Davvero in Qatar sono morti 6.500 operai per costruire gli stadi dei mondiali?

Questa cifra è stata rilanciata, tra gli altri, anche da Angelo Bonelli (Europa verde): abbiamo cercato di capire quanto sia attendibile
ANSA
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Dal 20 novembre al 18 dicembre si terranno in Qatar i mondiali di calcio maschile, che di recente sono stati criticati da alcuni politici italiani, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Il 16 novembre, per esempio, il deputato e co-portavoce di Europa verde Angelo Bonelli ha scritto su Twitter che nella costruzione degli stadi nel Paese arabo sono morti «6.500 operai».

Da dove viene questo dato? E quanto è affidabile? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza.

La fonte del dato

Nel suo tweet Bonelli non ha specificato da dove viene il dato dei «6.500 operai» morti in Qatar per la costruzione degli stadi dei mondiali. La fonte di questa cifra è però, con tutta probabilità, un’inchiesta pubblicata a febbraio 2021 dal quotidiano britannico The Guardian, scritta da otto giornalisti e intitolata: «Svelato: 6.500 lavoratori migranti sono morti in Qatar dall’assegnazione dei mondiali in poi». 

L’inchiesta spiegava che dal mese di dicembre 2010, quando il Qatar ha ricevuto ufficialmente l’incarico di organizzare i mondiali di calcio nel 2022, nel Paese arabo erano morti «5.927 lavoratori» provenienti da India, Bangladesh, Nepal e Sri Lanka. A questi andavano aggiunti anche «824 lavoratori» pakistani morti in Qatar. I giornalisti avevano ottenuto questi dati da fonti governative dei singoli Paesi, come le ambasciate. «Il bilancio totale delle morti è molto più alto, perché questi numeri non includono le morti dei migranti provenienti da Paesi che mandano grandi numeri di lavoratori in Qatar, come le Filippine e il Kenya», sottolineava l’inchiesta del Guardian. Inoltre, «le morti avvenute nei mesi finali del 2020 non sono conteggiate».

Dunque, gli oltre 6.700 migranti morti per lavorare in Qatar dal 2010 al 2020 fanno riferimento a decessi che non sono tutti direttamente collegabili alla costruzione degli stadi e riguardano persone provenienti solo da una ristretta cerchia di Paesi. Secondo alcune organizzazioni umanitarie, sembra innegabile, però, che l’organizzazione dei mondiali abbia avuto un peso significativo su queste morti. In ogni caso, su questo aspetto c’è stata poca trasparenza da parte delle autorità qatariote.

Quanto c’entrano i mondiali

Come spiega il sito ufficiale del governo qatariota, per i mondiali di calcio saranno utilizzati otto stadi, di cui sette di nuova costruzione. Dopo la fine della manifestazioni, le strutture saranno poi in buona parte smantellate perché eccessivamente grandi per le necessità sportive del Paese. 

Secondo l’inchiesta del Guardian, non è possibile sapere quanti degli almeno 6.700 migranti morti in Qatar dal 2010 in poi siano morti nella costruzione degli stadi, ma è innegabile che nel Paese la competizione abbia portato a una forte espansione del settore costruttivo. Oltre alle strutture sportive, per i mondiali sono infatti stati costruiti, tra le altre cose, nuovi hotel, strade e un aeroporto. 

Secondo l’inchiesta del Guardian, è ipotizzabile che la gran parte dei lavoratori stranieri morti nel Paese negli ultimi anni siano deceduti per la costruzione di strutture o infrastrutture legate ai mondiali. Varie organizzazioni umanitarie, come Amnesty international e Human rights watch, hanno denunciato negli anni le precarie condizioni di sicurezza e di salute in cui si sono trovati a lavorare gli operai in Qatar.

Secondo le statistiche ufficiali del Qatar riportate dal Guardian, fino a febbraio 2021 le morti direttamente collegabili alla costruzione degli stadi sarebbero state solo «37», di cui però 34 sono state definite «non legate al lavoro», una definizione criticata dalle organizzazioni umanitarie per la sua vaghezza e ambiguità.

In generale, l’inchiesta del quotidiano britannico ha mostrato una mancanza di trasparenza sulle statistiche relative ai migranti morti in Qatar negli ultimi anni. Secondo le rilevazioni governative, il 69 per cento dei migranti morti provenienti da India, Nepal e Bangladesh sarebbe infatti deceduto per «cause naturali», tra cui rientrano spesso gli infarti o l’insufficienza respiratoria. Questa percentuale sembra essere però parecchia alta, vista la giovane età e le condizioni fisiche richieste per lavorare nel settore delle costruzioni. In più, cause di morte come gli arresti cardiaci possono essere legate alle precarie condizioni di lavoro o al clima torrido, più che alle pregresse condizioni di salute del deceduto. In altri casi, secondo le autorità qatariote, le morti sarebbero state causate da «ferite contusive multiple dovute a una caduta dall’alto», da «asfissia per impiccagione» o per fattori ignoti. 

In conclusione, stabilire con precisione quanti operai siano morti nella costruzione degli stati per i mondiali in Qatar è al momento, di fatto, impossibile.

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