No, Milano non è la capitale mondiale dei milionari

Il report da cui è nata la notizia è poco trasparente e i numeri, a guardare bene, non reggono
AFP
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Negli scorsi giorni alcuni politici di vari schieramenti hanno commentato la notizia, pubblicata da molti giornali, secondo cui Milano sarebbe la città con più milionari al mondo. «Milano è la capitale mondiale 2025 dei milionari: uno ogni 12 abitanti, circa 115 mila in totale. Più di Londra, Parigi o New York per densità», ha scritto sui social il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, aggiungendo che il “merito” è della «flat tax tanto cara alla destra». 

La senatrice del Partito Democratico Cristina Tajani, capogruppo del partito in Commissione Finanze, ha dichiarato che i numeri «confermano l’urgenza di discutere in Senato» la sua «proposta di sovraimposta comunale per i super ricchi stranieri che trasferiscono la residenza fiscale in Italia».

Queste prese di posizione si basano però su un dato che, a un’analisi più attenta, appare meno solido di quanto possa sembrare a prima vista, come hanno già segnalato anche diverse testate giornalistiche, tra cui il Post e Gli Stati Generali.

Come è nata la notizia

Partiamo dalla fonte della presunta notizia. Il dato sui milionari a Milano è contenuto nel World’s Wealthiest Cities Report 2025, un rapporto pubblicato da Henley & Partners (H&P), una società di consulenza che si occupa di politiche di cittadinanza e indagini sulla residenza. 

Nel documento è presente una classifica dei milionari, dei centi-milionari e dei miliardari in diverse città del mondo. Milano occupa l’undicesimo posto, con 115 mila milionari, mentre al primo posto c’è New York con 384,5 mila milionari, seguita dalla Baia di San Francisco con 342 mila e da Tokyo con 292 mila.

Se si considera la popolazione residente a Milano, pari a circa 1,4 milioni di persone alla fine del 2024, il calcolo riportato da molti giornali e ripreso da Fratoianni è aritmeticamente corretto: 115 mila milionari corrispondono a circa l’8 per cento degli abitanti, cioè a una persona ogni 12. Ma questo risultato non è riportato nel report, che non parla mai di densità di milionari ma solo di numeri assoluti. 

La stima deriva quindi da un’elaborazione successiva, costruita combinando i dati del report con quelli sulla popolazione residente. Proprio questa operazione introduce una serie di problemi che rendono difficile valutare l’affidabilità complessiva del dato.

Chi è considerato “milionario”

Il primo riguarda il modo in cui sono stati individuati i milionari inseriti nella classifica. 

Il report dedica a questo tema solo due brevi paragrafi introduttivi. Nel primo si presentano le due società responsabili dello studio, Henley & Partners e New World Wealth, definita «l’unica società indipendente di ricerca sulla ricchezza che monitora sistematicamente le tendenze globali della migrazione della ricchezza tra paesi e città». Nel secondo paragrafo non vengono forniti dettagli metodologici, ma si sottolineano presunti punti di forza della ricerca, affermando per esempio che «con oltre un decennio di ricerca alle spalle, entrambe le società offrono una prospettiva unica sull’intersezione tra ricchezza e mobilità».

Qualche informazione in più compare in una sezione successiva del report, dove si legge che «il database» utilizzato si concentra principalmente «su imprenditori e fondatori di aziende (oltre il 50 per cento) e su persone che ricoprono posizioni di rilievo in aziende di alto valore, quali: presidente, amministratore delegato, direttore e socio amministratore». Anche in questo caso, però, la descrizione resta piuttosto generica e non chiarisce né come siano stati raccolti concretamente i dati né quali componenti del patrimonio siano state considerate per stabilire chi supera la soglia del milione di dollari. L’unico elemento specificato è che il calcolo esclude il valore degli immobili: le persone inserite nel report risultano quindi milionarie solo sulla base delle attività finanziarie e di altri beni mobili.

Questo aspetto è rilevante se si guarda alla struttura della ricchezza in Italia. Non esistono dati ufficiali a livello comunale sul patrimonio delle famiglie, ma secondo le statistiche più recenti della Banca d’Italia circa il 50 per cento della ricchezza media nazionale è costituito da attività immobiliari. Anche nel caso di persone relativamente benestanti, una parte consistente del patrimonio è spesso concentrata in case e altri immobili. Escludere completamente questa componente significa utilizzare una definizione di “milionario” che non riflette in modo realistico la distribuzione della ricchezza nel contesto italiano e che rischia di produrre stime distorte.

