Sul caso Roggero Nordio si è preso dei poteri che non ha

Il ministro della Giustizia ha avviato il procedimento per la grazia al gioielliere condannato per l’uccisione dei suoi rapinatori, senza tener conto dei poteri del presidente della Repubblica
ANSA
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Nel tardo pomeriggio di giovedì 16 luglio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio in merito al caso di Mario Roggero, il gioielliere cuneese condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per avere ucciso due rapinatori e ferito un terzo mentre fuggivano dopo una rapina alla sua gioielleria nel 2021. Poco prima della convocazione di Mattarella, Nordio aveva annunciato di aver fatto partire l’istruttoria per concedere la grazia a Roggero, sulla scia delle varie richieste avanzate da tutti i partiti di centrodestra, che in queste ore hanno espresso sostegno al gioielliere e hanno fatto partire anche una raccolta firme per chiedere al presidente della Repubblica di concedergli la grazia. 

Al di là del caso specifico di Roggero, Mattarella ha chiamato al Quirinale Nordio proprio per via della scelta del ministro di avviare il processo per valutare la richiesta di grazia in maniera del tutto autonoma, senza nessuna decisione sul merito del capo dello Stato, una scelta piuttosto irrituale e contraria alla prassi consolidata negli anni, come confermato anche da una sentenza della Corte Costituzionale. 

Che cos’è la grazia

La concessione della grazia è uno dei poteri del presidente della Repubblica, come stabilito dall’articolo 87 della Costituzione. Il procedimento per la concessione della grazia è regolato invece nello specifico dall’articolo 681 del codice di procedura penale. Con la grazia il presidente della Repubblica può estinguere la pena inflitta con sentenza irrevocabile nei confronti di una persona, o anche solo trasformare la pena, come per esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione. 

Sempre secondo l’articolo 681 del codice di procedura penale, la domanda di grazia può essere fatta dal condannato, da un suo parente o convivente, dal suo tutore oppure dal suo avvocato ed è inviata al ministro della Giustizia. Da lì si apre una fase istruttoria, ossia una serie di approfondimenti sul caso in questione, che devono essere svolti dal Procuratore generale della Corte d’Appello competente e il magistrato di sorveglianza – se la persona è detenuta –. L’obiettivo dell’istruttoria è verificare se ci sono i presupposti per concedere effettivamente la grazia. In seguito, i risultati devono essere controllati dal ministro della Giustizia, che deve poi inviare un parere favorevole o contrario al presidente della Repubblica sulla possibilità di concedere la grazia. A quel punto, come confermato da una sentenza della Corte Costituzionale del 2006, la decisione finale spetta al presidente della Repubblica che può decidere dunque se concedere la grazia o meno, indipendentemente dal parere del Ministero della Giustizia.

La mossa di Nordio

L’articolo 681 del codice di procedura penale prevede comunque un’eccezione a questo procedimento, in particolare sulla domanda di grazia, e che presenta una qualche ambiguità. Il codice di procedura penale stabilisce infatti che la grazia possa comunque essere concessa anche «in assenza di domanda o proposta» da parte del condannato, dei suoi legali o della sua famiglia.

Nel primo pomeriggio del 16 luglio, nella chat su Whatsapp con i giornalisti parlamentari, l’ufficio stampa del ministro Nordio ha fatto sapere che fino a quel momento i legali di Roggero non avevano avanzato nessuna richiesta di grazia al Ministero della Giustizia, ma che l’istruttoria è stata fatta partire proprio «su impulso del ministro» nei limiti dell’articolo 681 del codice di procedura penale. Dunque, secondo le fonti istituzionali, Nordio avrebbe avuto il potere di far partire l’istruttoria e c’è da dire che anche alcuni siti istituzionali riconducibili al Ministero della Giustizia, come per esempio quello della Procura di Taranto, lasciano intendere che l’iniziativa per la grazia possa essere intrapresa dallo stesso ministro. 

Il punto però è che la stessa sentenza della Corte Costituzionale del 2006 citata in precedenza ha chiarito come il titolare esclusivo del potere di dare la grazia sia il presidente della Repubblica: quando manca la richiesta di grazia da parte del condannato, della famiglia o dei legali, è il capo dello Stato che può chiedere al ministro di aprire il procedimento, e il ministro è obbligato a svolgere e concludere l’istruttoria. In altre parole, il ministro non ha in alcun caso il potere di far partire un’istruttoria per concedere la grazia, ma ha solo il compito di svolgerla quando gli viene richiesto.

Per questo nella serata del 16 luglio Mattarella ha convocato al Quirinale Nordio, a cui ha ricordato i limiti al potere di grazia stabiliti proprio dalla sentenza della Corte Costituzionale. Il giorno seguente, il 17 luglio, la domanda di grazie è stata effettivamente presentata al Ministero della Giustizia dalla moglie di Roggero, Mariangela Sandrone, che ha anche chiesto il rinvio dell’esecuzione della pena per il marito in attesa dei riscontri dell’istruttoria sulla grazia. La questione della grazia aveva già fatto discutere alcuni mesi fa, riguardo la grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti, già consigliera regionale in Lombardia per il Popolo della Libertà, condannata in via definitiva nel 2019 per peculato e favoreggiamento della prostituzione.

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