Mattarella può revocare la grazia a Nicole Minetti?

Gli esperti hanno confermato che la possibilità non è vietata dall’ordinamento giuridico, ma sarebbe un caso del tutto eccezionale
ANSA/Francesco Ammendola
ANSA/Francesco Ammendola
Nel pomeriggio di lunedì 27 aprile il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio in cui ha chiesto chiarimenti sulle «supposte falsità» nell’istruttoria che ha portato alla firma da parte dello stesso Mattarella della grazia nei confronti di Nicole Minetti. Molto vicina al fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi, dal 2010 al 2012 Minetti è stata consigliera regionale in Lombardia per il Popolo della Libertà, e nel 2019 è stata condannata in via definitiva per peculato e favoreggiamento della prostituzione. Negli anni in cui era consigliera regionale, Minetti è stata coinvolta nel cosiddetto “caso Ruby”, dal soprannome di Karima El Mahroug, una delle ragazze che frequentavano gli incontri a sfondo sessuale organizzati da Berlusconi nella sua residenza di Arcore in Lombardia.  

Per i reati per cui è stata condannata, Minetti doveva scontare una pena di 3 anni e 11 mesi, ma lo scorso 11 aprile il Fatto Quotidiano e la trasmissione televisiva di Mi manda Rai 3 hanno rivelato che la pena a cui era stata condannata Minetti è stata cancellata perché Mattarella le ha concesso la grazia. Uno dei poteri del capo dello Stato è infatti quello di concedere la grazia, ossia di estinguere o cambiare la pena per cui è stata condannata una persona in via definitiva. In questi giorni, però, sempre il Fatto Quotidiano ha pubblicato un’inchiesta secondo cui i presupposti della domanda di grazia presentata da Minetti sarebbero invece falsi. Mattarella ha quindi chiesto al Ministero della Giustizia di svolgere degli approfondimenti sul caso, per verificare se la domanda di grazia dell’ex consigliera regionale lombarda è davvero fondata. 

Al di là del caso specifico di Minetti, su cui è necessario attendere gli approfondimenti del Ministero della Giustizia, è possibile che il presidente della Repubblica revochi un provvedimento di grazia dato in precedenza a una persona condannata? In breve: gli esperti ci hanno confermato che la revoca della grazia non è vietata, ma sarebbe un caso del tutto eccezionale.

Il potere di grazia

La concessione della grazia è uno dei poteri del presidente della Repubblica, come stabilito dall’articolo 87 della Costituzione. Il procedimento per la concessione della grazia è regolato invece nello specifico dall’articolo 681 del codice di procedura penale. Con la grazia il presidente della Repubblica può estinguere la pena inflitta con sentenza irrevocabile nei confronti di una persona, o anche solo trasformare la pena, come per esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione. 

Il presidente della Repubblica può concedere la grazia di sua spontanea volontà, senza che ne sia stata fatta richiesta dalla persona interessata, oppure appunto in seguito a una richiesta specifica da parte di una persona condannata in via definitiva. In entrambi i casi, prima della decisione del capo dello Stato, il Procuratore generale della Corte d’Appello competente nel caso della persona coinvolta e il magistrato di sorveglianza – se la persona è detenuta – devono svolgere un’istruttoria, ossia una serie di approfondimenti per verificare se ci sono i presupposti per concedere la grazia. In seguito, l’istruttoria deve essere controllata dal ministro della Giustizia, che deve poi inviare un parere favorevole o contrario al presidente della Repubblica sulla possibilità di concedere la grazia. A quel punto, come stabilito da una sentenza della Corte Costituzionale, la decisione finale spetta al presidente della Repubblica che può decidere dunque se concedere la grazia o meno, indipendentemente dal parere del Ministero della Giustizia. «Il capo dello Stato giudica il caso sulla base dell’istruttoria che gli è stata inviata dal Ministero della Giustizia, ma non è obbligato ad assecondare il parere del ministero», ha spiegato a Pagella Politica Salvatore Curreri, professore di Diritto pubblico all’Università “Kore” di Enna. 

Nel caso di Minetti, lo scorso 11 aprile il Quirinale aveva spiegato in un comunicato stampa che la grazia le era stata concessa per via delle «gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati». Queste motivazioni sono state però messe in dubbio dall’inchiesta del Fatto quotidiano e così il capo dello Stato ha chiesto a Nordio di svolgere ulteriori approfondimenti. 

Un caso eccezionale

Come hanno confermato gli esperti a Pagella Politica, se i motivi alla base della concessione della grazia a Minetti dovessero rivelarsi infondati o falsi si verrebbe a creare una situazione mai vista in precedenza. E si aprirebbe la possibilità che Mattarella revochi la grazia a Minetti.

Né la Costituzione né il codice di procedura penale prevedono espressamente la possibilità che la grazia venga revocata. Questo però non vuol dire che la revoca sia vietata. «Non esiste la revoca in sé, il codice di procedura penale non la prevede, e non esiste un precedente. Ma esiste un principio generale nel nostro ordinamento giuridico per cui qualunque atto può essere annullato quando cambiano i presupposti di quell’atto», ha spiegato a Pagella Politica il costituzionalista Alfonso Celotto, professore di Diritto costituzionale all’Università Roma Tre. Celotto ha fatto riferimento all’articolo 21-novies della legge n°241 del 1990, ossia la legge che regola il procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. L’articolo in questione stabilisce che un provvedimento amministrativo «può essere annullato d’ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro un termine ragionevole, comunque non superiore a sei mesi dal momento dell’adozione dei provvedimenti di autorizzazione o di attribuzione di vantaggi economici». Da questo principio, secondo Celotto, discenderebbe la possibilità per il presidente della Repubblica di revocare un provvedimento di grazia. 

Un’opinione simile è stata espressa da Mauro Volpi, professore emerito di Diritto costituzionale all’Università di Perugia. «L’articolo 681 del codice di procedura penale non prevede la revoca della grazia, tuttavia si può sostenere che esiste un principio generale del diritto in base al quale, se si dimostra che i presupposti sulla base del quale un atto è stato emesso sono falsi o erronei, l’atto può essere annullato», ha spiegato Volpi, che ha confermato che la revoca della grazia nel caso di Minetti sarebbe del tutto eccezionale. In ogni caso, Volpi ha precisato che anche l’eventuale decisione di revocare la grazia a Minetti spetta esclusivamente al presidente della Repubblica, sulla base delle sue valutazioni alla luce dei risultati degli approfondimenti che saranno svolti dal Ministero della Giustizia. 

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