidente del Consiglio ha risposto la stessa Più libri più liberi, tramite l’ufficio stampa dell’Associazione italiana editori (AIE), che dal 2001 organizza e gestisce l’evento. Nel comunicato si legge che «la decisione di chiedere ai partecipanti di sottoscrivere una dichiarazione sulla condivisione dei principi costituzionali, democratici e inderogabili, non è affatto censura, ma un’esigenza di chiarezza e unità tra i diversi attori presenti in fiera. […] Siamo rammaricati di quanto sta accadendo: l’intervento della presidente del Consiglio e il dibattito generale che ne è scaturito ci inducono ovviamente a un ulteriore attento approfondimento per rispetto istituzionale».

La presidente di Più libri più liberi Annamaria Malato ha ribadito a Pagella Politica che la parte di regolamento a cui si è riferita Meloni non è un “patentino antifascita”. «L’intento della dichiarazione era quello di ricreare un clima di unità in un evento che da 25 anni è sempre stato inclusivo, a favore della libertà di stampa e contrario a qualsiasi tipo di orientamento». Inoltre, prosegue la Presidente, «il nuovo regolamento non fa altro che rafforzare il precedente che già conteneva al suo interno una clausola di adesione ai principi della Costituzione». In effetti, fino alla nuova aggiunta di quest’anno, il regolamento prevedeva già all’articolo 24 che il sottoscrivente dovesse «aderire a tutti i valori espressi nella Costituzione italiana, nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani».

Infine la presidente di Più libri più liberi ha spiegato che cosa si intendesse dire con l’espressione «ulteriore approfondimento» con cui si chiude il comunicato stampa. «Non abbiamo cambiato idea, ma l’AIE è un’associazione di categoria, ed è quindi naturale che la questione debba essere sottoposta agli organi che la compongono e che sia necessario un nuovo confronto interno, anche alla luce della sempre maggiore difficoltà, in Italia, a organizzare manifestazioni culturali», ha detto Malato. 

Nel frattempo, la polemica si è già allargata. All’attacco di Meloni si è aggiunto anche l’account Instagram di Fratelli d’Italia, che ha condiviso lo slogan con cui il quotidiano Libero ha aperto in prima pagina lunedì 15 giugno: «Sinistra con la mania del bavaglio. Comunisti patentati». Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, invece, ha commentato l’episodio su X, attaccando la presidente del Consiglio che, secondo le parole di Conte, sfrutterebbe la polemica per oscurare altri temi: «Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto […]. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità […]. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo».

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