Un malinteso geografico

A questi limiti metodologici se ne aggiunge un altro, legato all’area geografica effettivamente considerata dal report. 

Nel documento non è indicato in modo chiaro quale territorio venga preso come riferimento per ciascuna città né quale popolazione sia utilizzata per eventuali confronti. Gli autori spiegano di aver usato «varie fonti pubbliche per verificare le sedi delle città, tra cui LinkedIn e altri portali aziendali» e precisano che le statistiche si basano «principalmente sui luoghi di lavoro delle persone». Questo significa che l’attribuzione a una determinata città dipende soprattutto dal posto in cui una persona lavora, non da quello in cui risiede.

Nella pratica, però, luogo di lavoro e luogo di residenza non coincidono sempre. Un manager potrebbe, per esempio, vivere a Brescia o in un comune dell’hinterland come Sesto San Giovanni e recarsi ogni giorno a Milano per lavorare. In casi di questo tipo, il report lo conteggerebbe comunque come “milionario a Milano”, anche se non fa parte della popolazione residente del comune.

Il problema è accentuato dal fatto che nel testo si parla genericamente di «normali confini cittadini», senza specificare se ci si riferisca al territorio comunale, all’area metropolitana o ad altre delimitazioni amministrative. Inoltre – come abbiamo già detto – il report non fornisce alcun indicatore sulla densità dei milionari in rapporto alla popolazione totale, ma soltanto il numero complessivo delle persone classificate come tali.

Di conseguenza, non sappiamo quale valore dovrebbe essere usato come denominatore per calcolare il rapporto corretto tra milionari e abitanti. Se si usa la popolazione del solo comune di Milano, si ottiene il famoso “uno ogni 12”. Se invece si prendesse come riferimento l’intera città metropolitana, che conta circa 3,2 milioni di residenti, il rapporto scenderebbe a un milionario ogni 28 abitanti, pari a circa il 3,5 per cento della popolazione.

In sintesi, il report non chiarisce quale popolazione debba essere considerata e questo rende impossibile verificare in modo rigoroso la correttezza del dato circolato sui giornali. 

Dubbi sull’affidabilità di queste stime sui milionari sono stati sollevati anche dal Financial Times, che a luglio 2025 ha sottolineato, tra le altre cose, come New World Wealth non abbia mai avuto più di tre dipendenti, un numero molto ridotto per raccogliere ed elaborare informazioni complesse come quelle sulla ricchezza a livello globale.

La flat tax per i ricchi stranieri

Nel dibattito politico la stima sui milionari a Milano è stata poi collegata all’esistenza della flat tax, non quella per le partite IVA ma per i redditi esteri, indicata come una delle possibili cause dell’elevato numero di persone molto ricche presenti nel capoluogo lombardo. 

Questo regime fiscale speciale, introdotto con la legge di Bilancio per il 2017, consente agli stranieri che non hanno pagato tasse in Italia nei dieci anni precedenti di versare un’imposta fissa sui redditi prodotti all’estero. L’importo era inizialmente pari a 100 mila euro l’anno, è stato poi aumentato a 200 mila euro e, da ultimo, portato a 300 mila euro dalla legge di Bilancio per il 2026.

L’obiettivo dichiarato della misura è attrarre capitali dall’estero e convincere famiglie facoltose a trasferire la propria residenza in Italia, nella speranza di generare investimenti sul territorio. Non è però chiaro se questo risultato sia stato effettivamente raggiunto. La Corte dei conti ha più volte osservato di «non essere a conoscenza né dell’ammontare dei redditi esteri sui quali agisce l’imposta sostitutiva, né delle imposte ordinarie che avrebbero dovuto essere effettivamente prelevate su tali redditi in assenza del regime sostitutivo». In altre parole, non disponiamo di una valutazione affidabile dei costi e dei benefici della misura.

Anche i numeri sugli arrivi suggeriscono una dimensione limitata del fenomeno. Secondo la Corte dei conti, nel 2023 circa 1.500 super ricchi stranieri hanno trasferito la residenza in Italia per usufruire della flat tax. Si tratta però di un dato riferito all’intero territorio nazionale e non specificamente a Milano.

Ricapitolando: sulla base di tutti questi elementi, la stima secondo cui Milano sarebbe la città con più milionari al mondo in rapporto agli abitanti non è attendibile. La metodologia usata per il report non è sufficientemente trasparente, non è chiaro se le persone conteggiate vivano davvero in città e rimangono forti incertezze sull’area geografica e sulla popolazione da usare come riferimento per calcolare la densità dei milionari. In assenza di informazioni più precise, il dato circolato nei giorni scorsi non può essere considerato verificato.

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